Ritorna in auge il traforo, Sboarina: "Più corto e low cost"

È riapparso in questi giorni un nuovo progetto per il tunnel sotto le Torricelle, più corto e con costi molto minori, con cui si vorrebbe collegare la Valpantena con Borgo Trento, eliminando il traffico in zona Teatro Romano. Si tratterebbe in realtà di un progetto “vecchio”, proposto ormai 15 anni fa nell’era Sironi, come ricostruisce il Comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle.

 

Durante la trasmissione "Diretta Verona" del 14 giugno su TeleArena, il sindaco di Verona Federico Sboarina ha annunciato: “Stiamo valutando la possibilità di realizzare un'opera che sia più a misura urbana, con minore impatto ambientale e che possa servire meglio i quartieri ad est e ad ovest della città.  Il costo sarà nettamente inferiore (sui 110 milioni di euro, circa quattro volte meno rispetto al precedente progetto, ndr). considerando anche che fermi in A4 ci sono 53 milioni di euro disponibili per questo tipo di intervento".

Tre le novità “al risparmio” rispetto al progetto della precedente amministrazione: la prima è che sarebbe un tunnel a una canna a doppio senso di marcia e interdetto al traffico pesante; la seconda è che scorrerebbe a cielo aperto tra quartieri densamente popolati tra Avesa e Quinzano; la terza è che prevede “solo” quello che la Serenissima chiamava “tangenziale nord” (tratto da poiano a Ca’ di Cozzi) lasciando a un secondo momento la strada di gronda (il tratto da Parona al casello di Verona nord).

Pare però che già 15 anni fa, nell’era Sironi, un progetto simile era stato disegnato dall’ing. De Beaumount per la società autostrade Serenissima. “Contro di esso in 20 giorni si erano raccolte più di 20 mila firme – ricorda Alberto Sperotto del Comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle, che ricostruisce le tappe dell’opera: primo casello a Poiano in continuazione della tangenziale est, galleria sotto alle Torricelle con uscita del tunnel su via Monte Ortigara, passaggio in trincea scoperta “affiancata da arginelli piantumati” tra i quartieri di Avesa, Ponte Crencano, Pindemonte, Quinzano fino a Ca’ di Cozzi. “È il medesimo tracciato ripreso poi da Technital nell’era Tosi – continua Sperotto -- che, almeno, prevedeva la copertura totale dell’autostrada con l’inserimento di filtri, accogliendo parzialmente le perplessità espresse dell’allora assessore all’Ambiente Federico Sboarina, che ora sembrerebbe accontentarsi di arginelli piantumati.”

Sboarina ha parlato poi di un traffico coinvolto di 20 milioni di veicoli l’anno, ma il portavoce del Comitato ci tiene a ricordare che “questi dati sono stati smentiti, come è scritto nelle corrispondenze che hanno portato nelle aule del tribunale il Comune di Verona e Technital (l’impresa che aveva ottenuto l’appalto per realizzare l’opera, ndr). Inoltre immagino che sia ben improbabile che i promessi 53 milioni della Serenissima potranno essere donati al progetto del traforo … almeno finché alla presidenza dell’autostrada ci sarà il suo "non più tanto amico” Flavio Tosi.”

L’ex sindaco di Verona ha intanto commentato la nuova proposta di progetto, ideata dall’architetto urbanista Tullo: ““Al traforo siamo sempre favorevoli, ma in determinate condizioni. Fermarsi a Cà di Cozzi significherebbe congestionare il traffico in un altro punto.”

Per Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, si tratta solo di un grande annuncio propaganda, quando prima andrebbero fissati gli obbiettivi del nuovo piano della mobilità sostenibile. “A meno di non dimostrare che il resto dell’Europa che ha puntato sul trasporto pubblico ha preso un grande abbaglio, appare infatti evidente che ingenti risorse pubbliche andranno dirottate verso il potenziamento del trasporto collettivo nelle sue varie forme, oltre che sulla mobilità ciclistica - commenta Bertucco - Siccome le autostrade non finanzieranno mai un’opera che non sia sia strettamente autostradale, le opzioni si riducono a due: o l’amministrazione ci prende in giro quando promette il traforo, oppure ci prende in giro quando promette un piano della mobilità serio.

Anche il gruppo consiliare comunale Pd ribadisce: “Da anni stiamo aspettando che parta il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile cui tocca fornire gli elementi per valutare varie criticità viabilistiche, come capire che ne sarà di via Mameli e della viabilità dei quartieri limitrofi con l’arrivo del filobus. L’amministrazione, che ha tanto sostenuto il Pums a parole, salvo accumulare finora un anno di ritardo, dovrebbe essere conseguente e attendere i risultati del Piano prima di annunciare gli interventi da mettere in atto. Se continuiamo a ragionare su un modello di mobilità autocentrico non ne usciremo mai: possiamo spostare le macchine, metterci in colonna in luoghi diversi ma sprecheremo sempre il nostro tempo per strada e a cercare parcheggio. La Verona del futuro, quella che migliora la qualità della nostra vita, merita soluzioni meno improvvisate.”

 

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Ultima modifica il Venerdì, 20 Luglio 2018 00:08

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