Negrar, acqua inquinata? Sindaco minimizza

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Non bevete l’acqua di Negrar, è inquinata. È questo l’allarme lanciato il 29 luglio dal Comune con un’ordinanza che segnalava un aumento delle concentrazioni di solventi chimici (tetracloroetilene) nell’acqua potabile, a seguito di una contaminazione della falda in località Terminon di Arbizzano.

La notizia si è diffusa rapidamente a macchia d’olio per tutti i vicini Comuni della Valpolicella, causando non poca preoccupazione e polemica. Si sarebbe trattato di un provvedimento emesso per via precauzionale, essendo stati superati i limiti di legge per la sicurezza pubblica. Ma, ha spiegato Acque Veronesi in una nota, “non c’è nessun pericolo per la salute dei cittadini di Negrar che ieri e oggi hanno bevuto l’acqua del rubinetto”. Il livello di concentrazione del solvente, infatti, pare fosse «di pochissimo superiore ai tetti massimi imposti dalla legge (da 10 a 11 microgrammi per litro) e molto inferiore a quelli stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (fissata per 40 microgrammi per litro)”.

Pochi giorni dopo, l’1 agosto, dopo le nuove analisi da parte di Ulss 22 e Arpav, il sindaco ha ritirato l’ordinanza, essendo i parametri del tetracloroetilene rientrati nei limiti di legge grazie ad un aumentato apporto dalla rete idrica di Verona. In pratica, l’acqua dell’acquedotto di Negrar è stata diluita, in modo da abbassare la concentrazione del solvente.

Nonostante il sindaco Giorgio Dal Negro abbia dichiarato che ci si sia stato “eccessivo allarmismo”, resta viva la preoccupazione per le indagini in corso ormai da prima dell’ordinanza da parte della Magistratura su questa falda acquifera che, già dal 2007, segnala la presenza di questo solvente.

A molti cittadini non basta sapere che i limiti di legge siano rispettati, quando, seppur limitata, una contaminazioni delle falde acquifere è evidente. Negrar è stato solo l’ennesimo caso di allarme nella provincia di Verona: recenti sforamenti sono stati registrati nell’ultimo anno anche nella zona di Povegliano, nell’Est veronese, nel Gardesano e, più recentemente, a Quinto, dove pozzi privati di una trentina di famiglie risulterebbero inquinati da nitrati ed organoalogenati. Colpa dei concimi usati in agricoltura?

Le falde acquifere sono sicuramente una priorità tra le risorse del territorio da preservare da ogni inquinamento, che sia dovuta alla vicinanza con le discariche o da agricoltura tradizionale. Nella nostra provincia si fa abbastanza?

 

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Ultima modifica il Venerdì, 06 Settembre 2013 16:57

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