Ecosistema Urbano 2017, trend negativo per Verona In evidenza

Il rapporto annuale di Legambiente sulle performance ambientali delle città capoluogo, giunto alla 24a edizione, vede quest'anno al primo posto Mantova per raccolta differenziata, ciclabilità, isole pedonali e piantumazione di nuovi alberi. Verona si piazza 45ª, guadagnando 30 posizioni rispetto allo scorso anno, ma marcando comunque un trend negativo, se pur altalenante, da oltre 10 anni.

 

C’è un’Italia delle città che stanno cambiando passo. Che gestiscono il ciclo dei rifiuti meglio di tante realtà europee, che hanno cambiato stili di mobilità, che hanno trovato la formula giusta per depurare gli scarichi, per contenere i consumi idrici e lo sperpero d’acqua potabile, che investono sulle rinnovabili e sulla rigenerazione urbana e sulla rifunzionalizzazione degli spazi pubblici. Gli esempi arrivano da Mantova (1ª), Trento (2ª), Bolzano (3ª), Parma (4ª), Pordenone (5ª) e Belluno (6ª), che guidano la classifica di Ecosistema Urbano 2017, dimostrando di essere città dinamiche e di credere fortemente nel cambiamento.

Questa capacità di alcuni capoluoghi di proiettarsi verso un nuovo modello urbano - più sano, più vivibile, più accessibile, più efficiente, più moderno - emerge nitidamente dall’insieme dei dati di Ecosistema Urbano 2017 di Legambiente, l’annuale rapporto sulle performance ambientali delle città capoluogo, realizzato con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore. Un cambiamento che non riguarda solo le medie e piccole città del Nord, ma che coinvolge anche i grandi centri urbani - come Milano che nel corso degli anni s’è lasciata alle spalle il fondo della classifica arrivando quest’anno alla 31esima posizione grazie a scelte coraggiose e innovative come l’Area C, il car sharing e potenziando il trasporto pubblico; o Bologna, che si è conquistata un posto al sole, con una potenza di fotovoltaico sui tetti di scuole e uffici pubblici che in numeri assoluti non ha pari in Italia.
Altro bell'esempio è Oristano in Sardegna (10ª in classifica), che figura nella top ten dei capoluoghi, che ricicla più spazzatura (oltre il 70%) di tanti comuni settentrionali ed è protagonista di un buon incremento del fotovoltaico pubblico. Tra gli altri centri urbani virtuosi c’è Cosenza (13ª), che tra 2011 e 2016 è balzata dal 21% al 53% di raccolta differenziata.

In Veneto bene Belluno (6ª), che si distingue per buona qualità dell’aria, per una produzione di rifiuti pro capite tra le più basse in Italia e una buona raccolta differenziata (78%); bene anche Treviso (9ª), che pur tra le ultime città per depurazione delle acque, è tra le prime per raccolta differenziata dei rifiuti con il 100% di raccolta domiciliare, e si attesta mediamente nella parte medio-alta della classifica per gli altri indicatori; Venezia (21ª) si distingue per il miglior trasporto di passeggeri, mentre Vicenza (40ª) e Padova 42ª) si attestano in classifica poco sopra Verona: la prima per una buona RD (69%) con il 100% di raccolta rifiuti effettuato con il porta a porta, la seconda con valori medi registrati nella maggior parte degli indicatori.
Peggio di Verona in Veneto solamente Rovigo ( 64ª) che, pur con una raccolta differenziata in crescita (58%) per effetto del 100% dei rifiuti urbani raccolti con il sistema del porta a porta, registra pessimi valori per gli indicatori riguardanti i trasporti, le isole pedonali, la ciclabilità, il solare pubblico e la qualità dell’aria.

Verona si piazza 45ª, guadagnando 30 posizioni in classifica generale rispetto lo scorso anno, ma marcando comunque un trend negativo, se pur altalenante, da oltre 10 anni. Un’eredità tutt’altro che facile quella che i nuovi amministratori cittadini si trovano a governare, dato che tutti gli indicatori segnano performance mediocri e perlopiù statici, segnale di una stagnazione nelle politiche urbane che necessitano di grandi cambiamenti, di una nuova visione, di nuovo vigore e fermezza.

La mobilità, componente che pesa complessivamente per il 33% sulla valutazione complessiva, è il primo grande tema da affrontare, dato che trascina con sé le maggiori esternalità negative delle città, a partire dalla cattiva qualità dell’aria che per oltre il 50% è dovuta dal traffico veicolare.
In crescita purtroppo anche il tasso di motorizzazione (63,7auto/ab), dovuto sia alla scarsa disponibilità di mezzi pubblici urbani sia a un’abitudine purtroppo ormai consolidata ad utilizzare la propria auto. Invariato il trasporto pubblico (159 passegg./ab/anno), in attesa da 10 anni della filovia che ancora oggi rimane, praticamente, solamente sulla carta, con tutti i dubbi sulla sua
efficacia. Solamente un piano sulla mobilità approfondito può sviluppare scenari integrati che rispondano a domande di spostamento e riduzione delle emissioni in atmosfera.
L’esempio della vicina cittadina di Brescia (dove la realizzazione della metropolitana, seppur ancora con problemi di efficientamento, sta aumentando significativamente il numero degli utilizzatori, affrontando in maniera radicale il problema della mobilità e la conseguenta qualità dell’aria) fa rimpiangere il ben meno costoso e ancora attualissimo progetto di metrotranvia per Verona, che la precedente amministrazione affondò sebbene già finanziato. Potrebbe almeno essere riconsiderato nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, da mettere a confronto con quello della filovia.
L’estensione delle isole pedonali a Verona è ferma da oltre 10 anni a 0,16 mq/abitante, quantità ben al di sotto della comunque scadente media nazionale di 0,40 mq/ab. Analoga scarsa considerazione per le ZTL, che per essere tali devono rimanere inaccessibili alle auto almeno 8 ore solari. Sono facce della stessa medaglia che, si augura Legambiente, possano essere ricollocate dalla nuova amministrazione nella parte alta dell’agenda per gli interventi.

