Ecomafie a Verona, più forza dalla nuova legge

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La nuova norma contro le ecomafie e l'eco-criminalità è stata al centro del dibattito che si è tenuto venerdì 13 maggio al Polo Universitario di Santa Marta, con la partecipazione (tra gli altri) del direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani e del Procuratore aggiunto di Verona Angela Barbaglio.

"Inquinamento da PFAS, traffici illeciti di rifiuti, cave abusive, vecchie e nuove frontiere dell'illegalità in Veneto". È stato questo il titolo dell'incontro a cui sono intervenuti anche il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro, il comandante del Gruppo Carabinieri Tutela Ambientale di Milano Massimiliano Corsano, il vice-questore aggiunto Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato Franco Lattanzio e Giulia Sofia Aldegheri di CEAG Veneto (Centro di Azione Giuridica).


Si è parlato della legge 68 del 29 maggio 2015, che ha introdotto all'interno del codice penale i seguenti cinque ecoreati: inquinamento, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento del controllo e omessa bonifica.


Secondo i dati di Legambiente, raccolti grazie alle collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, il Comando Tutela Ambiente dell'Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza e le Capitanerie di porto, fino al 31 gennaio 2016 i reati ambientali accertati sono stati 947, le persone denunciate 1185, i beni sequestrati 229 per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Dai dati emerge che in 118 casi è stato contestato il delitto di inquinamento e in 30 quello di disastro ambientale.


La regione dove sono stati accertati più ecoreati è il Lazio (134), seguita dalla Campania (95) e la Toscana (73). Il maggior numero di sequestri è stato riscontrato in Puglia (28), seguita dalla Calabria (25) e dalla Toscana (22).


Per quanto riguarda il Veneto i reati accertati sono stati 28, con 38 persone denunciate e due sequestri effettuati.

 

Nel corso dell'incontro, grazie all'inquadramento normativo fornito dalla dott.ssa Angela Barbaglio, procuratore aggiunto di Verona, è apparso chiaramente come la nuova legge sugli ecoreati abbia fornito un valido strumento operativo alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria per fermare gli eco criminali.

 

E' emerso inoltre che la prevenzione rimane ancora lo strumento principale a tutela dell'ambiente e che soprattutto l'educazione dei più giovani ha un ruolo fondamentale.

 

La nuova norma, attesa da ben 21 anni e realizzata grazie allo sforzo di numerosi rappresentanti del mondo politico, associativo ed economico, ha individuato delle pene precise per gli inquinatori, ha previsto un'aggravante più ampia laddove a qualsiasi reato consegua un qualunque illecito ambientale sia commesso al fine di commettere delitti ambientali, ha raddoppiato i tempi di prescrizione, ha esteso ai delitti ambientali la disciplina della confisca, ha previsto l'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi e una consistente attenuante in caso di ravvedimento operoso.

 

La legge ha scatenato anche diverse polemiche, sia in fase di discussione, durata due anni, sia successivamente alla sua approvazione.


Per Ciafani, direttore generale Legambiente che da anni si batte in prima linea per l'approvazione di una norma contro gli eco-reati, il bilancio è positivo: "I primi mesi di applicazione della legge stanno dimostrando l'efficacia del nuovo sistema sanzionatorio. Per rendere ancora più efficiente il contrasto agli ecocriminali è ora fondamentale attivare una grande opera di formazione per tutti gli attori della repressione dei reati ambientali, a partire dai magistrati e dalle forze dell'ordine, procedere rapidamente alla costituzione di una grande polizia ambientale partendo dalle migliori esperienze maturate dall'Arma dei Carabinieri e dal Corpo Forestale dello Stato, e approvare una norma per snellire le procedure per abbattere le costruzioni abusive."

 

Per il vice-questore aggiunto Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato, purtroppo "l'aggravamento dei reati allungherà i tempi dei processi, dato che giustamente bisognerà garantire i diritti della difesa. In precedenza, ad eccezione dei delitti connessi al traffico illecito di rifiuti, si trattava di reati contravvenzionali, spesso risolti in poco tempo con decreti penali di condanna. Il timore ora è che molti possano finire nella prescrizione."

 

La conferenza è stata organizzata nell'ambito della campagna di Legambiente Veneto #BastaPFAS, che prevede una raccolta firme nazionale per chiedere al Ministero della Sanità l'introduzione dei limiti di legge per l'inquinamento da perfluorati alchilici presenti nelle acque di falda (leggi articoli correlati).


Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, che ha emesso diversi pareri al riguardo, lo stato ambientale è preoccupante. Dalle ultime notizie sul grave inquinamento da PFAS in atto tra Verona, Vicenza e Padova, il Veneto è particolarmente esposto al rischio ecoreati e, molto probabilmente, si apriranno nuove frontiere di illegalità ambientale che porteranno la nuova norma sugli ecoreati in prima linea come uno degli strumenti per risanare la situazione.

 

E' possibile firmare la pezione #BastaPFAS a questo link.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 09 Giugno 2016 11:25

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