Co-housing protagonista al Circolo della Rosa di Verona

By Febbraio 05, 2015 2514 No comment
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Si è tenuto il 30 gennaio al Circolo della Rosa, in via S. Felicita a Verona, una serata dedicata alla nuova prospettiva abitativa del co-housing: ospiti come relatrici la sociologa Valentina Meurisse e l'architetto Emanuela Soave, che riassume qui per noi storia, caratteristiche e vantaggi.

di Emanuela Soave, architetto di Verona


Qualcuno descrive i cohousing come piccoli villaggi autosufficienti, altri le denominano come una risposta alle sfide sociali, economiche ed ambientali del ventunesimo secolo.


Il cohousing è tutto questo, in particolare si può declinare nella volontà di "condivisione" per migliorare la qualità della vita dei fruitori del complesso edilizio. Esso offre infatti comodità e privacy di abitazioni private e i vantaggi di risorse comuni, con la possibilità di vivere una vita meno individualistica e più sociale, meno costosa e più adatta alla serenità dei bambini, dei genitori e anche delle persone anziane o dei portatori di handicap; ognuno ha i propri spazi ma condivide con gli altri quelli comuni che costituiscono il vero cuore della comunità.


Molto spesso i cohousing sfruttano siti già esistenti, anche in disuso (ex fabbriche, opifici, ville padronali, edifici storici ecc..), che si prestano alla realizzazione di nuove unità abitative, ristrutturandoli secondo le norme della bioedilizia e del rispetto dell'ambiente.
I motivi per cui oggi un cohousing può risultare più vantaggioso rispetto ad una tipologia abitativa comune sono molteplici: innanzitutto esso rappresenta una risposta alle nuove caratteristiche demografiche della società. La vita media si è molto allungata, la fascia degli over 65 si è notevolmente ampliata e ci sono anche molto più single, giovani con figli che vivono lontani dal nucleo famigliare d'origine, ma non solo.

 

Queste strutture inoltre non solo mirano al risparmio energetico e al rispetto ambientale, come comunque la maggior parte delle nuove edificazioni e ristrutturazioni, ma soprattutto offre la presenza di spazi condivisi che riducono la spesa al "mq - fisso" all'interno di ogni unità abitativa; in pratica la presenza di locali comuni consente una razionalizzazione degli spazi nelle abitazioni private, riducendo metrature e conseguentemente relativo costo per il singolo.

 

Co-abitare è inoltre un'esperienza legata alle esigenze e alle identità dei cohouser: ognuno già dalla fase embrionale del processo progettuale da voce alle proprie esigenze ma anche alle proprie capacità. Questo fa sì che la partecipazione delle persone sia attiva in tutte le fasi e che diventi parte integrante anche nella successiva gestione dell'immobile una volta abitato.


Pertanto la coabitazione è legata alla valorizzazione delle capacità e delle esperienze del singolo individuo. È per questo che il Cohousing lo si può definire "progetto sociale", da non confondere, come spesso accaduto sino ad ora in Italia, con le comuni o i centri sociali; nulla a che vedere con tutto questo. Il cohousing valorizza in se la "collettività" e la "privacy". Esso è inoltre un "processo partecipativo", in cui il progettista non dev'essere un mero esecutore tecnico, bensì una figura di "mediatore", che deve proporre, semplificare, mescolare, tradurre le esigenze del gruppo rendendole progetto edilizio.


Tutto questo in Italia è di recente interesse e sviluppo, ma il Cohousing ha origini nel nord Europa, in Danimarca, alla fine degli anni '60 ed è ormai consolidato anche in America. Ora anche in Italia si sta sempre più ragionando in termini di coabitazione; con numerosi progetti in via di sviluppo:

1. Ecoquartieri
2. Ecovillaggi
3. Housing sociali
4. Condomini solidali
5. Comunità di famiglie.

 

Riassumendo quanto detto le caratteristiche del cohousing si possono così declinare:

- Ideazione e progettazione collettiva;
- Condivisione di spazi e servizi comuni senza rinunciare alla propria privacy;
- Suddivisione dei compiti e della gestione del complesso abitativo in modo equo;
- Possibilità di spazi verdi e attività all'aperto;
- Posizionamento dell'edificio in zone strategiche, in modo da essere ben collegato alla città;
- Risparmio del 10-15 % annuo;
- Vicinato selettivo.

 

Nella progettazione del Co-housing svolge un ruolo cardine l'indagine statistica iniziale, attraverso un questionario mirato alla definizione delle necessità, sia a livello globale della comunità, sia a livello locale del gruppo di co-houser.

 

Anni fa io stessa sviluppai un'ipotesi di progetto per un cohousing a Verona, basandomi su un'indagine che mettesse in evidenza le esigenze dei cittadini veronesi, attraverso un questionario aperto rivolto agli stessi. I risultati furono estremamente soddisfacenti, in quanto una volta spiegato il concetto di cohousing e sfatata l'idea della "comune", i cittadini trovarono questa tipologia costruttiva e abitativa molto interessante sia in termini di costo di costruzione che di manutenzione.

 

Visto lo stallo dei mercati edilizi, dev'essere presa in considerazione dalle pubbliche amministrazioni, la possibilità di strutturare nuove tipologie. Credo sia d'obbligo dare risposte concrete ai cittadini tenendo ben presente che la demografia italiana ha, come già sottolineato, una struttura che certamente non basa la sua forza sui giovani, ne tantomeno l'assetto famigliare rispecchia quello di qualche decennio fa. Per alleggerire i costi di mercato oggi possono essere messe in campo risorse differenti che possano rispondere alle nuove esigenze abitative senza creare ghettizzazioni di alcun genere.

 

Ricordiamo che a Verona sono in partenza due progetti di co-housing: vedi articolo correlato

 

Chi fosse interessato ad approfondire può contattare l'arch. Soave, che da anni si occupa di questa tipologia abitativa, ai seguenti indirizzi email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 13:00

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