Italia Nostra, lo storico presidente Massignan si dimette

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Giorgio Massignan, presidente della sezione di Verona di Italia Nostra, si è dimesso. Lo ha annunciato lui stesso alla stampa, "con amarezza e delusione, dopo oltre trent'anni di militanza attiva", in un comunicato inviato oggi pomeriggio. Ecco cosa è successo all'interno dell'associazione ambientalista per portarlo a questa decisione.

"Nell'ultimo anno la situazione all'interno del nostro consiglio era diventata insostenibile", spiega Massignan specificando che le sue sono "irrevocabili e definitive dimissioni da consigliere e da presidente della sezione di Verona".


A scatenare la rottura, la negazione da parte del presidente di ogni riconoscimento economico ai consiglieri e a tutti gli esperti per le eventuali attività fatte per la sezione, decisione che ha portato allo scontro con la consigliera Titti Braggion, di posizione apertamente contraria che "si traduceva in lamentele e richieste continue di riconoscimenti economici per il suo operato e per quello di eventuali esperti".


"Dopo le elezioni per il nuovo consiglio - precisa Massignan - avevo condizionato l'accettazione di un mio nuovo mandato quale presidente di sezione, alla sospensione di tutti i cosiddetti benefit e riconoscimenti economici ai volontari dell'associazione".


"Ho sempre ritenuto che chi opera come volontario in un'associazione lo debba fare perché crede nei valori e nei principi della stessa e non per aspettarsi anche riconoscimenti economici o d'altro tipo – continua l'ormai ex presidente -. Durante l'ennesimo scontro, avvenuto lunedì 2 febbraio in consiglio direttivo, a fronte delle reiterate richieste di riconoscimenti ho ricordato che io dedico mediamente metà del mio tempo all'associazione. Non ho mai chiesto riconoscimenti economici per le ore trascorse a studiare i vari piani regolatori, per stenderne le osservazioni, per andare a discutere nei vari comuni della provincia o per correre, spesso la sera, a parlare a nome di Italia Nostra nei diversi comitati che si formavano in tutto il territorio della provincia o per portare la nostra voce nelle diverse sedi istituzionali. Per l'associazione ho anche chiuso uno studio di architettura e urbanistica che mi avrebbe creato sgradite contraddizioni con il mio ruolo di presidente. Ma ho avuto l'impressione che tutto questo non contasse".


"La nostra sezione – ha poi aggiunto - ha una sede perché i costi dell'affitto, dell'energia elettrica, del riscaldamento, dell'acqua e di quant'altro, li sostengo personalmente io da molto tempo (dal 1987) e che ho ancora un credito di molte migliaia di euro da riscuotere; per cui non era il caso di pensare ai riconoscimenti economici da elargire ai nostri volontari. Come risposta la consigliera Titti Braggion ha chiaramente e folcloristicamente espresso tutta la sua contrarietà a quello che considera un mio ingiusto divieto, e mi ha fatto capire che altri del consiglio la pensavano come lei".


Solo qualche tempo fa Massignan aveva appreso con dispiacere che, per troppi anni, nella sezione di Verona di Italia Nostra erano stati attribuiti dei riconoscimenti economici ad alcuni esperti che avevano partecipato all'attività del'associazione, compresa Titti Braggion. "Appena ne sono venuto a conoscenza ho obiettato che molti altri collaboravano e partecipavano all'organizzazione, senza pretendere nulla – spiega Massignan -. In quell'occasione ho anche bloccato il cattivo metodo di pagare i vari esperti che ci accompagnavano durante le uscite e i viaggi. Evidentemente tutto questo a qualcuno non è piaciuto".


La seduta del 2 febbraio si era quindi conclusa con la presentazione delle dimissioni del presidente, condizionando la sua permanenza alle dimissioni dal consiglio stesso della consigliera Titti Braggion, per incompatibilità e inconciliabilità delle nostre due concezioni sul ruolo del volontariato. Dimissioni che la consigliera Braggion non ha voluto dare.


Assieme al presidente, si sono dimessi anche i consiglieri Giovanni Priante, Alberto Ballestriero e Fulvio Magrinelli. "Mi rendo perfettamente conto che le mie dimissioni faranno crollare la sezione; non solo perché entro sei mesi l'associazione dovrà trovarsi una sede e pagarsi l'affitto e le relative bollette, ma perché non vedo chi possa sostituire la mia pur modesta, ma sempre attenta presenza, sul territorio del comune e della provincia. Italia Nostra non è nata per organizzare uscite e viaggi, ma per tutelare il patrimonio storico, artistico e naturale della nazione. Tutto il resto viene dopo. Con la speranza che le mie dimissioni possano aprire un dibattito sul ruolo del volontariato e dei volontari...quelli veri".

 

(Foto L'Arena.it)

 

 

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Ultima modifica il Martedì, 10 Febbraio 2015 18:34

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