Ecosistema Urbano 2018, Verona perde 22 posizioni

È uscito il rapporto annuale di Legambiente sulle performance ambientali delle città capoluogo italiane. Verona precipita alla 67ª posizione. La virtuosa Mantova ancora 1ª classificata. In Veneto peggio di noi solamente Rovigo (88ª).

 

La staticità e l’incapacità di rinnovarsi sono gli elementi che hanno caratterizzato le politiche urbane veronesi dell’ultimo ventennio. Verona non pianifica il futuro, consuma suolo e si riempie di centri commerciali, disperde acqua, aumenta il tasso di motorizzazione privato a scapito del trasporto pubblico e reagisce solamente per effetto delle sanzioni ai pesanti tassi di inquinamento dell’aria.

I rifiuti poi vengono gestiti come un decennio fa, i chilometri di piste ciclabili vengono gradualmente ridotti e la città rimane indifferente alle isole pedonali e agli spazi verdi urbani, pur avendo inserito nel proprio piano strategico il Parco dell’Adige Nord e Sud e il Parco delle Mura e dei Forti, in attesa da qualche decennio dei piani d’attuazione.

L’annuale rapporto di Legambiente “Ecosistema Urbano 2018”, giunto alla sua 25^ edizione, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, in collaborazione con Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici, fotografa un’Italia che in molti angoli del bel paese si evolve e pianifica le trasformazioni future, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza.

È l’Italia dei capoluoghi in testa alla graduatoria di Ecosistema Urbano di quest’anno: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza tra le prime classificate. È anche l’Italia dell’Area C e della mobilità condivisa di Milano, della gestione dei rifiuti di Oristano, Parma, Trento, Mantova, Treviso e Pordenone, della tramvia di Firenze (e magari in prospettiva quella dell’ambiziosa rete su binari di Palermo), che contiene lo spreco di acqua come Macerata e Monza, che investe sul solare come Padova, che teleriscalda 6mila studenti delle superiori come ha fatto Udine esattamente un anno fa. O ancora è quella di parte che amplia gli spazi a disposizione dei pedoni come ha fatto Firenze, che allarga come Bergamo la Ztl fino a farla diventare la più estesa d’Italia o diventa bike friendly come Ferrara, Reggio Emilia, Bolzano con la sua ciclopolitana e Pesaro con la bicipolitana.

Non solamente pochi casi isolati, quindi, bensì un cambiamento ed uno sforzo per uscire dal passato che ha contaminato diverse città, che è ben strutturato e ha bisogno di essere sostenuto e agevolato.

IN VENETO bene solamente Belluno (7ª) - che perde una sola posizione, e si distingue per una produzione di rifiuti pro capite tra le più basse in Italia e una buona raccolta differenziata (78%) - e Treviso (8ª), che guadagna una posizione e che,  pur tra le ultime città per depurazione delle acque con perdite in rete fino al 44,8%, è tra le prime per raccolta differenziata dei rifiuti con il 100% di raccolta domiciliare; Venezia (21ª) mantiene la posizione, si distingue per il miglior trasporto passeggeri e un eccellente secondo posto per offerta di TPL (trasporto pubblico locale) seconda solamente a Milano. Cedono posizioni, oltre a Verona, sia Vicenza (dalla 40ª alla 49ª) che Padova (dalla 42ª alla 51ª) e peggio di tutte Rovigo che perde 24 posizioni (dalla 64ª alla 88ª), piccolo capoluogo di provincia che, contrariamente a molte cittadine di simile dimensione, non si distingue in nessuno tra gli indicatori proposti da Ecosistema Urbano.

Un approccio alle politiche urbane delle città venete ancora saldamente novecentesco, lontano dal pensare le città come un unico organismo, eccellendo nella migliore delle ipotesi in alcuni settori (es. gestione rifiuti) ma senza un’idea ecosistemica di gestione, guardando alla città da prospettive parziali, ciascuna delle quali persegue logiche di settore spesso contraddittorie.

È questa la fotografia anche della nostra Verona, in cui la maggior parte delle iniziative e degli interventi attuati sono stati praticati al di fuori di una visione complessiva che ha privilegiato il comparto delle costruzioni senza alcuna considerazione sull’impianto della mobilità, fermo agli ultimi interventi attuati nei primi anni novanta del secolo scorso e rifiutando qualsiasi idea di pianificazione integrata.

Verona (67ª) perde 22 posizioni in un solo anno, piazzandosi 67^. Una città incapace di rinnovarsi, testimoniata dall’assenza di politiche coraggiose e investimenti adeguati, come dimostrano ad esempio l’inquinamento da polveri sottili, il tasso di motorizzazione o il consumo di suolo.

