A scuola di tutela ambientale

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Da quest'anno una quindicina di istituti scolastici hanno aderito al progetto "Sos", ovvero "Scuole orientate alla sostenibilità", sviluppato dal liceo Montanari, dov'è ormai una consuetudine. Un modo per rendere la tutela ambientale una specie di materia scolastica permanente grazie all'azione di Gianfranco Caoduro, una sorta di "professor Keating" ambientalista.

Direte: cosa importa, agli adolescenti, della difesa dell'ambiente? Sembra difficile comunicare ai ragazzi, persi nello schermo del proprio smartphone, l'importanza di fare la raccolta differenziata, di non sprecare energia e acqua, di sapere con quali ingredienti sono state prodotte le patatine che stanno sgranocchiando. A differenza di ciò che si può pensare, a loro importa. Basta che a parlargliene sia una figura carismatica, competente e convincente: una specie di "professor Keating" ambientalista (ricordate "L'attimo fuggente"?). Uno come Gianfranco Caoduro insomma: insegnante di scienze al liceo Montanari di Verona, oltre che naturalista e presidente della World biodiversity association (Wba), onlus nata nel 2004 al Museo di storia naturale per la salvaguardia degli ecosistemi e degli animali e vegetali che li abitano.


Il professor Caoduro si è inventato un modo per rendere la tutela ambientale una sorta di materia scolastica permanente. Il progetto si chiama "Sos", ovvero "Scuole orientate alla sostenibilità", ed è sviluppato al liceo Montanari, dov'è ormai una consuetudine, ma da quest'anno anche in una quindicina di altri istituti, aggregatisi all'iniziativa: Messedaglia, Fracastoro, Fermi, Marconi, Cangrande, Copernico, le diverse sedi dello Stefani-Bentegodi, oltre ad alcune medie, come quella di Malcesine.

 

CAODURO GIANFRANCOCosa comporta essere Scuole orientate alla sostenibilità? Caoduro risponde: "Significa che tutta la popolazione scolastica, quindi studenti ma anche docenti e personale ausiliario, si impegna nel risparmio energetico, nella raccolta differenziata, nella mobilità sostenibile, nell´uso di materiali certificati, e nel consumo di cibi e bevande di elevata qualità e responsabilità ambientale".


Apriamo una parentesi necessaria. Nel tempo libero il professor Caoduro e la Wba organizzano mercatini di artigianato sudamericano, il cui ricavato viene speso per acquistare appezzamenti di foresta tropicale minacciati dall'abbattimento. Solamente in Veneto, finora, sono stati raccolti 100mila euro. E in Ecuador, acquistati 50 ettari di selva. "E' l'unico modo efficace per salvare la foresta tropicale dalla distruzione per mano di chi vuole impiantare al suo posto monocolture di palma da olio – spiega Caoduro – Nei boschi dell'America latina, ma anche dell'Africa e dell'Asia, si trova l'80 per cento della biodiversità. Un patrimonio immenso e ancora in gran parte sconosciuto. Ma ogni anno perdiamo 100mila chilometri di foresta. E 30-40mila specie si estinguono. Una strage silenziosa, che non fa notizia. E per cosa? Per la produzione di olio di palma, una sostanza a basso costo, oltre che di bassa qualità nutrizionale, utilizzatissima dall'industria alimentare dell'Occidente".

 

E che c'entrano i lontani boschi tropicali con gli studenti veronesi e la rete Sos? C'entrano. Perché le scuole che aderiscono al progetto si impegnano a usare solo diari, quaderni, registri e risme marchiati con i simboli Fsc (Forest stewardship council) e Pefc (Pan-european forest certification council), le due principali organizzazioni che certificano la carta derivante da pioppeti nostrani.

 

Inoltre, dai distributori automatici delle scuole sono banditi gli snack contenenti olio di palma. Non solo: sul sito del Montanari si trova una lista degli alimenti privi di questo ingrediente (www.liceomontanari.it/prodotti_pof_bf.doc‎), compilata dagli stessi studenti, così al supermercato si può andare a colpo sicuro. Hanno pure realizzato un video, i liceali, "Olio di palma, no grazie", che ha vinto il premio "Melegari" di ProgettoMondo Mlal.

 

E per la salute dell'ambiente nostrano, nelle scuole sostenibili si fa la raccolta differenziata con tre tipi di bidoni: plastica, carta, vetro-lattine. E perché la separazione non sia solo di facciata, come capita in molte scuole, Caoduro ha suggerito al consiglio d'istituto di creare la figura del "referente ambientale". Cioè uno studente per ogni classe incaricato di controllare che i compagni gettino i rifiuti nei contenitori giusti. Al Montanari, 50 referenti per 1.200 studenti.
E ovviamente ciascuno si deve sentire in dovere di spegnere le luci inutili, chiudere i rubinetti lasciati scorrere e le finestre dimenticate aperte, e di servirsi preferibilmente di mezzi sostenibili nel tragitto casa-scuola: la bicicletta o l´autobus.

 

Ma i ragazzi non si "rompono"? "No, perché ora conoscono il significato profondo di questi gesti e si sentono responsabilizzati – risponde Caoduro – L´impatto di questo progetto è molto ampio. Educare diverse migliaia di ragazzi alla tutela ambientale significa sensibilizzare anche i loro familiari, e poi gli amici dei familiari, in un grande circolo virtuoso. Anche a questo servono le scuole".

 

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Ultima modifica il Venerdì, 27 Settembre 2013 18:57

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