Verona, città poco sensibile e attenta al verde urbano

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Nella primavera scorsa alcune associazioni ambientaliste furono informate sulla necessità di intervenire sui tre platani presenti tra via Mameli e via Cesiolo, relitti verdi di una città poco sensibile e attenta al verde urbano. Legambiente Verona fa il punto sulla (assenza di) politica per il verde urbano a Verona.

"In quell'occasione, convocati dall'assessorato ai giardini e da AMIA quale gestore del verde - racconta Legambiente Verona - condividemmo la necessità di sostituire almeno una delle tre piante, fortemente compromesse, per tentare di ricostruire un angolo di paesaggio, oltre che di benessere, che quei platani manifestavano nell'immaginario identitario dei veronesi".


Concordata la necessità di presentare un progetto per realizzare il trapianto, il tutto fu rinviato all'autunno successivo. Ancora oggi però, nonostante numerosi solleciti, l'assessorato ai giardini non ha depositato alcun progetto: "E' ormai certo che nemmeno entro questa primavera verrà effettuata alcuna piantumazione", lamenta l'associazione veronese.


A Verona infatti, denuncia Legambiente, "il verde è considerato non un valore in quanto tale (per la salute, per il paesaggio, per assorbire la CO2 ...), bensì poco meno che uno standard urbanistico da contrattare in cambio di volumetrie".


Le conseguenze sono frammentazione e marginalità delle aree verdi, assenza di un disegno, povertà di funzioni e della sua accessibilità, denunciano.


Gli stessi numeri evidenziano la scarsa rilevanza e considerazione che merita: dai dati ISTAT del 2011 ("da allora certamente nulla è cambiato", sottolineano) la disponibilità di verde urbano è ferma al 3,7% della superficie comunale, lontanissimo dalle prime 20 città verdi come Sondrio, Trento, Monza Torino, Milano e Cagliari che hanno riservato quantità comprese tra 32,2% e 7,2% della rispettiva superficie comunale.


"Vale la pena citare, oltre al caso di via Mameli – insiste Legambiente - il non rinviabile intervento che riguardava 40 tigli in via Fra Giocondo, dove da occasione di revisione della viabilità e della vivibilità in un quartiere in cui è pericoloso passeggiare o andare in bicicletta, si è preferito limitarsi, per assenza di fondi, alla sostituzione delle stesse con essenze meno invasive, procrastinando ai posteri gli stessi disagi di dissesto del fondo stradale, del marciapiede e degli stessi edifici in parte già compromessi dall'apparato radicale delle alberature, a cui prima o dopo qualcuno dovrà rispondere".


Legambiente Verona cita anche la legge 10 del 2013, relativa alle norme per lo sviluppo delle aree verdi urbane, che prevede che i comuni debbano utilizzare almeno metà degli oneri di urbanizzazione per provvedere ad opere pubbliche di urbanizzazione e di recupero urbanistico, comprendendo quelle relative all'implementazione del verde.


"Eppure – fanno notare - è depositato dal 2006, presso il comune di Verona, una proposta di regolamento del verde, preparato senza alcun onere per l'Amministrazione da esperti professionisti appartenenti alle associazioni ambientaliste, che si proponeva come primo passo per organizzare e regolamentare la gestione del verde urbano, proprio per prevenire ed evitare quella discrezionalità di approccio deleteria e responsabile di dannosi interventi sul paesaggio e sulla salute dei cittadini".


L'adozione di un regolamento del verde, ordinamento assai più "leggero" di uno strategico e più efficace piano del verde, è comunque una pratica assai diffusa che riguarda il 45,7% delle città capoluogo. Venezia, ad esempio, ha attivato un processo di partecipazione (Forum del verde) tra Amministrazione e ordini professionali, associazioni, scuole, università ecc., per promuovere uno strumento di gestione del verde, non escludendo accenni di collegamento al piano regolatore; altrettanto ha fatto Torino, che tra le finalità del regolamento intende perseguire la tutela del verde quale elemento qualificante per migliorare la qualità della vita dei cittadini e capace di attrarre, tra l'altro, nuove iniziative economiche e turistiche.


L'associazione veronese conclude con un appello all'attuale sindaco Flavio Tosi, il cui secondo mandato terminerà tra un anno. "Non permetta di essere ricordato solamente per le grandi (opere fortunatamente mai partite). I cambiamenti climatici sono indiscutibilmente una preoccupante realtà e hanno bisogno di essere mitigati e contrastati con provvedimenti seri ed efficaci, tra cui prioritario rimane la necessità di una maggiore disponibilità di verde urbano, gestito e libero a disposizione dei cittadini".

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 10 Marzo 2016 13:47

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