Frane e alluvioni, perché si continua a costruire?

By Settembre 17, 2015 1366 No comment
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Con l'autunno torna in Italia la paura delle alluvioni. "Le variazioni del clima e delle intensità delle piogge non sono all'origine del dissesto idrogeologico. Le cause sono di natura antropica". Ecco l'ultimo commento di Giorgio Massignan, urbanista e presidente di VeronaPolis, che si domanda (numeri alla mano) il perché di tante nuove costruzioni sulle colline della Valpolicella.

"Nonostante le tragedie per i recenti disastri idrogeologici, i nostri amministratori continuano a concedere permessi edilizi: quale sarà il motivo? Ignoranza, brama di denaro, entrambi o altro ancora?" È questa la domanda che si pone Giorgio Massignan, uno dei massimi esperti di gestione del nostro territorio, che spiega come l'enorme sviluppo dell'urbanizzazione sia tra le cause principali dei continui disastri idrogeologici che si verificano nella nostra provincia e in tutta Italia.

 

Ecco il suo ultimo commento in merito.

 

L'enorme sviluppo dell'urbanizzazione, delle infrastrutture e più recentemente degli impianti intensivi di vigneti e di altri frutteti hanno violentato e modificato la morfologia del suolo; oltre alla deforestazione eccessiva che ha privato il suolo della sua naturale capacità di assorbimento delle acque e di trattenimento della terra.

 

Le cause principali delle alluvioni sono l'impermeabilizzazione del suolo, la diminuzione delle aree golenali per l'espansione delle piene, l'aumento della velocità delle acque per la loro frequente canalizzazione, per la riduzione degli spazi d'alveo e per la diminuzione dei tempi che le acque piovane impiegano a raggiungere un dato bacino d'acqua. E' frequente la presenza di vasti insediamenti industriali e residenziali a ridosso degli alvei fluviali, riducendo così l'area golenale in grado di ricevere le grandi masse d'acqua.

 

E' necessario e irrimandabile bloccare subito il consumo di suolo e incentivare il recupero del patrimonio edilizio non o sotto utilizzato.

 

E' stato stimato che il processo di pianificazione, di interventi e di manutenzione per la messa in sicurezza del territorio costerebbe circa 4 miliardi di euro, con positive ricadute in termini economico-occupazionali.


Dal dopoguerra ad oggi sono stati spesi circa 5 miliardi di euro all'anno per i danni causati da eventi naturali: è stato valutato che per ogni milione di euro speso in prevenzione del rischio idrogeologico si risparmierebbero circa 5 milioni di euro per riparazione dei danni da dissesto .

Tutto questo senza considerare le 3.994 vittime per frane ed alluvioni dal 1963 al 2012.

 

Quasi il 70% dei comuni italiani è ad alto rischio idrogeologico; oltre 21.551 kmq sono considerati aree a rischio Idrogeologico; 13.760 kmq a rischio frana e 7.791 kmq a rischio alluvione. Ci sarebbe parecchio lavoro da fare.

 

Negli ultimi 50 anni si è registrato uno sviluppo delle aree urbanizzate pari a quasi quattro volte la superficie iniziale; l'urbanizzazione ha tolto all'agricoltura e all'ambiente circa 33 ettari al giorno. Cio che è peggio è che il consumo del suolo è collegato ad un fenomeno criminale, che i governi hanno colpevolmente tollerato: l'abusivismo edilizio. Dal 1948 a oggi, si sono registrati circa 4,5 milioni di abusi edilizi, a fronte di tre condoni negli ultimi 16 anni (1985, 1994 e 2003).

 

Oltre a tutto questo, un terzo fenomeno ha danneggiato l'equilibrio del nostro ambiente: le cave di argilla, di pietre, di gessi, di ghiaia, di inerti. Nel 2006 sono stati estratti, complessivamente, oltre 700 milioni di materiale.

 

Le speranze che il parlamento italiano possa approvare una legge virtuosa che blocchi il consumo del suolo si stanno sempre più affievolendo dopo i vari fallimenti, dalla legge Sullo degli anni '60 a quella recente del ministro Catania.

 

Tra i Paesi europei dovremmo copiare l'esempio della Germania. L'augurio è che una legge sul consumo del suolo ci venga imposta dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, che sta approntando un programma per arrestare la cementificazione dei terreni agricoli.

 

di Giorgio Massignan (VeronaPolis)

 

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Ultima modifica il Giovedì, 17 Settembre 2015 14:28

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