Giustizia sulle antenne abusive delle Torricelle

By Dicembre 14, 2017 590 No comment

Esultano Legambiente Verona e il Comitato contro le antenne (costituito un anno fa) per il sequestro preventivo eseguito ieri dalla Guardia di Finanza dei terreni e degli edifici storici presso la II Torre Massimiliana deturpata da decenni da antenne e impianti tecnologici, installati abusivamente e senza titolo all’interno e all’esterno del compendio.

 

La Soprintendenza ai Beni Artistici ed Architettonici di Verona aveva dato l'ultimatum quattro mesi fa: le antenne infatti erano state installate nei lontani anni '80 senza l’autorizzazione del Demanio e, soprattutto, non rispettando i vincoli monumentali e paesaggistici del monumento storico. Così in questi giorni è arrivato l'ordine del Pubblico Ministero che ha imposto l'interruzione di ogni segnale radio-televisivo emesso dalle antenne abusive.

Un successo che però difficilmente si sarebbe ottenuto senza l'intervento del programma di inchiesta di Rai Tre Report, che ha portato alla ribalta il caso nel 2015. Nel corso di questi due anni, Mediaset ha già provveduto al trasferimento delle sue antenne in altra sede, ma ben una ventina di emittenti radiofoniche e televisive hanno fatto orecchie da mercante, evitando in questi anni anche di versare il canone dovuto allo Stato in quanto editori, e hanno visto quindi interrotte improvvisamente ieri le loro trasmissioni.

"Questo sequesto preventivo rende finalmente giustizia alla città di Verona e a tutti coloro che negli anni si sono impegnati affinché venissero fatte rispettare le vigenti norme di tutela sui beni monumentali e sul paesaggio, chiedendo ripetutamente di perseguire i responsabili del deturpamento e del depauperamento del bene collettivo - è il commento di Legambiente Verona in un comunicato - Le antenne sulla seconda Torricella sono state l’esempio più sfacciato, per la loro visibilità da ogni angolo della città, della negligenza e del menefreghismo di amministratori, di dirigenti e di tutti coloro che erano e sono deputati alla tutela dei Beni Pubblici. Il fatto che gli “abusivi” non fossero senzatetto o barboni ma imprese delle telecomunicazioni pubbliche e private, strutture militari, religiose e aziende municipalizzate, ha fatto sì che tutto sia passato inosservato, coperto da un pietoso velo di silenzio che oggi, finalmente, ha voce".

Si potrebbe fare un elenco lunghissimo degli usi impropri, degli abusi, delle demolizioni, delle manomissioni ritenute più o meno legittime, ma con i medesimi pessimi effetti sui beni e sul paesaggio - fa notare Legambiente. Ecco un veloce un elenco non esaustivo a solo titolo di esempio:

  • le piscine comunali di Via Galliano, costruite negli anni trenta del secolo scorso a ridosso delle mura, erano dotate inizialmente di una grande vasca, modificate negli anni più recenti con coperture, gradinate ed edifici annessi;
  • gli impianti sportivi nei valli, occupati con campi da calcio e da tennis anche con fondi sintetici, corredati da manufatti edilizi incongrui, baracche, spogliatoi di ogni specie, tensostrutture, gradinate e recinzioni che, tra l’altro, interrompono e frammentano i percorsi nei valli;
  • la realizzazione di brecce stradali su tutto il perimetro delle Mura che hanno demolito tratti di mura scaligere e veneziane, trasformando in spartitraffico e in rotonde Porta Nuova, Porta Palio e Porta San Zeno, o isolando il Bastione di San Francesco, tutti capolavori di Michele Sanmicheli;
  • l’abusivismo edilizio, il cui caso più clamoroso è quello della baraccopoli del bastione San Francesco, con casette abusive costruite nell’emergenza abitativa del dopoguerra e che ancora oggi, pur a fronte di più ordinanze di demolizione, sono lì a ricordare la colpevole incapacità degli amministratori locali degli ultimi quarant’anni;
  • l’uso militare della cinta e delle sue pertinenze, impropriamente occupate da anni da imponenti antenne militari e recinzioni (Castel San Felice) o barattate con operazioni immobiliari con la realizzazione di volumi fuori scala e di immobili ad uso direzionale e commerciale in un luogo vocato a parco urbano e campus universitario (Passalacqua);
  • la vendita a privati di porzioni di mura con annessa la rondella cinquecentesca della Bacola per realizzare un campeggio;
  • l’uso a parcheggio, in alcuni casi ad uso esclusivo, di vaste porzioni di valli (Bastione di Spagna, Terraglio, via Galliano e Porta Vescovo);
  • l’installazione di impianti tecnologici di ogni natura, realizzati perlopiù dalle stesse aziende municipalizzate dell’Amministrazione comunale; tra i più clamorosi che si conoscono elenchiamo: 1) l’impianto di sollevamento delle acque a ridosso del muro scaligero in Via Madonna del Terraglio; 2) la centralina del gas all’interno di Porta Vescovo; 3) le cabine elettriche all’interno e all’esterno della torre di Alberto della Scala alla porta di Ponte Rofiolo nelle mura di via Pallone; 4) le centraline del gas al bastione di Spagna o presso il rivellino di Porta San Giorgio.
  • Infine interi tratti di valli e non solo completamente immersi nella vegetazione, per lo più spontanea, che mina la stessa conservazione delle Mura e dei suoi compendi. Dove non viene effettuata la manutenzione robinia e rovo invadono le coperture delle caponiere dei bastioni, le torri scaligere e le stesse nelle mura veneziane, compromettendone la stessa stabilità.

"Speriamo che questo sequestro possa essere occasione per la redazione del Piano di Gestione del sito patrimonio mondiale dell’umanità, un new-deal per la conservazione e la valorizzazione di tutte le testimonianze urbane e non che hanno valore di civiltà, patrimonio culturale materiale e immateriale collettivo che deve tornare nelle mani e nelle facoltà pubbliche da destinare alla fruizione della collettività, e non ad interessi privati", conclude Legambiente Verona.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 08 Febbraio 2018 16:03

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