Acqua e Pfas, nuove sostanze cancerogene nella falda

By Novembre 18, 2015 2693 No comment
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Campioni di uova, pesci, bovini, insalata e ortaggi hanno confermato che gran parte del Veneto centrale è fortemente inquinato dalle sostanze perflouoro-alchiliche (PFAS), usate nell'industria per impermeabilizzare tessuti e materie plastiche. Ecco alcuni dati recenti ottenuti grazie all'accesso agli atti del Consigliere regionale M5S Manuel Brusco.

La ditta Miteni a Trissino (VI), principale responsabile dell'inquinamento (vedi articoli precedenti), avrebbe costruito una barriera idraulica per contenere l'inquinamento dei PFAS nella falda, ma in una relazione Arpav del 24 agosto scorso si legge che "non sembrerebbe evidente una significativa riduzione della concentrazione dei composti perfluoroalchilici a valle della barriera idraulica".


Il problema andrebbe però oltre i PFAS. "Nella falda sotto il sito della Miteni si riscontra la presenza di altre sostanze che meritano attenzione – fanno notare -. Solventi clorurati (CLOROFORMIO, TRICLOROETILENE, comunemente conosciuto come trielina, TETRACLOROETILENE, TRICLOROMETANO, DICLOROPROPANO), metalli (ALLUMINIO, FERRO), clorobenzeni (1,4-DICLORO-BENZENE). E mentre per i PFAS non è ancora stato completato in Italia uno studio epidemiologico che ne determini la reale tossicità o addirittura cancerogenicità, anche se va ricordato il caso DuPont in America, questo non vale per alcuni degli altri composti che sono già accertati come sospetti cancerogeni".


Come se non bastasse, l'Istituto Superiore di Sanità ha scorporato e aumentato i limiti per due composti che prima erano raggruppati con gli "altri PFAS": si tratta degli PFBA e PFBS, assegnando a ciascuno un valore limite di 500ng/l. "L'impressione che abbiamo – evidenziano preoccupati i 5 Stelle - è che, viste le difficoltà ad abbattere questi composti a catena corta, per non costringere alcuni comuni a spese esorbitanti per il filtraggio e per non bloccare l'attività industriale della Miteni si sia optato per l'aumento dei limiti di fatto triplicandoli da 500 a 1500ng/l".


I PFAS a catena corta (PFBA e PFBS) infatti sono meno persistenti sia nell'ambiente sia nell'uomo. Ma questi composti a catena corta sono per certi aspetti più dannosi perchè molto più difficili da trattenere dai filtri, e non si può prevedere come si possano combinare con altre sostanze già presenti nell'ambiente.


Il dato certo è che si dovrà ricorrere a questo provvedimento di emergenza per anni (messa in sicurezza dell'acquedotto), con risultati non sempre certi.


A ciò si aggiungono anche le analisi su ortaggi e animali delle ULSS del Veneto interessate da questo inquinamento, da cui si evince che nelle uova di gallina, nel pesce e nell'insalata mista i PFAS si concentrano significativamente. "Chiediamo chiarimenti – incalzano i pentastellati – nei risultati del monitoraggio degli alimenti, in particolare per alcuni campioni risultati contaminati, dove nella nota di riferimento compare 'alimentati con acquedotto o allacciamento all'acquedotto'. Tre gli esempi portati: uova di gallina a Megliadino San Fidenzio (PD), fagiano a Minerbe (VR), fegato di bovino a Sovizzo (VI)".


La domanda è: cosa succede nell'uomo? Possiamo continuare ad abbeverare gli animali, che poi entrano nella nostra catena alimentare, con l'acqua dell'acquedotto? Possiamo continuare a berla anche noi quell'acqua? "Ci preoccupano le dichiarazioni dei medici per l'ambiente (ISDE) che sottolineano come i PFAS, anche se assunti in dosi modestissime ma continue, possono costituire un pericolo per la nostra salute ed in particolare per i bambini. A gennaio 2014 abbiamo presentato una interrogazione parlamentare ai Ministri dell'ambiente e della salute: il Ministro dell'ambiente rispose che 'entro l'estate del 2014 si sarebbe dovuti pervenire alla definizione degli standard di qualità ambientale, per parte dei composti fluorurati'. Abbiamo dunque presentato una nuova interrogazione, ma senza risultati. Una terza interrogazione verrà presentata a breve, sul problema della tutela della salute dei cittadini residenti nelle zone coinvolte".


In data 18 marzo 2015 il M5S ha inoltre presentato un esposto alle Procure di Vicenza, di Verona e di Padova dove si sottolineava il rischio per la salute, la provenienza di questo inquinamento, il costo a carico della collettività per il filtraggio e le notizie storiche dell'inquinamento che parte dagli anni '70.


"Non si è ancora fatta chiarezza sulla questione PFAS e soprattutto non si è presa una posizione chiara con la ditta responsabile della contaminazione. Forse è il caso di dichiarare l'emergenza ambientale e sanitaria e chiedere fondi per eseguire studi ancora più approfonditi?", concludono.

 

Il problema è allargato non solo all'uomo ma anche all'economia: senza qualità dell'ambiente anche i prodotti agricoli saranno inquinati e dannosi per il nostro organismo. L'Italia è famosa nel mondo per il suo cibo. Un territorio contaminato produce cibo contaminato.

 

I firmatari del comunicato:
Enrico Cappelletti (Senato)
Alberto Zolezzi (Camera)
Roberto Castiglion (Sindaco di Sarego)e la sua giunta
Sonia Perenzoni (consigliere comunale Montecchio Maggiore)
Manuel Brusco (consigliere regionale commissione ambiente)
Jacopo Berti (capogruppo M5S Regione Veneto)
Marco Zullo (europarlamentare M5S commissione agricoltura)

 

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Ultima modifica il Mercoledì, 18 Novembre 2015 12:19

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