Emergenza siccità: Adige in secca e clima che cambia

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Ne hanno parlato anche i media nazionali. In Veneto non piove dal 5 gennaio e le falde acquifere hanno raggiunto i minimi storici dagli ultimi vent’anni. E mentre in molti si preoccupano per il settore agricolo, manca una visione d’insieme per fermare gli effetti disastrosi di questo clima fuori dalla norma.

“L'assenza di precipitazioni, soprattutto in montagna, ha determinato in Veneto una situazione di grave criticità in termini di siccità”, ha riportato l’agenzia di stampa nazionale Ansa nei giorni scorsi.


Da ottobre 2016 a marzo di quest’anno c’è stato un calo del 53% delle piogge, con un deficit di 170 millimetri di precipitazioni, a fronte dei 350 millimetri attesi, che difficilmente potrà essere recuperato, in considerazione del fatto che non c'è neve da sciogliere in montagna.


La Regione Veneto è pronta a dichiarare lo stato d’emergenza e ha convocato nei giorni scorsi un incontro, con l'assessore regionale alla protezione civile Gianpaolo Bottacin e l'assessore regionale all'agricoltura Giuseppe Pan, per delineare la situazione attuale insieme ad Arpav e cominciare a parlare di provvedimenti per il breve e medio periodo per l'uso dell'acqua nelle case e in agricoltura.


L’Ansa stessa si sofferma sul mondo agricolo, facendo notare che “la situazione si prospetta molto preoccupante, in un momento delicato come quello della semina”. Altri organi di stampa intevistano gli agricoltori e fanno il punto sul prezzo del radicchio di Chioggia nei supermercati.


La verità è che le consueguenze sono davanti agli occhi di tutti e sono visibili guardando i corsi d'acqua, piccoli e grandi. Anche nella nostra città, l’Adige è in secca: il fiume dovrebbe avere una portata di almeno 80 metri cubi d’acqua al secondo, mentre è fermo a 37.


Oltre all’assenza di precipitazioni, preoccupano le temperature, che sono di 2,5 gradi sopra alla media. Siamo a livelli praticamenti estivi, con almeno due mesi di anticipo sul calendario tradizionale.


“Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici – riconosce la Coldiretti, salvo poi concentrarsi sulle “pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana. Le imprese agricole si trovano ad affrontare una nuova sfida, interpretando le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Servono – conclude la Coldiretti – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico”.


Considerazioni giustissime e sacrosante. Ma il punto è che la sfida da affrontare è rivolta a tutta la società e coinvolge in primis la gestione energetica degli edifici e delle produzioni industriali e il settore dei trasporti.


Inquinamento, alte temperature e assenza di acqua sono strettamente collegate: intervenire su un solo settore non basta, servono azioni d’insieme ed un cambio sistemico nella gestione di molti settori.


Intanto la Regione ha previsto campagne di sensibilizzazione sull'uso dell'acqua, soprattutto nei confronti degli operatori agricoli, e ricorda che, in caso di carenza idrica, viene salvaguardato prima l'impiego idropotabile poi quello agricolo: “E’ quello che stiamo facendo - ha commentato l'assessore Bottacin - Stiamo lavorando per venire in aiuto degli acquedotti che sono già in difficoltà. I grandi serbatoi idroelettrici vanno sfruttati al minimo e anche se si registreranno precipitazioni, non potrebbero comunque risolvere il problema a breve".

 

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Ultima modifica il Giovedì, 13 Aprile 2017 17:50

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