Confagricoltura, un convegno per un patto tra apicoltori e viticoltori

A Sant’Ambrogio di Valpolicella si è parlato della moria delle api e di come sia fondamentale un comportamento più rispettoso per la loro salvaguardia, ma anche per la qualità del vino.

 

“Non vendiamo solo vino, ma anche il nostro territorio. Deve stare bene l’ape, star bene il viticoltore, star bene il vigneto e star bene anche il fruitore del territorio. Con la collaborazione e il rispetto tra viticoltori e apicoltori, può guadagnarne il nostro lavoro e anche la nostra immagine”.

pubblico e relatoriQuesta la sintesi di Christian Marchesini, vicepresidente nazionale e presidente regionale dei viticoltori di Confagricoltura, nel convegno “Apicoltura e viticoltura, opportunità e sostenibilità”, che si è svolto ieri a Villa Bassani Brenzoni a Sant’Ambrogio di Valpolicella. In una sala gremitissima, con tanta gente in piedi, viticoltori e apicoltori hanno lanciato la proposta di un’alleanza non solo per la salvaguardia delle api, ma anche per il benessere delle viti e la qualità del vino. Negli ultimi anni si è assistito infatti a una preoccupante moria delle api, dovuta anche all’utilizzo non sempre appropriato di fitofarmaci.

Matteo Villa, vicepresidente regionale e responsabile provinciale dell’Associazione apicoltori, ha spiegato che le api sono le sentinelle ambientali del territorio e la loro azione è estremamente importante sia per l’agricoltura, sia la sicurezza alimentare e la salubrità dell’ambiente. Una chiara testimonianza in merito è giunta dall’agronomo e apicoltore Pierantonio Belletti,  che ha raccontato il progetto “Api in vigna” condotto nella zona del Collio, in Friuli, dove una rete di aziende vitivinicole sta implementando l’agricoltura sostenibile con ottimi risultati: “La vitalità delle api è migliore ma anche l’andamento del vigneto è migliorato – ha spiegato Belletti -, con una migliore allegagione e un miglioramento sia qualitativo che quantitativo della produzione. La presenza dell’ape aiuta nel controllo della botrite, nel mantenimento dei lieviti e a dare un’immagine migliore per la viticoltura tutta, a beneficio anche economico. Ne guadagna pure il miele italiano, che vale 250 milioni di euro all’ingrosso, ma che riesce a soddisfare in termini produttivi appena il 50% del fabbisogno interno. Tanto che dobbiamo importare da Ungheria, Romania e Sudamerica”.

Ai viticoltori non si chiede di stravolgere le tecniche agricole, ma di rispettare alcune buone pratiche agronomiche di base: evitare i trattamenti insetticidi in fioritura o melata, non trattare in presenza di vento, preferire i trattamenti serali, sfalciare l’erba dall’interfilare. L’agronomo Renzo Caobelli ha chiarito che, sebbene il vigneto sia autofertile e non abbia bisogno di esser impollinato, le api vanno sull’erba o in cerca di polline e vengono quindi coinvolte dall’uso di fitofarmaci. Bisogna quindi eliminare insetticidi, fungicidi ed erbicidi tossici, come i piretroidi, sostituendoli con alternative meno pesanti, “che possono causare nelle api danni al sistema cognitivo, all’olfatto e alla vista, al senso di orientamento e alla fertilità”.

Molto importante anche il mantenimento della biodiversità con specie arboree e arbustive autoctone, da usare per l’impianto di boschi e siepi negli agrosistemi: “La biodiversità è vita e senza vita il pianeta sarebbe un deserto – ha rimarcato Gianfranco Caoduro di World biodiversity association -. È importantissimo che tutti gli organismi viventi abbiano lo spazio necessario per esprimere la loro capacità di vivere assieme all’interno degli ecosistemi. Questo vale anche per l’agrosistema. La prima cosa che deve fare l’agricoltura è quella di conservare il suolo, la ricchezza più importante, ma poi anche la qualità dell’aria e dell’acqua. Anche attraverso siepi e boschetti che una volta erano molto diffusi in Valpolicella e oggi non ci sono più”.

Viticoltura e apicoltura devono coesistere: secondo un articolo del New York Times, se l’ape sparisse nel primo anno l’agricoltura mondiale pagherebbe un conto di 440 miliardi di dollari. Il Veneto, come ha ricordato Marchesini,  rappresenta il 16-17% della viticoltura nazionale, per un totale di 100.000 ettari. Verona ne conta 30.000, di cui 8.000 in Valpolicella. Una gestione migliore dei vigneti potrà migliorare il lavoro di tutti, ha sintetizzato Olga Bussinello, direttrice del Consorzio tutela vini Valpolicella: “Siamo un territorio di grandi rossi, ma anche l’apicoltura è un fiore all’occhiello, oltre che un indicatore di benessere. In Valpolicella abbiamo iniziato dieci anni fa a ragionare sulla sostenibilità grazie al progetto delle tre R, riduci, risparmia e rispetta. Lo stiamo portando avanti con convinzione e cercheremo di migliorarlo nel tempo, con il coinvolgimento di aziende grandi e piccole”.

Conclusioni affidate a Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona: “Noi crediamo molto nelle nuove tecniche e siamo attenti a tutto ciò che è avanzato a livello biotecnologico. Nei nostri vigneti viene usata troppa chimica e questo per le api non è un toccasana. Le biotecnologie possono favorire una diminuzione della chimica attraverso la cisgenesi e tutte quelle tecniche che possono portare i vitigni ad essere resistenti alle malattie”.

 

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Ultima modifica il Venerdì, 25 Gennaio 2019 18:01

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