Accordo di Parigi, i risultati di Cop21e il parere dei veronesi

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È stato accolto come un accordo storico, una svolta nella lotta al cambiamento climatico. Ma, tra scienziati e ambientalisti, sono in molti ad essere delusi e preoccupati per il risultato della COP21 di Parigi. Ecco l'opinione di alcune associazioni veronesi che hanno partecipato alla Marcia per il Clima del 29 novembre.

REAZIONI POSITIVE

L'Italian Climate Network l'ha definito "un buon accordo, bilanciato e positivo" dopo anni di fallimenti, che segna la strada "verso emissioni nette zero. Siamo molto soddisfatti" (vedi link).

 

Anche Avaaz, l'organizzazione che ha promosso le Marce per il Clima mondiali, si è dichiarata entusiasta dell'accordo, definendolo "l'inizio della fine per i combustibili fossili. Lo strumento di cui avevamo bisogno per costruire un futuro sicuro per le prossime generazioni" (link).


IMPEGNI GENERICI

A ben guardare, però, sono molte le posizioni estremamente critiche da parte di esperti del clima, anche internazionali. A partire da James Hansen, definito il "padre" della consapevolezza sul cambiamento climatico, ex scienziato Nasa, intervistato dal quotidiano britannico Guardian, secondo cui l'accordo è "una vera truffa, tante promesse senza nessuna azione" (vedi link, in inglese).

 

Dello stesso parere, per restare dentro i nostri confini, il climatologo Luca Mercalli, che ha commentato al giornale Le Presse: "Per il clima è un accordo modesto. Gli uomini sono bravi a litigare e non mettersi d'accordo, ma il clima non aspetta. Le leggi fisiche se ne infischiano delle difficoltà relazionali degli uomini" (link).


Il testo dell'accordo è effettivamente poco concreto: si riconosce infatti che l'aumento della temperatura globale va limitato "ben al di sotto dei 2 gradi centigradi", meglio se entro la soglia di sicurezza di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Mancano però indicazioni precise sul "come" fare per raggiungere questo difficile obiettivo, dato che siamo già ad un aumento di +1°.


Un altro punto critico riguarda i tempi: l'accordo infatti indica il 2020 come anno di inizio per il taglio drastico delle emissioni. Dal 2018 si dovrà cominciare a prepararsi, riducendo gradualmente la quantità di CO2 prodotta. Per gli scienziati però aspettare tre anni significa essere destinati a raggiungere un aumento inevitabile di +2,7°/3°, con gravi conseguenze per l'equilibrio del pianeta.


Ogni cinque anni poi è previsto un processo di revisione dei risultati dei singoli Stati, che saranno però autocerticati (senza l'intervento cioè di organismi internazionali di controllo), con ben poca certezza quindi sulla veridicità degli stessi. A ciò si aggiunge il fatto che non ci sono obblighi per gli obiettivi dei singoli Stati, che potranno essere definiti volontariamente.


Manca infine una data certa come obiettivo per l'azzeramento delle emissioni: secondo l'accordo, il picco delle emissioni dovrà essere raggiunto ,molto vagamente, "il prima possibile" ("as soon as possible") mentre la "neutralità" delle emissioni (il bilanciamento tra climalteranti emesse e assorbite) dovrà essere raggiunta in una generica "seconda metà del secolo" (che potrebbe significare anche entro il 2099).


A ben vedere, quindi, l'unico grande successo di Parigi è quello di aver convinto – per la prima volta - la quasi totalità dei paesi partecipanti (195) a sottoscrivere il testo dell'accordo, riconoscendo che "il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta".

 

LE OPINIONI A VERONA
Anche nella nostra città, tra i promotori della Marcia per il Clima del 29 novembre scorso (link), l'accordo ha suscitato reazioni contrastanti. "Visti i precedenti fallimentari del Protocollo di Kyoto e di Copenaghen 2009, si tratta di un risultato importante e in un certo senso insperato – è l'opinione della neo-presidente di Legambiente Verona Chiara Martinelli - . L'aspetto positivo è la consapevolezza da parte di tutti che il futuro deve essere libero dall'energia prodotta dalle fonti fossili e che il mondo deve guardare al rinnovabile. Ora si dovrà verificare affinchè i governi mantengano gli impegni presi e per farlo dovranno esserci monitoraggi puntuali, per i quali a quanto pare manca un programma di revisione sul breve periodo; per questo la società attiva deve impegnarsi nella continua presenza per ottenere azioni concrete. Particolarmente importante, in questo momento, dire stop alle trivellazioni nel mare Adriatico, che vanno in direzione opposta agli accordi di Parigi: Legambiente sosterrà quindi i referendum regionali contro le trivellazioni".


wwf-verona-manuela formentiPiù critica Manuela Formenti del Wwf veronese (nella foto), secondo cui "si tratta di un obiettivo di lungo termine: il 2020. Questo deve urgentemente essere rafforzato e completato con un'azione forte nel breve termine se vogliamo avere qualche speranza di raggiungere l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi. Inoltre, credo che il finanziamento per l'adattamento, per le perdite e i danni e la crescente riduzione delle emissioni dovrebbe essere il primo punto all'ordine del giorno dopo Parigi".


Anche per il presidente del Movimento per la Decrescita Felice di Verona, Francesco Badalini, "difficile parlare di grande successo per questo accordo: gli impegni presi sono insufficienti per limitare il riscaldamento a +2°ed anche il rinvio al 2020 per la riduzione delle emissioni di CO2 non fa ben sperare. Serve cambiare subito il modello economico che regola le nostre società, con una decrescita della produzione di merci industriali ed un focus importante alla limitazione degli sprechi, anche energetici".


Ma non di soli combistibili fossili sono fatte le emissioni: nel testo dell'accordo non si fa però nessuna menzione degli altri gas, come il metano, e degli allevamenti intensivi di bovini, responsabili del rilascio in atmosfera di una percentuale compresa tra il 18% e il 51% di tutte le emissioni climalteranti attribuibili alle attività antropiche. La lobby della carne e dei prodotti lattiero-caseari, in pratica, pesa quasi più di quella del petrolio: cambiamo le nostre abitudini a tavola e potremo contribuire a salvare il pianeta.

 


In allegato, da scaricare, il testo completo dell'accordo di Parigi (in inglese).

 

 

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Ultima modifica il Martedì, 15 Dicembre 2015 20:07

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