Acqua inquinata da Pfas, limiti di legge entro estate

|| || ||

Si è sbilanciato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, che ieri ha incontrato a Pressana (VR) i sindaci dei comuni veronesi e vicentini coinvolti dal grave problema di inquinamento delle acque di falda: la promessa è quella di dare finalmente una risposta a chi chiede che la dispersione di sostanze chimicheperfluoro-alchiliche venga limitata per legge.

Non esistono infatti ad oggi, né in Italia né a livello europeo, limiti di legge per questi composti, che vengono utilizzate per rendere resistenti ai grassi e all'acqua materiali quali tessuti, pentole, carta, contenitori e creme. Dopo la scoperta della gravità della contaminazione, avvenuta un paio d'anni fa, il ministero ha potuto fissare solo dei "livelli di performance" (intorno ai 500 nanogrammi per litro, fissati solo nel 2014.), un'indicazione di obiettivo per contenere l'inquinamento delle acque destinate al consumo umano.


Ma si tratta di "valori assolutamente arbitrari – ci aveva spiegato Vincenzo Cordiano di Isde-Medici per l'Ambiente - perché non ci sono prove per stabilire dei limiti di sicurezza reali". Il problema reale è che questo inquinamento, provocato dall'azienda Miteni di Trissino, 25 chilometri a ovest di Vicenza, prosegue indisturbato dalla fine degli anni '70. Per questo l'associazione ha lanciato un'indagine epidemiologica online sulla popolazione potenzialmente contaminata.


La promessa del ministro Galletti, fatta durante l'incontro con i sindaci di Pressana, Cologna, Zimella, Roveredo, Bevilacqua, Veronella e Terrazzo, porta un po' di speranza a chi chiede di avere risposte concrete ad un problema che sta andando avanti da tempo (e per cui sono stati presentati anche due esposti alla magistratura (vedi articolo correlato).


in corso un monitoraggio su ampia scala che sta ora arrivando a conclusione, per cui mi sento di dire che a breve sarà possibile stabilire dei valori di riferimento sulla presenza dei Pfas, che verranno ricompresi nelle normative ambientali – ha rassicurato il ministro come riportato dal quotidiano L'Arena-. Di questo tema sta occupandosi dal 2013 un gruppo di lavoro formato da specialisti del Centro nazionale delle ricerche (Cnr), dell'Istituto superiore di Sanità e dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Le decisioni, infatti, vanno prese su una base scientifica e non sull'onda dell'emotività".


La mancanza di una normativa nazionale ha impedito finora all'Arpav di intervenire su eventuali infrazioni: senza un processo, in ogni caso, e nonostante l'approvazione della legge sugli ecoreati, sarebbe necessario un processo per prendere provvedimenti definitivi nei confronti di chi ha causato l'inquinamento.


Nel frattempo resta la paura da parte della popolazione ad utilizzare l'acqua proveniente dalla falda, anche se la rete idrica è stata protetta con filtri a carbone attivo in grado di abbattere le quantità di Pfas. Inoltre non tutta la zona è servita da acquedotto: i cibi - ortaggi e carni - prodotti con l'acqua dei pozzi potrebbero quindi essere altrettanto contaminati.

 

Vota questo articolo
(0 Voti)
Ultima modifica il Martedì, 26 Maggio 2015 20:53

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Segnalazioni

Hai un evento, una buona pratica o una situazione critica da segnalare?

Scrivici a redazione@veronagreen.it

Ti ricontatteremo al più presto per pubblicare un articolo.