Consumismo tecnologico o informatica sostenibile?

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Fermare la corsa sfrenata all'innovazione tecnologica, evitando che computer ancora funzionanti vadano a riempire le discariche a danno dell'ambiente. Secondo l'associazione Officina S3, con sede a Sommacampagna, è possibile grazie all'utilizzo del software libero Linux.

È dal 2007 che l'Officina S3 (per una Società Sostenibile e Solidale) si occupa di promuovere la decrescita digitale, rigenerando vecchi computer per scopi sociali, da fornire alle scuole o alle carceri ad esempio, e portando così anche a Verona una pratica definita con un neologismo internazionale "trashware".


"Il problema dei comuni sistemi operativi distribuiti su licenza, come Windows o Mac è che ad ogni nuova versione è richiesto un hardware sempre più potente – ha spiegato Mirco Gasparini, responsabile dell'officina di Caselle di Sommacampagna (in piedi nella foto) -. Un sistema che fa il gioco anche dei produttori di computer, interessati a rendere obsolete le macchine dopo pochi anni".


Utilizzando il software libero, invece, si può ridare dignità a computer che sembravano destinati alla pensione, grazie ai programmi disponibili in abbinamento al sistema operativo libero Linux, che sono "open-source", cioè modificabili e migliorabili da qualunque sviluppatore. "Si tratta di una possibilità che ha anche una valenza filosofica e sociale, perché permette di condividere la conoscenza e presenta inoltre dei vantaggi etici, sociali, ambientali", ha sottolineato Mirco Gasparini.


Esistono quindi pacchetti di software come Ubuntu ad esempio, disponibile in cinquanta lingue, che offrono l'equivalente di ogni comune programma software come Word o Excel, o anche altri più specializzati, ma in versione più semplice e snella, così da non richiedere grande potenza hardware. Senza trascurare negli ultimi anni l'estetica grafica e l'usabilità da parte degli utenti.


"In realtà ultimamente, per una serie di vicende che hanno coinvolto le aziende autori dei software, anche Linux si è messo a rincorrere i brand commerciali, innescando una gara al programma più accattivante che sta portando a nuove versioni pesanti e piene di inutili abbellimenti - ha aggiunto Michele Bottari socio dell'Officina S3 -. Per questo noi abbiamo deciso di fermarci ad una versione di Linux adatta al trashware, che è quella che distribuiamo gratuitamente nella nostra Officina".


Tra gli obiettivi dell'associazione c'è anche quello di contribuire alla riduzione del "digital-divide", ossia l'impossibilità di accedere alla tecnologia da parte di chi non può permetterselo.


Ogni martedì l'Officina si ritrova nella sede a partire dalle 21 ed è aperta ai visitatori che vogliano sperimentare questo nuovo mondo digitale. Periodicamente vengono organizzati anche corsi di vario genere per conoscere più da vicino il mondo del computer e del software libero. Un'ottima opportunità per unirsi alla comunità dei "decrescenti digitali", che rifiutano il consumismo tecnologico a difesa dell'ambiente ma non le grandi opportunità che il digitale può offrire.


Per maggiori dettagli e contatti: www.officina-s3.org

 

 

 

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Ultima modifica il Mercoledì, 12 Marzo 2014 21:45

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