Ecomafie, crescono corruzione e criminalità ambientale

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Il Veneto sale al decimo posto per numero di crimini ai danni dell'ambiente, più in alto di una posizione rispetto al 2013.È quanto emerge dall'annuale rapporto Ecomafie di Legambiente, che è stato presentato in semi-anteprima il 16 giugno a Zevio con la partecipazione degli autori Antonio Pergolizzi e Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

L'evento è stato organizzato dall'associazione culturale Helios di Zevio, ultimo appuntamento del significativo ciclo di conferenze "Parole al Verde" in collaborazione con la Edizioni Ambiente di Milano (vedi articolo correlato).


Quello che risalta da quest'analisi dei numeri della criminalità ambientale italiana, raccolta grazie ai dati forniti dalle Forze dell'Ordine e dalle Dogane, è un Veneto fortemente invischiato nelle maglie della criminalità ambientale italiana.



Una forma di illegalità in forte aumento negli ultimi anni, che riguarda da vicino l'economia e l'industria del territorio coinvolgendo imprenditori senza scrupoli, politici conniventi e funzionari pubblici infedeli , come ha spiegato Gigi Lazzaro dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Veneto (a sinistra nella foto). Un organo che è stato istituito appositamente per svelare le dinamiche di questi crimini, con un'attenzione particolare ai fenomeni di corruzione.


"La corruzione è l'anticamera della criminalità organizzata - ha sottolineato Lazzaro – ed è strettamente connessa con i reati ambientali. Il compito principale dell'azione di contrasto riguarda l'area grigia degli interessi - ha aggiunto il presidente di Legambiente Veneto - le collusioni tra politica, economia e mondo criminale".


Lazzaro-PergolizziSono le grandi opere ad avere il legame più forte con la criminalità ambientale in Veneto, ha confermato Luigi Lazzaro dopo che il recentissimo caso degli arresti per il Mose di Venezia ha portato la questione davanti agli occhi di tutti. "In questi vent'anni abbiamo sempre girato la testa, nascondendoci dietro l'opinione di superiorità comune ai cittadini veneti, convinti di agire nella legalità giustificati dal fatto di essere tra le regioni più produttive d'Italia", ha evidenziato amaramente il presidente di Legambiente Veneto sottolineando la necessità di una forte collaborazione da parte della Regione, che è interlocutore primario ma che in questi anni è stata a guardare.


Per far partire dal basso la lotta alla criminalità ambientale, l'Osservatorio Ambiente e Legalità Veneto sta promuovendo la raccolta firme "Stop corruzione veneta", cui si può aderire anche online.


Ecomafia2014-copertinaMa i crimini ai danni dell'ambiente in Veneto non riguardano solo le grandi opere tanti sono i settori coinvolti: dal riciclaggio dei rifiuti al ciclo del cemento, dal business dei centri commerciali al consumo di suolo, con soli 400 metri quadrati di verde a persona in Veneto, rendendo impossibile l'autonomia alimentare della nostra regione. Anche la raccolta differenziata non basta più, perché i materiali diligentemente recuperati – invece che rappresentare una risorsa per il nostro paese - finiscono per essere venduti a basso costo a paesi come la Cina che li usa per i prodotti che poi invadono i nostri mercati.


In totale nel 2013 sono state accertate in Veneto 1.004 infrazioni, pari al 3,4% per cento del totale, 1.035 persone denunciate e 213 sequestri. Verona è al terzo posto per livello di criminalità ambientale registrata, dopo Treviso (al primo posto) e Padova.


A rendere la lotta alla criminalità ambientale ancora più difficile, la mancanza di una legislazione adeguata che – ha spiegato Antonio Pergolizzi, principale curatore del libro (a sinistra nella foto) – "si basa tuttora su una vecchia impostazione contravvenzionale che, privilegiando le ragioni dell'economia, non rappresenta un deterrente sufficiente e tralascia i costi ambientali, sanitari e sociali.

La delusione quest'anno è ancora più amara perché recentemente si è arrivati vicinissimi all'approvazione di un nuovo testo di legge sui reati ambientali. Testo che, dopo essere stato approvato alla Camera, ora giace dimenticato e depotenziato in molti suoi tratti in Senato, dove sono troppi i parlamentari che difendono gli interessi degli industriali", ha fatto notare amareggiato Pergolizzi.

 

Ma il rapporto Ecomafie vuole rappresentare soprattutto un modo per indicare le vie d'uscita dalla criminalità ambientale, ha sottolineato Pergolizzi: la partecipazione di cittadini attivi, le buone pratiche e la lotta alla corruzione sono tra queste.

 

 

 

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Ultima modifica il Mercoledì, 18 Giugno 2014 20:46

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