Microplastiche nei mari del Veneto, il monitoraggio di Arpav

By Febbraio 20, 2018 267 No comment

Piccole particelle, generalmente inferiori ai 5mm, contaminano i nostri mari e hanno un impatto sulla salute degli organismi marini, e di conseguenza sulla nostra. Ad Arpav l'incarico di attuare azioni di protezione e ripristino: ecco lo stato delle indagini e cosa possiamo fare noi.

Il Parlamento Europeo, con la Direttiva 2008/56/CE “Marine Strategy”, ha imposto agli stati membri di raggiungere entro il 2020 il buono stato ambientale per le proprie acque marine attraverso azioni di protezione, salvaguardia e, ove possibile, ripristino dell’ambiente marino, con il fine ultimo di mantenere la biodiversità e preservare la vitalità di mari e oceani.

L’attuazione di queste azioni è stata affidata alle ARPA (Agenzie regionali protezione ambientale) costiere, che ampliano le proprie attività estendendo l’area d’indagine e includendo nuove tipologie di indagini.

Tra le novità il monitoraggio della distribuzione e composizione delle microplastiche dell’ambiente marino e il censimento dei rifiuti spiaggiati (marine litter).

 

Cosa sono le microplastiche?
Esistono attualmente due categorie di microplastiche: la primaria prodotta dall’uso umano diretto di questi materiali, la secondaria prodotta dalla disgregazione di rifiuti plastici di dimensioni più grandi.
E’ stato riscontrato che entrambe le tipologie persistono nell'ambiente in grandi quantità, soprattutto negli ecosistemi marini ed acquatici.

Il monitoraggio delle microplastiche
In Veneto ARPAV effettua indagini sulle microplastiche, con frequenza semestrale, su due aree antistanti rispettivamente i litorali di Venezia e di Rosolina. Le microplastiche, campionate sulla superficie del mare con un retino chiamato “Manta”, sono successivamente conteggiate e identificate al microscopio in base al colore (bianche, nere, rosse, blu, verdi, trasparenti) ed alla forma (sfera, filamento, frammento, foglio).

Durante le attività svolte in questi anni si è riscontrato che la componente predominante di microplastiche in mare è costituita dai frammenti trasparenti, seguita dai fogli, che si differenziano dai primi per il ridotto spessore e la loro flessibilità; meno abbondanti ma comunque presenti sono i filamenti e infine, anche se molto rare, sono state rinvenute alcune sfere.

A livello europeo è stato stimato che circa l’80% delle microplastiche flottanti in mare sia di origine terrestre e solo il 20% provenga dalle attività che si svolgono in mare.

Per quanto riguarda la loro origine, i frammenti derivano dalla disgregazione di pezzi di plastica più grandi, mentre i fogli generalmente dai sacchetti di plastica. I filamenti hanno origine dal lavaggio dei tessuti in lavatrice che porta alla perdita di fibre sintetiche che per la loro ridotta dimensione non vengono trattenuti dai filtri. Le sfere infine provengono dai cosmetici, quali dentifrici o creme con “microgranuli”.

Il mare non è una discarica e l’azione di ognuno di noi è fondamentale:

- Un sacchetto di plastica in mare diventa una trappola mortale per molti animali marini che, scambiandoli per meduse e cercando di nutrirsene, ne restano soffocati;

- Molti prodotti usati in casa contengono microplastiche: creme idratanti, esfolianti, dentifrici e vestiti, che attraverso gli scarichi arrivano in mare;

- I frammenti di microplastiche possono provocare danni letali agli organismi che li ingeriscono e anche arrivare sulle nostre tavole, una volta ingeriti dai pesci, attraverso la catena alimentare.

 

 

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Ultima modifica il Martedì, 27 Marzo 2018 20:23

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