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Cave a Verona, norme a tutela di cittadini e ambiente?

By Novembre 27, 2014 1663 No comment
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I fenomeni meteorologici di questi ultimi periodi, uniti alle frane verificatesi nel passato recente nella zona di Grezzana, fanno riflettere sulla condizione attuale dell'attività estrattiva veronese. Facciamo il punto sulla normativa in vigore in Veneto per la tutela dei cittadini e del paesaggio.

I materiali consultabili sono molti, a partire dal Rapporto Cave 2014 di Legambiente, indagini, ricerche e tesi di esperti nel settore. Il quadro normativo che regolamenta l'attività è però piuttosto complesso e farraginoso.

 

A livello nazionale, attualmente validi e vigenti ci sono (un po' vecchiott) il Regio Decreto n. 1443 del 29/07/1927 e un DPR del 09/04/1959, il quale codifica il diritto di cava e detta norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, senza però definire le modalità di coltivazione né tanto meno i doveri di ripristino.


Dal 1977 le competenze sulle cave sono passate alle Regioni, le quali hanno fatto uno sforzo nel regolamentare sia i metodi di coltivazione durante l'esercizio estrattivo sia le modalità e le opere necessarie al termine degli scavi per modellare i terreni interessati in modo conforme all'ambiente, garantendone il ripristino per le necessarie destinazioni d'uso. Tuttavia ciò non è bastato ad evitare il degrado di molte cave ancora oggi in disuso.
In virtù della legge costituzionale 3/2001, oggi le Regioni esercitano la potestà legislativa in materia di cave e del loro ripristino.


In Veneto, l'attività estrattiva è il prodotto di una normativa regionale che fa riferimento alla Legge 44 del 1982, che, per effetto della mancata redazione del Piano per le Attività Estrattive, non ha mai ottenuto efficacia e vive tutt'oggi in regime transitorio.


Sul Rapporto Cave 2014 si legge: "L'assenza di una reale pianificazione del settore ha dato il via ad uno sviluppo diffuso e irregolare delle attività di coltivazione, fuori da quelle che erano le reali esigenze produttive e di tutela ambientale, che ad oggi, in un periodo caratterizzato dalla crisi del settore estrattivo, si è tradotta in decine se non centinaia di siti inattivi o dismessi.


Negli ultimi quarant'anni in Veneto si sono autorizzate oltre 1.500 cave tra sabbia, ghiaia, detriti e pietre lucidabili. Sono circa 600 invece i siti di cava in montagna nelle due provincie venete occidentali, Verona (in particolare basterebbe pensare alle 76 cave attive presenti nel solo Comune pedemontano di Sant'Anna d'Alfaedo) e Vicenza, distribuiti in ambienti prevalentemente boschivi che, per effetto dell'assenza di regole sulle modalità di escavazione, hanno prodotto nel tempo fronti fino a 50-100 metri di altezza, di fatto 'rripristinabili' se non attraverso nuove trasformazioni".


Nel 2012 è stata presentata una proposta di legge (la n. 284) con lo scopo di semplificare, innovare e modificare una normativa ormai obsoleta: si è modificato così il concetto di "ripristino" delle cave dismesse che è stato sostituito dal termine "ricomposizione ambientale". Per dirla con le parole del legislatore, per "ricomposizione ambientale" si intende "l'insieme delle azioni da compiersi durante l'esecuzione dei lavori di coltivazione e alla loro conclusione, destinate a ricostruire, sull'area ove si è svolta l'attività estrattiva, un assetto finale dei luoghi ordinato e funzionale alla salvaguardia dell'ambiente naturale e alla conservazione delle possibilità di riuso del suolo".

 

Sfruttamento-cave-VeronaCava-rinaturalizzatta-Verona

(Sfruttamento di una cava in provincia di Verona ed esempio di ricomposizione ambientale)

 


La ricomposizione prevede anche la sistemazione idrogeologica dei suoli nonchè la restituzione del terreno agli usi produttivi agricoli.

 

All'art. 23 della proposta si prevede anche una sospensione dei lavori, curata cautelativamente dall'Ente competente, nel caso in cui ci si trovi in "presenza di condizioni di pericolo per persone o cose, alterazione della situazione geologica e idrogeologica ovvero inquinamento dei suoli o delle acque." Attualmente il Consiglio Regionale del Veneto, con la mozione n. 248 del 7 gennaio 2014, ha sospeso le determinazioni relative alle richieste di autorizzazione e concessione in materia di attività di cava fino all'approvazione del PDL n. 284 e del nuovo PRAC in Ragione.


Lascia sorpresi quindi la richiesta di ampliamento della cava di Alcenago (del 13 agosto scorso), a cui la giunta provinciale ha già dato parere favorevole di cui abbiamo parlato la settimana scorsa. Se la Regione acconsentirà, che conseguenze potrà avere questo nuovo sfruttamento, dopo i crolli già registrati sulla strada provinciale a partire dal 2011? (vedi articolo correlato). Per una volta sarebbe necessaria una visione strategica futura che veda in primo piano la sicurezza e la salute degli abitanti del luogo e la tutela del territorio.

 

Si ringrazia l'Ing. Irene Zardini per aver fornito i dati tecnici necessari per redigere l'articolo e le foto pubblicate a corredo.

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 27 Novembre 2014 12:30
Mariagrazia Semprebon