Grande Verona e la rivoluzione della mobilità

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Comunicazione, collaborazione, sviluppo del senso civico: sono questi i tre concetti chiave emersi durante la prima tappa del progetto Grande Verona, che ha richiamato scenari del passato - fatti di partecipazione politica, dibattito e senso di appartenenza - per affermare che la cittadinanza attiva è il miglior mezzo per “rilanciare Verona” e pensare insieme le sfide del futuro.

Il primo incontro del progetto Grande Verona si è tenuto lo scorso 15 marzo presso la sala civica “Elisabetta Lodi” di Verona.


Una decina di persone hanno partecipato al tavolo dedicato alla mobilità, desiderose di portare in campo la propria esperienza e le proprie idee e pensare a proposte concrete. Un evento fortemente partecipato che ha visto differenti generazioni, professionalità e personalità incontrarsi e confrontarsi costruttivamente.


Damiano Fermo, candidato alle prossime primarie per il PD e regista del progetto, ha introdotto la serata presentandola come il tentativo concreto di “trovare un canale, capace di ricollegare la politica e le comunità, per pensare insieme i grandi progetti capaci di guardare avanti di generazioni e non solo di pochi mandati. L’obiettivo: rilanciare Verona, con la collaborazione di tutti”.


Otto i tavoli di discussione, aperti a chiunque volesse prendere parte al dibattito, dedicati ad altrettanti diversi temi: lavoro, aziende comunali, sicurezza, salute e sport, sociale, Verona internazionale, cultura, mobilità e urbanistica. Noi ci siamo seduti a quest’ultimo, coordinato dall’architetto Giancarlo Trevisiol, per conoscere le problematiche e le proposte di chi la città la vive quotidianamente, magari su due ruote.


Il triste primato della città scaligera è uno dei temi caldi: Verona è una delle città più inquinate d’Italia. Eppure un valido piano strategico innovativo ed efficiente nei confronti della gestione della mobilità e del traffico sembra ancora mancare, e di fronte ad una tematica che richiederebbe risposte immediate, un approccio statico non può che fornire soluzioni che al momento della realizzazione sembrano essere già in ritardo sui tempi.


Una staticità che è anche culturale, radicata in noi stessi cittadini che, pur consapevoli delle conseguenze ambientali dovute al grande numero di auto in circolazione, rifiutiamo di metterci in gioco provando nuove soluzioni (i dati raccontano gli italiani come ancora molto diffidenti nei confronti dei diversi servizi di car sharing, soprattutto rispetto ad altri paesi europei come Francia e Inghilterra) e restiamo ancorati a modelli di pensiero che elevano l'auto a status symbol, faticando così a liberarcene anche per brevi tragitti. Le conseguenze di queste scelte però non sono solo ambientali: alcune vie del nostro centro storico, patrimonio di storia e bellezza, sono diventate lunghi parcheggi a cielo aperto in ogni giorno dell’anno.

 

La riflessione sui temi si è rapidamente trasformata nella necessità di trovare risposte operative, guidate da una comune certezza: la rivoluzione della mobilità deve essere sia culturale che strumentale e urbanistica e solo muoversi in modo complementare e trasversale in tre diverse direzioni può assicurare un efficace cambiamento:

- COMUNICAZIONE: “Chi ha voluto mettere le fioriere lungo la ciclabile in viale Piave, non l’ha mai percorsa in bicicletta” ha affermato durante la discussione un ragazzo che quotidianamente sceglie le due ruote per muoversi in città; non abbiamo la prova che questo sia vero, ma possiamo facilmente comprendere da questa testimonianza il primo gap comunicativo portato in evidenza: quello tra amministrazione e cittadini. È necessario che le azioni sul territorio partano dall’ascolto di chi vive sulla propria pelle le situazioni trattate.
Comunicazione intesa anche come inseparabile alleata di ogni azione amministrativa: perché non promuovere il benessere derivante dalla mobilità sostenibile con campagne pubblicitarie, materiale informativo, video motivazionali: le dimensioni e il clima della città ben si sposano con lo spostamento ciclabile, che fa guadagnare salute, tempo, denaro e… felicità: parola di ciclisti!

 

- COLLABORAZIONE: una volta convinti i cittadini delle potenzialità di una mobilità più sostenibile è importante rimuovere gli ostacoli del passaggio all’azione. Ciclabili accessibili, passaggi sicuri, parcheggi in luoghi strategici e mezzi di trasporto pubblico validi, affidabili ed economici sono alcuni dei temi che vanno ad inserirsi in un approccio olistico alla mobilità necessario oltre che funzionante, come dimostrano gli esempi di altre grandi città europee. Inoltre, mentre ad oggi alcune zone della città possono godere di ottimi collegamenti, altre paiono ancora isolate e dimenticate, ed è necessario supportare la comunità nella sua interezza per operare un cambio di rotta importante e definitivo.

 

- SVILUPPO DEL SENSO CIVICO: Le amministrazioni non possono fare tutto. Per motivi fisici e strutturali non è possibile fornire sul 100% del territorio cittadino percorsi ciclabili protetti. Diventa qui determinante la presa in carico in prima persona del rispetto dell’altro e del patrimonio comune ai fini di una serena convivenza. Ridurre il numero delle auto presenti nel centro storico è possibile, ma richiede impegno nei confronti della causa prima di tutto da parte degli abitanti stessi.


Importanti spunti di riflessione ed idee sono arrivati anche dal tavolo “Salute e Sport”, che ha ribadito l’importanza delle circoscrizioni, risollevato il tema della mobilità ciclabile come prevenzione in risposta ai rischi della sedentarietà e dell’inquinamento, ipotizzando anche la necessità di aree polifunzionali, magari coordinate da piccole associazioni, complete di attrezzi e giochi, per favorire le attività all’aria aperta. Green anche le proposte di portare cibo biologico in tutte le mense scolastiche e l’idea di istituire un grande mercato centrale a chilometro zero, proprio nel cuore della città.


Il buon funzionamento della città è una tematica che, come si è detto spesso nel corso della serata, non ha colore, e i buoni progetti iniziati durante un mandato non possono interrompersi all’arrivo di una nuova dirigenza, nel caso questo significhi l’appartenenza ad un orientamento politico differente, atteggiamento che determina un ingente dispersione di risorse e l’impossibilità di impostare progetti di continuità.

 

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Ultima modifica il Lunedì, 20 Marzo 2017 19:04

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