Idroelettrico sul fiume Adige, energia pulita o danno inutile?

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Mentre Agsm presenta quattro nuovi impianti idroelettrici sull'Adige che verranno realizzati nei prossimi anni, tra le provincia di Padova, Rovigo e Verona aumenta l'opposizione contro la costruzione di una nuova diga "di cui nessuno parla": protagonisti numerosi comitati ambientalisti supportati dal Movimento 5 Stelle.

Nelle scorse settimane la municipalizzata veronese, fornitore di gas ed energia, ha presentato l'iniziativa, dichiarando di voler puntare sullo sviluppo delle rinnovabili. Quattro i territori coinvolti lungo il fiume Adige: Peri (il più a nord), Ponton (vicino Bussolengo), località Boschetto a Verona e infine a Belfiore.


Il primo ad entrare in funzione sarà proprio quest'ultimo, il più potente dei quattro, già in fase di costruzione avanzata: secondo le previsioni di Agsm, permetterà di ottenere 26 Gwh di energia l'anno, con una potenza di 3,8 MW ed un risparmio di 13mila tonnellate di CO2 l'anno.


È prevista poi la realizzazione di due nuove dighe: quella di Peri-Rivalta, in fase di autorizzazione, avrà una potenza di quasi 3 MW, ed una produzione di 20,8 GWh, mentre quella di Ponton arriverà a 2,6 MW, per 17,8 GWh di energia prodotta.


L'impianto veronese invece, la diga esistente di Santa Caterina in località Boschetto, rappresenta un passaggio di concessione da Enel di "derivazione dell'acqua per sfruttare il deflusso minimo vitale".


In questo modo Agsm raddoppia il numero di impianti idroelettrici in gestione (nella foto quella del Chievo), raggiungendo un totale di 8 per 145mila famiglie fornite e 380 GWh di energia pulita prodotta.


Molto più complicata la situazione fra Badia Polesine e Terrazzo, dove numerosi comitati e pure qualche sindaco si stanno opponendo ai rischi che una eccessiva cantierizzazione del fiume comporta. "Oltre ai molteplici problemi ecologici causati dalla diga, un danno inutile per il territorio – spiega Jacopo Berti, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle – il problema è che quest'opera è una chiara emanazione del sistema veneto che il M5S vuole contrastare: progetti a cui prendono parte società già coinvolte in grandi scandali di corruzione come Mafia Capitale o Mose. Sono coinvolte infatti – fa notare Berti – aziende con un capitale sociale bassissimo, come la HydroLagarina, che ha un capitale sociale di 10mila euro, detenute da altre società, come la Vittadello, nota per lo scandalo Mafia Capitale".


Un aspetto davvero problematico contro cui sta facendo sentire la sua voce anche il sindaco del comune di Barbona, in provincia di Padova, che parla di "vero assedio dell'Adige", dicendosi preoccupato per "l'effetto combinato che verrà a prodursi con la costruzione dei quattro nuovi sbarramenti più a monte, nel Veronese. L'Adige – ha dichiarato sulla stampa locale - sta diventando un cantiere idroelettrico diffuso".

 

 

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Ultima modifica il Mercoledì, 01 Luglio 2015 20:25

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