Economia dei cassonetti, il valore del cibo scartato

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Servirsi dai bidoni sul retro dei supermercati per fare la spesa. La protagonista di questa storia sullo spreco alimentare è Lucia Vaccà, residente a Illasi, che da sempre si occupa di tematiche legate al recupero degli alimenti e che da 15 anni fa la spesa in questo modo davvero singolare.

Lucia è stata ospite di una serata organizzata dal Comune di Castelnuovo del Garda martedì 12 gennaio. Il titolo era "Alza il coperchio e scopri il tesoro": ora è ancora più facile capirne il motivo.

 

Nei bidoni utilizzati dai supermercati infatti si trovano sacchi di cibo ancora integro, buttato solo perché le confezioni sono ammaccate, in scadenza o semplicemente perché non venduto nei tempi. "Non mi sento inserita nello stile di vita consumistico della nostra società - ha dichiarato Lucia raccontando la sua esperienza di vita - mi confeziono in casa i vestiti e, recuperando ottimo cibo scartato dai supermercati, riempio borse piene di frutta, verdura, uova, latticini, biscotti, pasta, pane, ma anche elettrodomestici ed oggetti vari, praticamente a costo zero. Spesso la quantità di alimenti che prendo è così grande che ne regalo moltissimo a persone in difficoltà economiche o semplicemente a chi me lo chiede".

 

Ogni anno, in Italia, vengono buttati oltre 12 miliardi di euro di alimenti e si calcola che ci sia uno spreco di 150 kg di alimenti pro capite. Un'assurdità.

 

"Nei cassonetti si può trovare qualsiasi cosa – ha continuato Lucia – I prodotti alimentari, essendo deperibili, costituiscono la maggior parte dei miei ritrovamenti, ma è facile scoprire anche prodotti per la pulizia, sia della casa che del corpo, che sono stati scartati dalla vendita per difetti della confezione".

 

Secondo Lucia non amare il cibo e disprezzare il pane è orribile, "significa aver perso il senso della vita stessa. L'Italia dovrebbe seguire l'esempio della Francia – ha aggiunto Lucia - e far sì che lo spreco di cibo diventi un reato. Da realizzare anche programmi di educazione nelle scuole primarie per insegnare ai bambini a non sprecare il cibo, per non disprezzare il lavoro di chi l'ha prodotto. Anche in Gran Bretagna, Germania e Spagna esistono politiche di recupero del cibo invenduto o in procinto di scadere. Tutti i Paesi cercano di darsi da fare per trovare una soluzione a questo enorme problema che affligge la nostra società dei consumi".


In Italia, al momento, solo l'Emilia-Romagna ha approvato una legge regionale sul divieto di sprecare il cibo che, invenduto o scartato perché considerato "brutto" a vedersi, viene dato gratis ai bisognosi. A Bologna c'è l'istituto "Spreco Zero" (http://sprecozero.net) che raccoglie in una rete nazionale gli enti territoriali che si impegnano a combattere lo spreco.


Dove finisce il cibo scartato? "Viene bruciato – ha spiegato la nostra protagonista - Nell'inceneritore finiscono buste di plastica, materiale organico, carta, senza alcuna differenziazione. L'inquinamento provocato dal cibo bruciato è superiore a quello prodotto dalle industrie e dai trasporti. Come faremo nel 2050 quando sulla terra saremo in 9 miliardi? Come ci giustificheremo di fronte alle generazioni future?"

 

Pensiamo anche alle nostre cattive abitudini nella conservazione del cibo in dispensa che, se non correttamente conservato, finisce per essere buttato. "Se è troppo, il cibo si può condividere, se al ristorante si avanza si può chiedere di portare a casa gli avanzi in un pacchetto".


Qualcuno dal pubblico ha sollevato il problema sanitario legato al recupero del cibo. "La maggior parte del cibo che si può trovare nella spazzatura – ha risposto Lucia – è esattamente come si trovava nello scaffale del negozio: perfettamente confezionato in abbondanti strati di plastica, cartone o tetrapack. Per quanto riguarda il consumo ovviamente vige il buonsenso. Molti cibi durano ancora giorni o settimane. Basta fidarsi del proprio naso, assaggiarne una piccola quantità in caso di dubbio. In tutti questi anni, non mi sono mai ammalata e attualmente godo di perfetta salute".


A fine serata il pubblico, molto interessato e incuriosito, ha ricevuto dei prodotti alimentari recuperati da portare a casa.


Pratica vergognosa o intelligente ed ammirevole iniziativa quella di Lucia Vaccà?
"Non mi vergogno di come mi procuro il cibo. Anzi, ne vado fiera – ha concluso – Sono stati i miei genitori, un'insegnante di scuole superiori e un professore di economia alla Bocconi, ad insegnarmi l'arte del risparmio e l'economia della vita. Da loro ho imparato a recuperare tutto quello che può essere utile e a non sprecare e disprezzare il cibo."


Fintanto che le amministrazioni pubbliche non si muoveranno per risolvere dal punto di vista normativo la questione dell'enorme e stupido spreco di cibo, ogni cittadino sarà libero di informarsi e di trarre le proprie conclusioni in merito.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 14 Gennaio 2016 11:54

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