Pfas, Legambiente: politica abbia il coraggio, chi inquina paghi

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"Il rapporto del Nucleo Ecologico dei Carabinieri relativo all’inquinamento da PFAS non lascia più alcun dubbio: il comportamento gravemente omissivo tenuto negli anni dall’azienda Miteni a Trissino (VI), dove ha avuto origine l'inquinamento delle acque, non può essere giustificato in alcun modo". Il comunicato appena uscito di Legambiente Verona e Cologna Veneta.

"Non possono essere più accampati alibi istituzionali nell’agire nei confronti di chi consapevolmente ha messo a rischio la salute dei cittadini - sottolineano i circoli Legambiente di Verona e Cologna Veneta - Altrettanto grave appare la mancata attivazione degli organi di tutela e prevenzione istituzionali. Non è accettabile che per oltre 30 anni chi doveva vigilare e intervenire per tutelare la salute delle popolazioni coinvolte non subodorasse alcunché, vista l’attività altamente rischiosa svolta prima dalla Rimar (Centro Ricerche Marzotto) e poi dai primi anni 90’ dalla subentrata Miteni spa (leggi nostro precedente articolo)".

 

"Ora non ci sono più scuse - incalza Legambiente -: lasciando nelle mani della Procura della Repubblica le indagini e gli approfondimenti delittuosi del principale indagato e di altri eventuali soggetti, gli enti competenti, Regione in primis, si attivino immediatamente per portare e garantire nel più breve tempo possibile acqua pulita nelle case e nelle scuole coinvolte, anche utilizzando provvisoriamente botti e/o cisterne".

 

"Contemporaneamente si attivino tutte le misure necessarie per bloccare le fonti di inquinamento, anche sostenendo una moratoria produttiva nell’impianto Miteni, maggiore responsabile degli sversamenti, e vengano rimossi dai loro incarichi tutti coloro che si sono resi responsabili delle omissioni relative alla vigilanza e quindi alla prevenzione del disastro ambientale".

 

"La politica - conclude il comunicato dell'associazione - abbia finalmente il coraggio di fare quello che da tempo andava fatto: chi inquina deve pagare. Per questo si spingano sino alla richiesta del sequestro preventivo dei beni per evitare la probabile fuga dalle responsabilità del risarcimento del danno e della bonifica dei siti e della falda inquinata".

 

"Al contempo la Regioni, per poter recuperare le risorse necessarie per gli interventi indispensabili alla sostituzione del bacino di alimentazione delle acque e per l’avvio della bonifica dei siti inquinati, si impegni finanziariamente a far redigere il progetto definitivo e esecutivo per fornire acqua pulita ai rubinetti, anche dichiarando l’interesse pubblico delle opere, unica strada per poter accedere al contributo statale previsto nel Piano Operativo Ambientale finanziato con delibera del CIPE lo scorso dicembre".

 

"Per la bonifica dei i siti contaminati da PFAS, la Regione proponga, alla stregua della Terra dei Fuochi, dell’Ilva di Taranto o del Porto di Marghera, l’inserimento nei SIN, Siti di Interesse Strategico Nazionale per le bonifiche, l’intera area coinvolta dal micidiale inquinamento che, come sta emergendo, sta mostrando le gravi conseguenze in termini di incidenze di malattie, ricoveri e comunque con quantità di molecole velenose nel sangue delle popolazioni insediate pari o superiori a quanto previsto nei limiti per litro delle acque potabili".

 

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Ultima modifica il Domenica, 03 Dicembre 2017 20:59

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