No del Tar a Ca' del Bue, ma Agsm non si arrende

By Aprile 18, 2014 2001 No comment
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Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di Agsm: sono stati negati definitivamente gli incentivi CIP 6 che avrebbero reso possibile la realizzazione dell'inceneritore di Ca' Del Bue. Ma l'azienda di servizi municipalizzati Agsm ancora non si arrende.

La sentenza del tribunale amministrativo è arrivata in anticipo: il documento (disponibile a questo link) che giudica come "infondato" il ricorso di Agsm reca la data del 16 aprile, nonostante la risposta si aspettasse per fine maggio.

 

Non si è fatta attendere, come prevedibile, l'esultanza delle associazioni contrarie all'impianto: tra queste Salute Verona, che ha accolto con soddisfazione la decisione. "Non senza un pizzico di orgoglio ci vediamo premiati della costanza e impegno fin qui profusi per contrastare un'opera da sempre ritenuta inutile e dannosa per la salute dei cittadini. Ci sentiamo ripagati per tutte le iniziative svolte in questi anni per informare la cittadinanza e nel contempo cercare un dialogo con l'amministrazione veronese, purtroppo sempre reticente a discutere su possibili alternative all'incenerimento".

 

Chi pensava però che, di fronte alla sentenza negativa del Tar, Agsm si sarebbe arresa è rimasto certamente sorpreso: oggi infatti l'azienda ha convocato una conferenza stampa in cui ha dichiarato che ha diffidato la Regione e ricorrerà al Consiglio di Stato. Agsm vuole conoscere esattamente la quantità di rifiuti garantiti per Ca' del Bue, anche per "salvaguardare gli investimenti fatti fino adesso in vista della sua realizzazione: solo sulla base di questi dati certi - hanno sottolineato i responsabili dell'azienda - valuteremo se fare o meno l'impianto".

 

Un'altra possibilità negativa, prospettata dalla stessa associazione Salute Verona, è che si voglia utilizzare Ca' del Bue per bruciare rifiuti industriali e quindi speciali, e non i rifiuti urbani come previsto fino adesso. per un quantitativo di 192.000 tonn come proposto inizialmente nel bando per la gara di appalto. "Verona si ritroverebbe a bruciare rifiuti provenienti da ogni dove – evidenzia con preoccupazione l'associazione - dato che questa tipologia non necessita di territorialità: verrebbe però a mancare tutta la motivazione strategica dell'impianto per i veronesi, rimarrebbe in piedi solo il beneficio economico per le aziende interessate".

 

"Proponiamo – conclude l'associazione – di rivalutare l'impianto esistente come un polo di riconversione, per dare nuova vita a materiali post consumo, cosa che già avviene in molte altre parti d'Italia e che darebbe così un senso anche ai soldi dei cittadini finora".

 

 

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Ultima modifica il Venerdì, 18 Aprile 2014 18:55

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