Pfas, dichiarato lo stato di emergenza In evidenza

Proprio nella Giornata mondiale dell'Acqua (22 marzo) il Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza per le zone colpite dal grave problema dell'inquinamento da PFAS, con la nomina di un Commissario che ora si occuperà di gestire la situazione.

Una decisione importante che comporta il commissariamento dell'area colpita, compresa tra le province di Verona, Vicenza e Padova, per l'esecuzione del progetto di bonifica, che prevede oltre al finanziamento di 56 milioni messi sul piatto dal Ministero dell'Ambiente per il Commissario come richiesto dalla Regione, altri 24 milioni per l’ordinario, mentre resta una quota di soli 40 milioni a carico della Regione Veneto che, come ha già comunicato, intende spalmare sulla popolazione locale, fortemente provata da questa emergenza sanitaria e ambientale.

Il presidente della Regione, Luca Zaia, ha reagito alla notizia con una nota polemica: "Quando ho fatto la richiesta dello stato di emergenza per i Pfas, a settembre dello scorso anno, sono stato attaccato da mezzo mondo, dicendo che erano pure fantasie quelle di pensare ad un commissario e che il governo non l’avrebbe mai concesso. Vedo che invece ora la proposta è stata accolta, anche se ai tempi supplementari, da un governo che in pratica non esiste più. Peccato, perché così si sono persi un sacco di mesi”.

Replicano invece Alessia Rotta e Laura Puppato, esponenti del Partito Democratico che hanno seguito da vicino tutta la vicenda e l'iter decisionale: "Con questo preannunciato e importante passo avanti del Governo, cade ogni residuo alibi della Regione Veneto che, sul tema, ha invocato lo stato di emergenza e il commissariamento per manifesta propria incapacità d’intervento - commentano Rotta e Puppato - Si potrà ora, con urgenza auspichiamo, risolvere il caso grave e impegnativo dell’inquinamento da PFAS, che tanto sta preoccupando i cittadini di tre province. Non si può nascondere l’atteggiamento assurdamente polemico, le mancanze e i ritardi con cui hanno affrontato una questione così delicata per la salute delle persone, l’assessore Bottacin con la giunta Zaia, ritardi che hanno riguardato anche l'invio al ministero dei documenti necessari per arrivare alla decisione odierna".

"Resta da chiarire un punto fondamentale: è corretto che la Regione reperisca i soldi necessari per dare finalmente il via all'intervento di risanamento delle zone inquinate addebitandoli in bolletta? Noi crediamo sarebbe un insulto verso coloro che troppo hanno subito da questa assenza di controlli sulle acque. Nel provvedimento si sottolinea come i piani economico finanziari e tariffari degli interventi presentati dalla Regione Veneto siano non del tutto sufficienti a dimostrare la capacità della tariffa del servizio idrico integrato di garantire la copertura dell'investimento. Su questo punto ci auguriamo vivamente - concludono le esponenti - che la Regione faccia la sua parte nel reperire e utilizzare fondi propri per coprire i 40 milioni previsti, senza riversare sulle bollette i costi di un intervento sacrosanto, necessario per dare a tutti i cittadini l'acqua pulita a cui hanno diritto".

 

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Ultima modifica il Martedì, 24 Aprile 2018 18:10

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