MOBILITA'
L’alto tasso di motorizzazione a Verona (64 auto e 14 moto ogni 100/ab), che si traduce nel ricorso all’auto privata per la stragrande maggioranza degli spostamenti, genera una lunga serie di conseguenze negative economiche, ambientali, sociali e sanitarie. Le politiche pubbliche veronesi sul trasporto pubblico locale (TPL) rimangono latitanti e non favoriscono l’uso di sistemi alternativi: 164 passeggeri trasportati annualmente dal trasporto pubblico (222 passeggeri/ab la media per le grandi città); 27 km la percorrenza annua del trasporto pubblico (media 40km/vettura/ab); 0,16 mq/ab le isole pedonali, dato invariato da 15 anni, tre volte inferiore alla media nazionale pur considerando anche città di media e piccola dimensione.

In decisa flessione rispetto agli ultimi 4 anni (-15%) la disponibilità di piste ciclabili. La frammentarietà e l’incompletezza dei tratti di piste ciclabili a Verona fanno sì che sia di poco stimolo per pensare alla bicicletta come il mezzo più veloce ed efficiente per gli spostamenti casa-scuola/lavoro.

RIFIUTI
Costante la produzione pro capite di rifiuti di 529 kg/ab, in media con il paese. Tuttavia il porta a porta - sistema in grado di affrontare virtuosamente la gestione dei rifiuti unitamente alla differenziata - ha raggiunto la media nazionale del 67,6% del totale dei rifiuti prodotti, contro il 23,3% realizzato a Verona, intento a sperimentare un non meglio definito sistema, sottolinea Legambiente Verona nel suo comunicato. Ferma al 51% la raccolta differenziata, ancora ben al di sotto dell’obiettivo già fissato dalla direttiva europea del 65% da raggiungere entro il 2012. 

ACQUA
In pesante aumento ancora i consumi idrici a 237 l/ab/die (media 152,7). Fanno peggio di Verona solamente Reggio Calabria e Milano. Altrettanto grave la situazione delle perdite in rete: il 33,9% dell’acqua messa in rete non raggiungerà mai i nostri rubinetti. La rete idrica diventa ogni anno più vecchia, senza le opportune opere di manutenzione, è inevitabile che la dispersione confermi tutte le sue criticità.
Anche la gestione della depurazione dei reflui, ferma all’84%, ci spinge in fondo alla classifica all’87° posto.

VERDE URBANO
A lungo anche nella nostra città sono stati abbattuti alberi per far posto a infrastrutture ed edifici. Il patrimonio residuo nella nostra città è di 19 alberi ogni 100 abitanti, una quantità decisamente bassa (se pur nella media nazionale) rispetto ai 108 di Modena o ai 64 di Brescia. Altrettanto bassa la quantità di verde disponibile, 33,3 mq/ab, pari al 4,32% della superficie comunale totale.
Oggi è indispensabile recuperare superficie impermeabilizzata e non puntando più solo sui polmoni verdi confinati nelle aree residue tra gli spazi urbanizzati, ma a un nuovo e più ambizioso obiettivo: verde dappertutto. Non solo per ragioni estetiche: il patrimonio arboreo urbano può contribuire al contenimento, su scala locale, dell’inquinamento atmosferico e acustico, e alla riduzione, su scala globale, delle emissioni di gas serra. È il ruolo che avrebbero il Parco dell’Adige nord, il Parco dell’Adige sud e il Parco delle Mura, aree verdi già presenti nel PAT, che a tutt’oggi vivono nel limbo e che potrebbero assumere un’importanza strategica per affrontare in primis le problematiche urbane determinate dai cambiamenti climatici, e contemporaneamente diventare attrattori di un nuovo turismo culturale e ambientale.

SUOLO
Nel dossier “Mattone e finanza”, redatto da Legambiente Verona nel 2013, la quantità di suolo artificializzata era pari al 33,7% della superficie territoriale comunale, per circa 6700 ettari totali. Fino ad oggi sono stati artificializzati circa 260 mq per abitante, e se andranno attuate le opere in previsione - di “grande interesse”, per quanto si capisce, anche per gli attuali amministratori comunali - si arriverà a 290 mq/ab, portando la superficie complessiva artificializzata a 7600 ettari, il 38% della superficie comunale.

L’inserimento dell’uso del suolo tra gli indicatori di Ecosistema Urbano permette di valutare un aspetto centrale della sostenibilità delle città. Con il nuovo secolo è emersa una nuova ambiziosa ma necessaria esigenza: fermare il degrado del suolo entro il 2030. È questo il compito che compete fin d’ora agli attuali amministratori, invertire la rotta e dimostrare che l’accoppiamento crescita economica e consumo di suolo non è più sostenibile.

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Ultima modifica il Lunedì, 29 Ottobre 2018 14:32

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