Mobilità sostenibile, proposte per un piano che funzioni

Per migliorare il sistema della mobilità urbana - dice l'urbanista Giorgio Massignan - Verona dovrebbe puntare su un nuovo modello dei trasporti pubblici, la cui spina dorsale potrebbe essere una nuova tramvia elettrica in grado di collegare la provincia da San Bonifacio al lago di Garda.

 
di Giorgio Massignan, urbanista presidente di VeronaPolis

Torna anche quest'anno a Verona il Mobility Day, inaugurato domenica 7 ottobre, con una serie di iniziative che saranno riproposte nelle domeniche 21 ottobre, 11 novembre, 27 gennaio, 10 febbraio, 10 marzo e 31 marzo per sensibilizzare i cittadini ad un uso più responsabile dei mezzi di spostamento. In sostanza meno auto private sulle strade, per contrastare l’inquinamento atmosferico, a favore di soluzioni alternative. Il Mobility Day invita ad alcune riflessioni sulla mobilità al fine di superare la fase di sensibilizzazione e entrare nel concreto delle scelte che l’amministrazione comunale di Verona è chiamata a fare.

I romani realizzarono la città di Verona all’interno dell’ansa dell’Adige e nei secoli successivi la presenza del fiume e delle colline ne hanno condizionato lo sviluppo urbanistico e la mobilità. Inoltre, la sua posizione, la sua morfologia con la conseguente carenza di ricambio d’aria e la presenza di un elevato flusso di traffico sulle tratte stradali ed autostradali la rendono particolarmente soggetta all’inquinamento atmosferico.

Come accade tutti gli anni, quando alla fine dell’estate si riaprono le scuole e le attività cittadine riprendono i consueti ritmi lavorativi, il traffico aumenta e di conseguenza anche l’inquinamento atmosferico. Sinora, le risposte della precedente pubblica amministrazione per intervenire contro le cause dell’inquinamento atmosferico e per organizzare la mobilità erano state evanescenti ed improbabili, come il progetto del traforo della collina e la strada di gronda, che avrebbero chiuso a nord la città con una grande complanare aperta sia al traffico leggero che a quello pesante.
A mio avviso, quella soluzione avrebbe peggiorato ulteriormente la già precaria salute dell’aria veronese. Tutto questo, nonostante le competenti autorità europee abbiano da tempo invitato le amministrazioni comunali a ridurre consistentemente le emissioni nocive.

L’Amministrazione attuale, in attesa del PUMS (Piano urbano della mobilità sostenibile), sta definendo il progetto per un maxi bus ed ha deliberato, con una serie di deroghe fantasiose, il blocco delle vecchie automobili più inquinanti. Ma tutto questo è sufficiente? Secondo me no.

Il sistema della mobilità andrebbe progettato organicamente con le scelte urbanistiche sull’uso del territorio. Ritengo che si debba partire da un Piano della mobilità che preveda di cambiare il modello dei trasporti urbani, privilegiando quello pubblico e quello ciclabile, oltre che ridurre quello privato a motore. Ma andrebbero analizzati anche i diversi attrattori di traffico e le ore di maggior intensità dei flussi nelle arterie che li servono, per programmare e differenziare le aperture e le chiusure degli stessi.

È ormai accertato che le attuali infrastrutture viabilistiche non sono in grado di rispondere, non solo all’aumento del traffico che produrranno le nuove attività commerciali e non solo, che le recenti scelte urbanistiche hanno permesso e permetteranno di realizzare, ma anche a quello attuale. Mantenere lo stesso modello di mobilità significherebbe rendere invivibili e impraticabili ampie aree del territorio veronese. Ma per modificarlo efficacemente non saranno sufficienti i futuri maxi bus che, anzi, avendo le corsie preferenziali ed esclusive che insistono su arterie già collassate dal traffico privato, tipo via Mameli, le renderanno non più in grado di ospitare gli attuali flussi di automobili e si renderà quindi necessario realizzare altre infrastrutture viabilistiche, magari parallele, magari con un nuovo traforo, che produrranno altro traffico ed altro inquinamento.

La scelta di puntare sul mezzo di trasporto pubblico dovrebbe essere decisa e radicale e rappresentare una reale alternativa a quello privato a motore, non un suo complemento. A tale riguardo, torno a proporre un sistema basato sulla tramvia elettrica che, su sede fissa ed esclusiva, possa essere la spina dorsale del piano della mobilità urbano ed il trasporto privato a motore solo una leggera integrazione. Una tramvia elettrica che da Verona est, provenendo da San Bonifacio, arrivando in Borgo Venezia, indirizzi un ramo verso Grezzana; continui il percorso costeggiando le mura magistrali, sbocchi in via Pallone, attraversi Piazza Bra e percorra Corso Porta Nuova; poi un ramo si diriga verso Verona sud; uno prosegua verso l’aeroporto Catullo; uno verso la stazione-stadio-Borgo Milano; ed un terzo verso Borgo Trento. Quindi un ramo si diriga verso la Valpolicella per giungere ad Affi ed a Garda, riprendendo, dove possibile, il vecchio tragitto della ferrovia Verona-Caprino. In alcuni tratti, per esempio da San Bonifacio a Verona, sarebbe possibile utilizzare le rotaie ferroviarie.

Alla rete della tramvia, andrebbe collegato un sistema di minibus elettrici, che dai parcheggi scambiatori, localizzati nei punti strategici di interconnessione tra la linea della tramvia e le infrastrutture viabilistiche, oltre che all’esterno del tessuto urbano storico, si collegherebbero con il centro storico. A tutto questo si dovrebbe pianificare un organico sistema di percorsi ciclabili. Quindi, realizzate le adeguate infrastrutture, l’intero centro storico (compresa Veronetta) e le aree centrali dei borghi periferici, si potrebbero pedonalizzare; mentre Borgo Trento, Cittadella, Valverde, San Bernardino e San Zeno, potrebbero diventare Zone a Traffico Limitato.

La domanda pertinente è: con quali soldi? Rispondo sommando il costo del traforo e della strada di gronda dell’epoca tosiana con quello del maxi bus attuale. Probabilmente, con quanto si pensava di spendere per quei progetti, non tutto, ma una buona parte del piano tramvia si potrebbe realizzare. Anzi, se non si fosse perso tempo con progetti assurdi sarebbe già realizzato. Ricordo che alla fine degli anni ’90 stavano iniziando i primi lavori.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 11 Ottobre 2018 15:56

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