Latouche a Verona, la decrescita non è una rivoluzione

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Ha raccontato la sua idea di crisi, analizzando il rapporto tra ecologia, economia, filosofia e storia attraverso una serie di argomentazioni filosofiche e citazioni letterarie, il saggista Serge Latouche, fondatore della corrente della Decrescita in Francia, durante l'incontro di giovedì 13 novembre organizzato dall'Università di Verona in collaborazione con il giornale Verona In.

Com'era intuibile, il professore emerito di Scienze economiche all'Università di Paris-Sud ha evidenziato che ciò che sta accadendo in campo ambientale, economico e sociale, è il risultato di una concezione di progresso che non tiene conto dei limiti naturali e temporali. Per dirla con le parole di Kenneth Boulding: "Colui che crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un pianeta finito è un pazzo o un economista".


Latouche propone in pratica di combattere il capitalismo giustificando la lotta non attraverso posizioni ideologiche ma attraverso evidenze logiche e scientifiche: come è successo durante la vicenda conosciuta come "Guerra dell'Acqua di Cochabamba", avvenuta nell'aprile del 2000 quando migliaia di persone scesero in piazza e marciarono contro il governo, costretto a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell'acqua e il contratto con la multinazionale Bechtel.


Secondo il filosofo francese, per uscire dall'economia a cui siamo abituati è necessario "decolonizzare l'immaginario, demercificare il lavoro, combattere il marketing che manipola le menti attraverso la comunicazione, sviluppare il senso di comunità, coltivando un rapporto più intenso tra una popolazione e la propria terra". Rapporto che va coltivato mantenendo, ed eventualmente recuperando, le tradizioni tipiche del territorio. In questo senso la decrescita non è solo una teoria economica, ma anche filosofica e antropologica, quindi culturale.


Una società che sviluppa le disuguaglianze di reddito come la nostra non crea felicità, nemmeno per i ricchi, distrugge la società, il senso del vivere insieme.


Serge Latouche-Universita di Verona-novembre 2014Come cambiare? Secondo Latouche, invertire la rotta prima di emergenze e disastri a cui potrebbero corrispondere svolte autoritarie forse è ancora possibile, ma ciò implica un cambiamento culturale ed una presa di coscienza urgente e di portata globale. "Non una rivoluzione, ma un cambiamento graduale, che parta dal basso".


Rimane però un interrogativo: come mettere in pratica la teoria filosofica del professor Latouche? Siamo la generazione di mezzo destinata a traghettare il mondo verso il cambiamento dopo un brusco stop o la protagonista di questo cambiamento?


E' sufficiente cercare di vivere limitando i consumi e prediligendo scelte green o è necessario prendere una strada più radicale che porti all' isolamento dalla società massificata? Certo è che, in una società di crescita senza crescita si sente sempre più la necessità di una terza via.


Durante l'incontro Serge Latouche ha citato moltissimi autori e pensatori. Qui a seguito una lista dei libri nominati. Se siete interessati ad approfondire gli argomenti trattati e farvi un pensiero libero da condizionamenti, questi sono solo alcuni consigli di lettura.

 

- Karl Polanyi, La Grande Trasformazione, Einaudi;

- Fernand Braudel, Memorie del mediterraneo, Bompiani 2004;

- Karl Marx, Il Capitale;

- Cornelius Castoriadis, La cultura dell'egoismo, L'anima umana sotto il capitalismo;

- Enrico Berlinguer, Discorsi sull'austerità;

- Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari;

- Thomas Piketty, Disuguaglianze, La visione economica, Feltrinelli;

- Kenneth Boulding, L'immagine;

- Paul Lafargue (genero di Karl Marx), Il diritto alla pigrizia;

- Hannah Arendt, Vita Activa, La condizione umana;

- Max Weber, Sociologia del potere;

- Epicuro, Diogene, Stoici, Lao Tsu, Tiziano Terzani.

Foto credits (da pagina Facebook Verona In):
Apertura - Claudio Concina  |  Sala - Sofia Biasin

 

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Ultima modifica il Lunedì, 17 Novembre 2014 13:07

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