Discarica Filissine, poca legalità sospetta anche per bonifica

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Troppi precedenti giudiziari tra gli interlocutori per la bonifica e messa in sicurezza della discarica di Ca' Filissine a Pescantina. La denuncia arriva dal locale Movimento 5 Stelle che ha ricevuto nei giorni scorsi risposta all'interrogazione presentata al Comune. "Non ci sono i presupposti legali per recedere il contratto", replica il sindaco Cadura.

"Una persona coinvolta in 'Mani Pulite', una dirigente che aveva massima responsabilità al momento del primo sequestro e altri funzionari già indagati per reati ambientali. Ecco con chi sta dialogando il Comune di Pescantina" all'interno della società Daneco, che gestisce l'impianto di Ca'Filissine, scrive il gruppo locale nel comunicato.


Rispondendo ad un'interrogazione posta da Diego Verona, consigliere del M5S, l'amministrazione ha fatto sapere nel corso dell'ultimo consiglio comunale i nomi delle persone con cui si sta confrontando in questi giorni per dare il via al progetto di bonifica del sito posto sotto sequestro nel lontano 2006 e attualmente coinvolta da livelli di inquinamento molto preoccupanti: si tratta di Massimo Ferlini, noto alla giustizia fin dal 1992, quando fu arrestato dal pool Mani pulite e uomo di fiducia di Francesco Colucci, che l'ha voluto alla presidenza della Daneco Impianti; accanto a lui c'è Laura Roldi, già dirigente responsabile per l'area Veneto di Daneco all'epoca del sequestro della discarica. Infine Marco Leone e Bernardino Filipponi, raggiunti in passato da un avviso di garanzia per inquinamento ambientale nella vicenda della discarica di Contrada Nocecchie (il sito, nel territorio di Sant'Arcangelo Trimonte, provincia di Benevento, è stato interessato da vicende analoghe a quelle di Ca' Filissine). In quest'ultimo caso le accuse vanno da inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle acque, poiché, avrebbero immesso nella discarica rifiuti pericolosi e non conformi; inoltre nella discarica campana si smaltiva percolato versandolo nel terreno.


"Siamo seriamente preoccupati sia da un punto di vista etico che per la salute della cittadinanza – commenta la parlamentare CinqueStelle Francesca Businarolo – . Ricordo che la società Daneco, secondo le accuse dei magistrati milanesi, ha pagato 700mila euro per corrompere il capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente, Luigi Pelaggi, e ottenere l'appalto da 36 milioni di euro per la bonifica della ex Sisas di Pioltello".


"La Daneco, ad oggi, non è nemmeno in possesso del certificato antimafia necessario – aggiunge Businarolo -. Chiediamo quindi al comune di stralciare immediatamente il contratto in essere con Daneco e sostituirla con un'altra società che abbia i requisiti morali, ma soprattutto legali, che possano dare sicurezze agli abitanti di Pescantina".


Il sindaco di Pescantina Luigi Cadura (nella foto tratta da IlPescantinese.it) risponde così a questa richiesta: "Purtroppo siamo nell'ambito di una relazione civilistica e recedere il contratto è impossibile senza pesanti conseguenze a livello di risarcimenti e scontri legali. Stiamo però compiendo tutti i passaggi necessari per capire, dal punto di vista legale, la tenuta di questa convenzione. Alla luce della sentenza di condanna in primo grado dei dirigenti di Daneco (vedi articolo correlato), abbiamo fatto richiesta ad Anac, l'autorità anti-corruzione, di un nuovo pronunciamento: l'ultimo sollecito è stato inviato una decina di giorni fa, stiamo aspettando la loro risposta".


Nel frattempo continuano le analisi preliminari sul sito della discarica, con l'indagine idro-geologica in corso e i lavori di caratterizzazione dell'inquinamento. "Con i risultati in mano potremo procedere all'ipotesi progettuale".  

 

 

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Ultima modifica il Martedì, 07 Aprile 2015 20:38

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