Emergenza acqua, la contaminazione arriva a Verona

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L’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche è arrivato in città. Per l’amministrazione è “tutto sotto controllo” ma, dopo anni di allarme a Vicenza e nell’Est veronese, è successo ciò che molti temevano, con la chiusura - in centro a Verona, zona Stadio – di una cisterna contaminata.

A seguito dei campionamenti di routine effettuati dalla ULSS di Verona, il 9 marzo è emersa la presenza di una sostanza perfluoroalchilica (PFOS), presso la centrale di Porta Palio, in una concentrazione di poco superiore ai livelli indicati dal Ministero della Salute. È risultato infatti un superamento di 3 ng/litro (33 ng/litro rispetto i 30 ng/litro stabiliti dal Ministero della Salute).

 

Mentre l'assessore all'ecologia Enrico Toffali invita ad evitare allarmismi, esperti e tecnici di Arpav e Acque Veronesi sono al lavoro per individuare la fonte di inquinamento. Per Toffali: “Si tratta di un caso isolato che interessa un pozzo a 20 metri di profondità. Le altre falde, a circa 70 metri, non presentano contaminazione”.

 

La centrale di Porta Palio è stata infatti riaperta oggi, privilegiando l’erogazione dell’acqua proveniente dai pozzi che pescano in profondità.

 

Ma cos’è il Pfos? Si tratta di un interferente endocrino della stessa famiglia degli Pfas – gli inquinanti che hanno colpito la zona di Vicenza ed Est veronese (vedi precedente articolo) che si accumula nel fegato, nei reni e nel cervello umano.


L'assessore all'ecologia del Comune di Verona assicura tuttavia che “non ci sono collegamenti con quanto è accaduto tra Vicenza e Verona”. Secondo le ricostruzioni, qualcuno potrebbe, consapevolmente o meno, aver sversato sostanze contenenti Pfos, dato che queste sostanze sono utilizzate in vari campi, anche nelle lavanderie e negli autolavaggi solo per fare due esempi.


Anche Acque Veronesi evidenzia che “il superamento di una sola analisi ha di per se scarso valore dal punto di vista della salubrità dell’acqua, tanto che la circolare emanata dall’ Istituto Superiore della Sanità, organo competente in materia, e recepita dalla Regione Veneto, prevede di valutare il dato in maniera statistica (su più campioni e per un dato periodo) e non su un unico prelievo.


Da quanto appare dai dati storici in possesso di Acque Veronesi, la falda che interessa l'approvvigionamento del sistema idrico di Verona non risulta essere compromessa. Ora le analisi andranno ripetute per più giorni per verificare se si tratta di un fatto episodico o se c'è una permanenza.


Nonostante le rassicurazioni, è naturale che si generi della preoccupazione. Immediata la reazione delle opposizioni: Michele Bertucco di Verona Piazza Pulita, lamentando informazioni fornite con il contagocce, ha presentato una domanda di attualità per il Consiglio di giovedì 16 marzo, per capire cosa si sta facendo per risalire alla causa dell’inquinamento che, afferma, “molto probabilmente è di tipo industriale” e se “come pare, tra la misura dell’Ulss e la chiusura del pozzo è stata erogata acqua inquinata”.


Mentre per Alessandro Gennari, candidato sindaco M5S a Verona, “c’è da sperare che non accada come per il caso Pfas nel Vicentino quando per mesi, a scapito della salute dei cittadini, si è cercato di minimizzare un fenomeno che ora appare essere in tutto e per tutto un allarme sanitario. L’inquinamento del pozzo di Porta Palio potrà pure rivelarsi un caso isolato, in città, ma è da prendere come un campanello d’allarme, e bisogna agire di conseguenza”.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 16 Marzo 2017 16:51

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