Verona peggiore Ecosistema Urbano in Veneto

By Ottobre 27, 2014 2528 No comment
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Inquinamento atmosferico a livelli d'emergenza e tasso di motorizzazione sempre in crescita: sono queste alcune delle le caratteristiche negative di cui purtroppo i centri urbani italiani non riescono a liberarsi, secondo il rapporto annuale di Legambiente, Ambiente Italia e IlSole24Ore "Ecosistema Urbano 2014". Ecco la triste fotografia che ne emerge della nostra città.

Il rapporto, giunto alla 21° edizione, mette a confronto i 104 capoluoghi di provincia sulla qualità delle politiche ambientali, secondo 18 indicatori presi in esame. Tre si soffermano sulla qualità dell'aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido diazoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull'offerta, il secondo sull'uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull'incidentalità stradale, due sull'energia (consumi e diffusione rinnovabili).


Verona si piazza quest'anno al 55esimo posto e la brutta notizia è che addirittura perde posizioni (nella scorsa edizione era risultata 40esima). Tutto il Veneto in realtà retrocede, quasi a marcare una politica regionale metropolitana inadeguata, fondata su grandi opere, nuove strade e autostrade, nuovi centri commerciali e lontanissima da politiche generali rispettose dello straordinario patrimonio naturale, ambientale e monumentale che possediamo. Solamente Belluno e Venezia si sottraggono dalle brutte performance delle altre 5 città venete risultate insufficienti: Rovigo 33ª, Treviso 45ª, Vicenza 53ª, Padova 54ª e ultima Verona 55ª.


Nel dettaglio, le PM10 nella nostra città (prodotte principalmente da traffico e riscaldamento e pericolose per la salute) scendono di poco sotto il limite (36mg/mc su 40), esclusivamente per effetto di condizioni metereologiche favorevoli e noncuranti del costante superamento dei limiti nel 2013 (93 gg.) e delle allarmate preoccupazioni espresse da più fonti mediche e dallo stesso Dipartimento per la Prevenzione dell'ASL 20 di Verona.

Il livello medio di MOTORIZZAZIONE PRIVATA (la densità di automobili) torna ai valori del 2003 (61auto/ab) pur in presenza di una congiuntura economica di forte riduzione delle spese. Nella nostra città 3/4 dei trasporti sono effettuati con mezzi motorizzati privati (auto e moto).

C'è poco da stupirsi dato che il TRASPORTO PUBBLICO rimane costante sui valori di 6/7 anni fa (130 passeggeri trasportati/anno). La nostra città, che fino agli anni '80 possedeva un servizio pubblico tra i più efficienti e capillari, oggi si ritrova nel complesso "al palo", praticamente fermo, anzi in generale riduzione in attesa di una "filovia" che e comunque sarà sostitutiva e non integrativa dell'attuale sistema pubblico.


Anche sul fronte delle PISTE CICLABILI lo sviluppo lascia a desiderare: invariati i chilometri rispetto all'anno precedente (87) che mantengono l'indice di ciclabilità a 12,3 metri eq/100ab, lontano dalle buone performance della migliore, Reggio Emilia, che ha di poco sfiorato i 40 m eq/100ab in continua e costante crescita anno dopo anno, e dalle straordinarie capitali europee: basti pensare che tre sole città europee (Helsinki con 1.500 km, Stoccolma e Hannover con 750 ciascuna) eguagliano i chilometri di tutti i 104 capoluoghi italiani.


Sul fronte dei RIFIUTI, soltanto la sfavorevole situazione economica ha permesso una modesta riduzione della produzione pro capite di rifiuti (495.5 kb/ab/anno), ma la differenziata rimane ben al di sotto degli obiettivi di legge fissati al 65% per il 2012. Senza dimenticare che il progetto dell'inceneritore di Ca' del Bue non è stato definitivamente abbandonato e tiene quindi lontane politiche di riduzione della produzione di rifiuti.


Costante anche il consumo di ENERGIA ELETTRICA, con un leggero calo nell'ultimo anno probabilmente legato alla crisi, nonostante Verona si piazzi al sesto posto per la produzione da fonte rinnovabile (24kw/1000ab). Interventi di risparmio energetico sugli edifici pubblici appaiono indispensabili.


Sui CONSUMI IDRICI domestici, con 159,3 lt/ab/giorno Verona si attesta vicinissimo alla media nazionale (154,89 lt/ab/giorno pro-capite), con una percentuale altissima di perdite della rete idrica (30%) che va risolta da parte del soggetto gestore.


Molto aspro e critico il commento di Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona, che sottolinea come "Manca non solo la volontà di elaborare una strategia positiva di trasformazione dell'ecosistema urbano ma anche la capacità di immaginare il traguardo, il punto d'arrivo verso cui tendere, sia nel breve che nel lungo periodo. Manca una prospettiva organizzata e pianificata che superi la frammentazione dei singoli provvedimenti e mostri una capacità politica di pensare un modo nuovo di usare il territorio e consumare l'energia, un altro tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione e con alti livelli di efficienza. Manca un piano nazionale, un insieme di provvedimenti che rendano obbligatoriamente coerenti le scelte di piano locali. Al contrario si promuove il decreto SbloccaItalia, un provvedimento per sdoganare ulteriori inutili e costosissime grandi opere ignorando la rigenerazione urbana, la mobilità nuova, la depurazione, la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico. E le città e i territori pagheranno anche questo".


A livello generale, solamente 14 città sull'intero territorio italiano raggiungono la sufficienza. Le prime cinque città in classifica sono risultate Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone, ma anche in questi casi si tratta di primati relativi, conquistati per la mediocrità delle altre contendenti. Trento, per intenderci, ha valori eccessivi di biossido di azoto, Verbania e Belluno perdono un terzo dell'acqua immessa in rete, Pordenone depura poco più della metà dei suoi scarichi fognari.

 

Tra gli interventi messi in campo da chi gestisce i centri urbani è davvero difficile trovare una reale spinta a migliorare la qualità della vita di residenti e ospiti: mancano la capacità creativa e il coraggio di riprogrammare le priorità, cambiare la mobilità, abbattere o restaurare, rinnovare non solo singoli edifici ma interi quartieri fermando il consumo di suolo. Manca, insomma, quella rigenerazione urbana che è invece già realtà in molte città europee. A quando il cambiamento anche in Italia?

 

Al seguente link è possibile scaricare il rapporto completo Ecosistema Urbano 2014 di Legambiente.

 

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 30 Ottobre 2014 11:31

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