Frana a Malcesine: "Basta costruzioni"

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Tremila metri cubi di terra si sono staccati sabato dal Monte Baldo, nel territorio di Malcesine, a causa di una frana che ha travolto il sentiero 13, fortunatamente senza provocare feriti. L'allarme ora riguarda il nuovo Piano di assetto del territorio che, denuncia il presidente di Legambiente Verona, deve impedire nuove costruzioni.

Lo smottamento si è verificato a circa un chilometro di distanza dalla stazione intermedia di San Michele della funivia di Malcesine, intorno alle 13 di sabato scorso 16 maggio, da un'altitudine di 850 metri per un dislivello di circa 400.


Il sentiero coinvolto, il numero 13, è stato chiuso ma non è stato necessario evacuare le case più vicine, che si trovano a circa 500 metri in linea d'aria, mentre poco più distante passa la strada panoramica: i danni quindi potevano essere ben più gravi, per questa volta solo lo spavento di un impressionante boato.


A commentare il preoccupante episodio è Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona, che sottolinea come quanto accaduto sia "una nuova conferma della fragilità di questo territorio".


La denuncia di Albi si sofferma sulla variante proposta per il Pai (Piano di assetto idrogeologico), che il Comune di Malcesine ha chiesto – e ottenuto dalla Regione lo scorso anno – di riperimetrare, ampliando la possibilità di edificare sul territorio comunale. Il Piano di assetto del territorio (Pat) non è ancora stato approvato, ma esso consentirebbe nuove costruzioni in aree in parte prima vincolate.


"Il nuovo Pai deve essere più restrittivo – prende posizione il presidente di Legambiente – È una situazione ad alto rischio, che richiede innanzitutto l'installazione di strutture adeguate come reti di contenimento o simili. Ma soprattutto bisogna impedire nuove costruzioni, recuperando innanzitutto i vecchi vincoli imposti dall'Autorità di Bacino del Po nel 2001".


Quello di Malcesine non è l'unico episodio che si è verificato nella nostra provincia, continua Albi: "Quattro anni fa a Negrar si sono registrate 24 frane in aree dove non era mai successo prima. Sono probabili conseguenze del clima che cambia, per questo bisogna essere più prudenti ed evitare di edificare in zone, magari non ancora monitorate, dove potrebbero comunque accadere episodi analoghi".


Dovrebbe prevalere il principio di precauzione, conclude il presidente di Legambiente Verona, con il divieto di nuove costruzioni e nuove aree residenziali: se si vuole spingere sull'edilizia lo si faccia puntando sulla messa in sicurezza dell'esistente e la riqualificazione. Anche così si crea occupazione", conclude Albi.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 21 Maggio 2015 01:17

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