Parchi regionali veneti, grave voto della Giunta verso l’autogestione

Norma ad hoc per il Parco della Lessinia, con i proprietari terrieri membri del consiglio direttivo. La denuncia di Italia Nostra, Legambiente Verona, Wwf veronese e Lipu.

 

«La Giunta Veneta, conscia della maggioranza in Consiglio, non ha faticato ad ottenere quello che da oltre un anno stava perseguendo. L'obiettivo dichiarato è sempre stato quello di svilire e ridurre le aree protette a favore di spazi per le attività economiche.

Riuscita nell'intento con l'approvazione di questa legge, che accentra poteri straordinari su di sé in merito a nomine e controllo per la gestione di tutti i parchi del Veneto, ora potrà dedicarsi alle modifiche sostanziali della Legge Regionale 40 del 1984, riducendo le superfici dei parchi così come già più volte ribadito da alcuni consiglieri di maggioranza che non tollerano la presenza di tutele, vincoli e limiti alla libertà d'impresa.

Eppure non più tardi di due anni fa in fase di redazione della proposta di legge per modificare quella in vigore per l'istituzione dei parchi e delle riserve naturali regionali, si recitava che: “…Le aree naturali protette e più in generale la Rete ecologica regionale […] rappresentano un importante laboratorio per la conservazione e l'implementazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici attraverso lo sviluppo di attività sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale…”; una premessa  sacrosanta di cui oggi non c'è traccia nella norma appena approvata. Al suo posto, quali finalità e obiettivi da garantire, si dichiara che “…le nuove disposizioni per la gestione e il funzionamento dei parchi perseguono l'obiettivo della semplificazione, del miglioramento e dell'efficienza delle procedure programmatorie e gestionali…”.

ADDIO CONSERVAZIONE, ADDIO BIODIVERSITA’
Per uscire dal regime di commissariamento in cui tutti i parchi del Veneto erano miseramente finiti, il disegno di accentramento nelle mani della Giunta Regionale lo si legge in tutto l'articolato: “La Giunta regionale definisce…coordina…fornisce supporto...” (art.2.2); “[…] indirizzi tecnici forniti dalle strutture regionali” (art. 2.3); comunità del Parco composta da “[…] tre soggetti designati dalla Giunta Regionale”(art 4.1.b); tutti “i componenti della comunità del parco sono nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale…” (art 4.2); […] Il consiglio direttivo è nominato dal Presidente della Giunta regionale…” (art. 5.1); “[…] 2 componenti scelti tra i tre soggetti …” (designati dalla Giunta); 1 componente scelto dal Presidente della Giunta regionale tra i sindaci art.4.1.a)…”;“Il presidente del parco è nominato dal Presidente della Giunta regionale..." (art. 6.1). 

Altrettanto evidente il disegno di marginalizzazione degli altri portatori di interesse: “Gli enti parco svolgono la propria attività garantendo la più ampia informazione, […] le scelte di pianificazione e di programmazione […] partecipazione dei cittadini” (art. 8), tramite una consulta che non ha un numero definito di rappresentanti (gestiti dagli statuti dei parchi e approvati dalla Comunità del Parco), che esprime pareri indefiniti e solamente consultivi di cui si può quindi prescindere, evitando cioè l’obbligatorietà di convocazione.

Per garantire l'apporto del mondo scientifico all'attività gestionale dei parchi è prevista la costituzione di un comitato tecnico-scientifico con funzioni consultive” (art. 9) con “un massimo di 9 componenti” (massimo? allora è funzionante anche con un solo componente?), senza alcun potere di iniziativa, con funzioni consultive a cui, anche qui, si può prescindere.

In questo quadro destra molta perplessità l'inserimento nel Consiglio Direttivo dei proprietari terrieri, rappresentanti almeno il 60% dei terreni silvo-pastorali (appartenenti cioè al Parco della Lessinia), con “conseguenti possibili divergenze tra le istanze private […] e quello della protezione e conservazione del patrimonio naturale che sono la ragione per la quale ogni parco è Istituito, secondo quanto previsto dalla L. 394/1991”, come dichiarato nelle Parole della Prima Commissione Consiliare Regionale (Scheda di Inquadramento Normativo SIN).

Gravissimo, infine, il passaggio delle competenze in merito alle autorizzazioni paesaggistiche dalle mani dell'Ente Parco ai Comuni, spesso inadeguati per competenze tecnico-scientifiche, per mancanza di risorse umane e strumentali e per assenza di visione d'insieme. È indubbio che l'autorizzazione paesaggistica costituisca lo strumento principale di tutela del territorio oltre a garantire, se espressa da Enti territorialmente sovraordinati, uniformità di giudizio. Il ritorno alla discrezionalità, alla semplificazione e alla frammentazione dei giudizi rischia di produrre stravolgimenti e scempi, con conseguenti rischi di gravi perdite di biodiversità, di habitat e di paesaggio».


Comunicato stampa unificato Italia Nostra, Legambiente Verona, LIPU e WWF Veronese

 

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Ultima modifica il Lunedì, 25 Giugno 2018 19:03

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