Centrali a biomassa, per capirne di più

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Scarti di macellazione, scarti di concerie, residui colturali e sottoprodotti industriali. Sono queste le biomasse che vanno ad alimentare le centrali sempre più diffuse nel nostro territorio, con alcuni rischi connessi alla salute. Se n'è parlato venerdì 5 dicembre a Nogara, con il prof. Michele Corti e il dott. Vincenzo Cordiano di Isde Vicenza (associazione Medici per l'Ambiente).

Aprendo la conferenza, che è stata organizzata dal comitato di Tutela Territorio e Salute, il prof. Corti ha descritto la natura delle biomasse utilizzate nelle centrali, che per lo più sono rappresentate da scarti di lavorazione agricola (sansa olive, paglia, sarmenti di vite), reflui zootecnici (liquame bovino, liquame suino, letame, pollina), Forsu – ovvero la frazione umida dei rifiuti solidi urbani, fanghi di depurazione e scarti di mense pubbliche, così come viene elencato dalla disposizione della Direttiva Europea 2009/28/CE.


Michele CortiIl professore ha evidenziato alcuni problemi: all'interno della caldaia ad esempio, durante il processo di combustione, viene gettato generalmente qualsiasi cosa, purché questa non fermi il lavoro. "Una centrale a biogas infatti non può essere semplicemente 'spenta' – ha spiegato Corti -, ma ha bisogno di un'inerzia di mesi per cessare completamente l'attività, è evidente quindi che, se un agricoltore esaurisce biomassa, farà di tutto per cercarne altra (anche a scapito della qualità del materiale immesso in centrale)".


Le biomasse possono quindi essere materiali di diverso genere e specie: le peggiori sono quelle derivanti da fanghi o da scarichi in cui sono presenti molti contaminanti, come pesticidi, zinco e rame, spesso ben oltre i limiti di legge.


C'è poi la questione delle emissioni di diossido di azoto (NO2), che per le centrali a biogas è addirittura più alto rispetto a quelle concesse ad un inceneritore di grossa taglia (450 mg/Nm3 contro i 200 nel secondo caso). Mentre per le centrali termoelettriche a metano il imite è di 40 mg/Nm3.


La digestione anaerobica dei microorganismi presenti all'interno delle biomasse dà origine al biogas e al digestato, che a sua volta si divide in digestato acidogenico (cellulosa, materie platiche, utilizzato come materiale da costruzione), e in digestato metanogenico (utilizzato come fertilizzante). La qualità del digestato dipende quindi dalle biomasse inserite all'interno della centrale.

Ma cosa c'è nei digestati? Il problema che pone il digestato è dato dalle specie patogene che si possono trovare al suo interno, come il Clostridium difficile – una citotossina A e B nociva per l'intestino, o il Clostridium pertringens e il Bacillus Cereus – che provocano vomito, diarrea, nausea, crampi– o lo Streptococcus suis – che può provocare meningite, encefalite, polmonite, endocardite, artrite, ascessi, oltre a determinare setticemia e morte nelle forme acute ed iperacute, o infine la Finegoldia magna – che può causare meningiti, polmoniti, endocarditi.


Altro elemento da tenere in considerazione è che usare rifiuti per fare il compost con scopi agricoli in teoria è buono, ma se nel compost si trovano metalli pesanti, questi passeranno anche nei prodotti coltivati. Alcuni elementi infatti resistono alla digestione anaerobica, come per esempio le suddette spore di clostridi. Infine, il digestato può essere smaltito anche interrandolo, ma può capitare che nelle falde acquifere finiscano i nitrati presenti in esso.


"La tecnologia che abbiamo importato dalla Germania e dai paesi scandinavi non è dannosa, è dannoso l'uso che viene fatto qui in Italia - ha sottolineato il professor Corti -. Abbiamo importato le centrali a biogas, ma non le tecniche e le misure di sicurezza dei paesi da cui provengono". In Svezia, ad esempio, si pastorizza il liquame per evitare di portare sul campo malattie del bestiame (che possono essere contenuti negli scarti di macellazione o nei liquami di altri campi), eliminando così gli eventuali agenti patogeni.


"L'energia a biomassa di per sé non è sbagliata – ha concluso Corti - ma è necessario valutare il contesto in cui si produce. In pianura Padana le combustioni si dovrebbero ridurre al minimo, essendo una zona geograficamente configurabile come un catino, dove le polveri ristagnano e non si disperdono".


Le centrali, poi, sono spesso vicinissime ai centri popolati ed il traffico di biomasse, trasportate su grossi camion attraverso stradine di campagna, può provocare pericolosi incidenti. "Dal punto di vista normativo, non esiste in Italia una regolazione della materia, solo degli amministratori coraggiosi hanno il potere di fermare il proliferare incontrollato di centrali", ha commentato Corti.


Se non utilizzate e controllate correttamente, i danni per la salute causate da queste centrali a biomasse possono essere seri. Il dottor Cordiano li ha elencati nel suo intervento.


"Dal rapporto della regione Veneto sui tassi di mortalità regionale dal 1981 al 2000 emergono dati preoccupanti – ha spiegato - Risulta infatti che i comuni più vicini alla pianura Padana sono i più colpiti da patologie connesse con l'inquinamento". 

Tra i comuni veronese con eccesso di mortalità standardizzata si trova proprio Nogara, insieme ad Oppeano, Gazzo, Erbè, Isola della Scala e Sanguinetto.


"Il trend è quello di un aumento anomalo delle malattie delle ghiandole endocrine – ha aggiunto Cordiano - delle malattie del sistema nervoso, del sistema circolatorio, dell'apparato respiratorio, del tumore al colon, al cavo orale, alla prostata, alla mammella ed allo stomaco. Anche la mortalità per diabete riporta un eccesso a Nogara rispetto agli altri comuni veronesi: aumentare le fonti di inquinamento, come costruire centrali a biogas, non fa altro che peggiorare una situazione già critica".


Secondo gli esperti, il sindaco è la principale autorità sanitaria del comune: a lui spetta il compito di garantire la sicurezza dei cittadini e la salubrità dell'atmosfera. Questo non vuol dire solo controllare sulla carta che cosa può andare bene o male, ma verificare in concreto e vigilare con tutti i mezzi possibili per garantire un ottimo standard di vita. D'altra parte l'aria viene respirata da tutti, anche dai "potenti".

 

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Ultima modifica il Martedì, 09 Dicembre 2014 20:04

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