Greenpeace al Ponte di Veja, No a PFC nei vestiti outdoor

By Febbraio 08, 2016 1252 No comment
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Per protestare contro la presenza di sostanze chimiche persistenti, dannose per la salute e l'ambiente, nei prodotti dei maggiori marchi di prodotti outdoor, anche i volontari del gruppo locale di Greenpeace di Verona hanno partecipato alla manofestazione globale, che si è tenuta nel primo weekend di febbraio.

Dall'Australia alla Cina, dalla Germania alla Slovenia, in 19 Paesi del mondo gli amanti della natura insieme agli attivisti di Greenpeace hanno deciso di vestirsi in maniera inconsueta per dire no all'uso di questi pericolosi composti chimici per impermeabilizzare capi di abbigliamento e accessori. La manifestazione dei volontari di Verona si è tenuta sabato 6 febbraio al Ponte de Veja, in Valpolicella, sfidando il freddo per l'occasione in accappatoio.


Nel rapporto "Tracce nascoste nell'outdoor", pubblicato qualche settimana fa da Greenpeace, emerge infatti come The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia (solo per citare alcuni marchi presi in esame) continuino a usare PFC per impermeabilizzare i loro prodotti nonostante si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura.


I PFC sono composti chimici che non esistono in natura e, una volta immessi nell'ambiente, possono diffondersi ovunque inquinando anche le aree più remote del Pianeta, accumulandosi nei tessuti degli animali e persino nel sangue umano. Queste sostanze possono causare seri danni al sistema riproduttivo e ormonale, oltre ad essere collegati a numerose malattie gravi come il cancro.


"Piuttosto che andare in montagna con abbigliamento contenente PFC, abbiamo deciso di vestirci in modo insolito per far riflettere gli appassionati di montagna e sport all'aria aperta ma anche i marchi più popolari del settore sulla necessità di non usare sostanze pericolose", ha commentato Giuseppe Ungherese, campagna inquinamento di Greenpeace Italia.


Greenpeace ha analizzato 40 prodotti, votati nei mesi scorsi dagli appassionati di tutto il mondo sul sito web dedicato, trovando PFC non solo nell'abbigliamento, ma anche in scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo. Solo in 4 prodotti (il 10 per cento quindi) non sono stati rilevati PFC, dimostrazione del fatto che solo poche aziende si stanno muovendo nella direzione giusta. Tuttavia questo risultato, ancora limitato a pochi prodotti, indica che è possibile produrre abbigliamento impermeabile non utilizzando sostanze chimiche così pericolose.


"È paradossale che quando indossiamo l'abbigliamento per le nostre attività in mezzo alla natura contribuiamo a contaminarla con sostanze pericolose. Con la protesta di questo weekend gli appassionati dell'outdoor chiedono con forza ai loro marchi preferiti di invertire la rotta e scegliere alternative più sicure. Aziende leader del mercato come The North Face devono smettere subito di inquinare consapevolmente l'ambiente ed eliminare tutte le sostanze tossiche", conclude Ungherese.

 

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Ultima modifica il Lunedì, 08 Febbraio 2016 13:03

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