Filati e tinture naturali, un mondo di antichi saperi

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Canapa, ma anche ortica, ginestra e bambù. Sono alcune delle piante da cui è possibile ricavare fibre vegetali, come ha dimostrato Lucia Fiorio, esperta in filati e tinture naturali che ha tenuto un incontro organizzato dal Movimento Decrescita Felice di Verona giovedì 23 aprile.

Lucia ha introdotto i partecipanti in un mondo di antichi saperi, partendo dalla fibra per passare ai filati e alla tintura degli stessi con colori naturali.

 

Dopo la visione di alcuni campioni di fibre filabili vegetali (canapa) e animali (lana di pecora brogna e lana abruzzese), ha presentato alcuni strumenti usati tradizionalmente per la filatura e ha mostrato i vari passaggi necessari per arrivare ad ottenere un filo.

 

Dopo la cardatura, per la dimostrazione pratica si è servita di diversi fusi, da lei costruiti ricalcando quelli celtici, facendo poi funzionare un aspo, lo strumento che serve per avvolgere un filo in modo da formare la matassa.

 

Interessante anche la testimonianza dei suoi esperimenti con la filatura di altre fibre vegetali, quali ortica, ginestra e bambù.

 

Infine, ha mostrato molti campioni di filato colorato attraverso tecniche di tintura vegetale, con erbe e piante tintorie e spiegato il metodo da lei utilizzato per colorare i tessuti in maniera permanente, dalla mordenzatura (mediante l'utilizzo di un sale metallico solubile in acqua come mezzo di "aggancio" alla fibra) al risultato finale.

 

Ecco l'elenco delle piante fornito da Lucia Fiorio da cui si può ricavare colore: dalla reseda luteola (i nomi volgari italiani della pianta sono amorino, guadarella e biondella) il giallo limone, dalla buccia di cipolla il giallo dorato, dalle foglie di noce spezzettate e dal mallo il marrone e il bruciato, il rosso dalla robbia (questa pianta è sin dall'antichità la principale fonte di colorazione rossa, per le fibre tessili, le pelli e le pitture murali. Citata nelle opere di Ippocrate, Teofrasto e Dioscoride, che ne menziona la coltivazione in Toscana, era usata anche dagli antichi Egizi per la tintura del lino), infine il blu e l'azzurro dal guado (pianta che tra il 1200 e il 1600 fece la ricchezza della città di Erfurt, in Turingia, e che Egiziani e Romani usavano come medicina per le sue virtù medicamentose e antisettiche. Era conosciuta anche in Mesopotamia e in tutta Europa).

 

A seconda della lavorazione, si possono poi ottenere diverse gradazioni di colore, dal rosso "Ferrari" si può arrivare al rosa, da un giallo acceso si può ottenere un giallo pallido, dalla mescolanza di blu e giallo si può ottenere il verde e così via.

 

Ha poi spiegato due tecniche per dipingere stoffe e tessuti: l'Ecoprint (stampa diretta di foglie e parti vegetali su tessuto di lana o di seta e su feltro, senza l'uso di mordenti o con uso di mordenti naturali, quali ferro e allume di rocca) e lo Shibori (tecnica che consiste nel legare o manipolare il tessuto e immergerlo in un bagno di tintura che crea una sorta di fantasia astratta. Questa tecnica fu ripresa insieme alla tecnica ad inchiostro nero e a colori in una tecnica avanzata dal nome tsujiga-hana, in auge intorno all'era di Edo, nel Giappone del 1603 -1868).

 

Una serata insomma particolarmente partecipata ed interessante, tanto che si è deciso che prossimamente verrà organizzato un laboratorio pratico per apprendere tutti questi procedimenti.

 

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Ultima modifica il Martedì, 05 Maggio 2015 19:50

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