Inquinamento, esce Mal'Aria 2018 mentre a Verona scatta l'allerta 1

 Confermati i pessimi risultati di Verona in termini di qualità dell'aria dal nuovo rapporto di Legambiente "Mal'Aria 2018", uscito ieri 29 gennaio.

 

La provincia di Verona si piazza al 21° posto in Italia per il numero di superamenti dei valori di Pm10 durante il 2017: è la centralina di San Bonifacio a comparire nella classifica negativa, con ben 80 sforamenti rispetto ai 35 consentiti per legge. Ai primi posti città come Torino, Cremona e Alessandria con oltre 100 sforamenti l'anno.

La centralina del Giarol Grande compare invece nella classifica dei superamenti di ozono, con 52 giornate contro il limite massimo consentito di 25.
L’ozono troposferico (O3) è un gas fortemente ossidante e tossico se inalato in grandi quantità, irrita le vie aeree, gli occhi e può portare a diverse patologie cardio-respiratorie. L'importanza di questo inquinante secondario viene spesso sottovalutata, nonostante le stime dell’Agenzia Ambientale Europea (EEA) riportino 13.600 morti premature riconducibili all’ozono in Europa nel 2015, di cui 2.900 solo in Italia. Caratteristico del periodo estivo, dove si registrano le maggiori concentrazioni, questo inquinante si concentra maggiormente nelle aree rurali, normalmente meno inquinate.

Il rapporto di Legambiente esce alla vigilia di un importante incontro che la Commissione Europea ha convocato per oggi, 30 gennaio, con i ministri dell’ambiente di 9 Stati membri, tra cui l'Italia, per discutere diverse procedure di infrazione a nostro carico per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. L’incontro offre la possibilità di dimostrare quali misure sono state messe in campo negli ultimi anni e quali ulteriori provvedimenti verranno intrapresi nel prossimo futuro per riportare la situazione attuale alla conformità con la legislazione europea.

La gravità e l'urgenza dell'inquinamento atmosferico in richiedono risposte efficaci e tempestive: nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato il limite annuale per le polveri sottili di 35 giorni, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio della qualità dell’aria di tipo urbano, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metrocubo. In 5 capoluoghi si sono superati addirittura i 100 giorni nell’anno (Torino 112, Cremona 105, Alessandria 103, Padova 102 e Pavia 101). Asti con 98 e Milano con le sue 97 giornate oltre il limite ci sono andate molto vicino. Seguono, Venezia 94, Frosinone 93, Lodi 90 e Vicenza 90. Da sottolineare che molti dei superamenti oggetto di tali procedure di infrazione interessano la maggior parte delle aree localizzate nelle regioni del Bacino Padano.

Nel frattempo a Verona proprio in questi giorni è emergenza smog, con polveri sottili che hanno superato i 103 microgrammi al metro cubo venerdì scorso, ed è così scattata l'allerta 1: l'assessore all'Ambiente Ilaria Segala quindi ha avviato alcuni provvedimenti anti-inquinamento previsti per legge, con il divieto di utilizzo di stufe e camini a legna o pellet almeno fino a giovedì 1 febbraio, quando sarà emesso il nuovo bollettino Arpav. I cittadini sono inoltre invitati a mantenere la tempreatura in casa al massimo sui 21 gradi di giorno (di notte meglio ancora meno). Un'abitudine talmente semplice che però non viene spesso rispettata nemmeno in tanti uffici e locali pubblici dove l'aria è quasi asfissiante da quanto è calda. Ma basterebbe il buon senso per capire che certe temperature non sono assolutamente necessarie, oltre che dannose per l'ambiente.

Lo scorso giugno è stato siglato un “Nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano”. Per la prima volta il piano anti-smog è stato approvato non a dicembre, nel mezzo della'emergenza, ma in anticipo. Tuttavia circa la metà delle città hanno messo in campo tali provvedimenti, le altre - nella gran parte – no, o comunque in forte ritardo perché fossero efficaci.

Esiste anche una norma che prevede l’obbligo di tenere chiuse le porte degli esercizi pubblici per evitare sprechi energetici, solo i Comuni di Reggio Emilia, Bologna e Modena lo hanno recepito, definendo anche sanzioni pecuniarie. A Verona ad esempio, la maggior parte dei negozi della sola via mazzini conserva l'abitudine di tenere le porte aperte e i riscaldamenti al massimo. Un'assurdità facile da comprendere. Basterebbe talmente poco per contribuire a migliorare la qualità dell'aria delle nostre città anche se, per affrontare con successo l'inquinamento atmosferic, sarà sicuramente  necessario un approccio strategico e d'insieme, che combini differenti settori.

Scarica l'intero rapporto di Legambiente "Mal'Aria 2018" da questo link.

 

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Ultima modifica il Martedì, 30 Gennaio 2018 18:37

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