Invariate da anni anche le infrastrutture per la ciclabilità (12,29 m_eq/100ab), indice che misura i metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti. La frammentarietà e l’incompletezza dei tratti di piste ciclabili a Verona fanno sì che sia di poco stimolo per pensare alla bicicletta come il mezzo più veloce ed efficiente per gli spostamenti casa-scuola/lavoro. D’altra parte è ormai noto a tutti che le città che hanno inteso puntare alla bici come mezzo di trasporto hanno adottato i percorsi con sede stradale propria, hanno organizzato parcheggi adeguati, hanno previsto percorsi per l’attraversaento dei quartieri collegandoli al centro storico senza interruzioni, hanno favorito l’interscambio con il trasporto pubblico locale per i tragitti medio lunghi (autobus, treni ecc.), e hanno messo in connessione le zone di interesse culturale e turistico. Nulla di questo nella nostra città dove, al contrario, è quasi normale impattare con improvvise interruzioni, fare i conti con pericolose barriere a “protezione” del ciclista, e dover condividere i tracciati con bus e taxi.

Quest’anno poi il picco di polveri sottili nell’aria non ha aspettato il rigido inverno, anzi è arrivato con largo anticipo, complici i cambiamenti climatici e poi la mancanza di regione e sindaci dell’area A per arginare il problema.

Al palo a Verona anche la raccolta differenziata, ferma da 7 anni al 49%, ben lontana dall’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012. Ci auguriamo un cambiamento sostanziale da parte dei nuovi amministratori, prendendo esempio dai molti comuni che hanno raggiunto soglie importanti superiori all’80% attuando un porta a porta spinto anche nei centri storici, abbandonando completamente
qualsiasi altra forma di raccolta. È il caso di Treviso (85%), o di Mantova (77%), o Parma (dal 48% nel 2014 al 78%).

In crescita a Verona purtroppo anche la produzione procapite di rifiuti urbani (536kg/ab/anno), pari alla produzione media nazionale e comunque molto lontana da obiettivi auspicabili per ridurre significativamente i dannosi impianti per il trattamento e le discariche. La produzione di rifiuti rappresenta una delle pressioni ambientali maggiori delle nostre città. Per questo motivo la riduzione della produzione dei rifiuti è un obiettivo importante presente in tutti i documenti e nelle politiche europee e nazionali.

In pesante crescita anche i consumi idrici (214 l/ab/die), uno scostamento da indagare immediatamente dato che l’aumento rispetto lo scorso anno è del 25%, il peggiore valore a livello nazionale.
Altrettanto grave la situazione delle perdite in rete (35,4%), 10 punti percentuale maggiore della media nazionale e in costante aumento negli ultimi cinque anni per oltre il 5%. L’assenza di investimenti impone al soggetto gestore (Acque Veronesi) un impegno politico ed economico per la soluzione e il controllo del più rilevante bene comune.
Analoga valutazione anche per quanto riguarda la depurazione (84%), che pone la nostra città in fondo alla classifica, al 91° posto. In 10 anni l’efficienza della depurazione nella nostra città ha accumulato una perdita pari all’8%, in controtendenza rispetto ad una situazione in complessivo miglioramento in oltre la metà delle città italiane, secondo gli ultimi dati ISTAT in cui Verona si attesta in fondo alla classifica, alla 93ª posizione.

CONCLUSIONI
Il quadro che ne esce per Verona non è affatto entusiasmante, pur se rispetto allo scorso anno si sono guadagnate 30 posizioni più per effetto di chi ha fatto peggio che per meriti propri. Ne risulta una città vecchia, statica, esclusa dai grandi cambiamenti che altre città hanno assunto come sfida e che in molti casi stanno vincendo.
Bsogna ripartire, quindi, dall’esistente - sottolinea Legambiente - rivedendo in primis il Piano di Assetto del Territorio quale strumento indispensabile per definire le strategie del futuro in cui la rigenerazione urbana rappresenti l’occasione per risolvere problemi, come l’assenza di identità di quartiere, la mancanza di spazi pubblici e l’elevata densità edilizia, che rende difficoltosi gli allargamenti delle sedi viarie per la realizzazione di servizi di trasporto pubblico, per la realizzazione di aree verdi e per costruire insieme un’idea di città in una vision che veda le Mura Magistrali l’invariante assoluta attorno alle quali far rinascere una città d’arte quale Verona è e merita eternamente di essere.

 

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