Un ecovillaggio sulle colline di Soave, un sogno divenuto realtà

La decisione di costruire da zero una comunità e un'attività legata alla terra e alla natura, ispirata ad un modello di vita sostenibile dal punto di vista ecologico, socioculturale ed economico. L’intervista al fondatore Mattia Cacciatori

Voglia di cambiamento ma anche di ritorno alla terra e alla natura e ad uno stile di vita che assecondi ritmi più lenti e una maggiore socialità. Ecco alcune delle motivazioni che stanno dietro alla nascita degli eco-villaggi, che continuano ad aumentare in Italia come all’estero.

Attualmente ci sono 36 eco-villaggi in Italia e circa 20 progetti in costruzione, come testimonia la Rete Italiana Villaggi Ecologici (Rive), un’associazione che dal 1996 riunisce comunità, progetti e singole persone. Tutte diverse tra loro per orientamento filosofico ed organizzazione, ma tutte ispirate ad un modello di vita sostenibile dal punto di vista ecologico, spirituale, socioculturale ed economico.

Anche in provincia di Verona, sulle colline di Soave, ne è da poco stato fondato uno: è l’ecovillaggio Cascina Albaterra, nato dal sogno di Mattia Cacciatori, e dall’incontro dell’Associazione “Sulle Orme Onlus” - che da 15 anni si occupa di accoglienza per persone in difficoltà - con l’Azienda Vitivinicola Biologica Coffele, che ospita la nuova realtà. Un allevamento di ovini e caprini, con il cui latte viene ottenuto formaggio biologico artigianale, è la principale attività di Cascina Albaterra, ma sono portate avanti anche altre attività tra cui apicoltura e orto sinergico. Abbiamo chiesto a Mattia di raccontarci della sua esperienza e della decisione di lasciare tutto per fare questo “grande passo”.

 

Come ti è cresciuta la voglia di costruire da zero una comunità e un'attività legata alla terra e alla natura?
Tutto è nato dall’allineamento di pancia, testa e cuore, grazie a cui ho capito che nella natura ritrovo pace ed armonia, sono più forte, sano e vitale oltra a provare emozioni forti e vere. Tutto questo nel rispetto per ciò che ci circonda, per l’oggi e il domani di tutti noi.

Qual è per te il significato del concetto di ecovillaggio?
Significa innanzitutto un luogo dove ci si prende cura della terra, delle persone, degli animali, delle piante, di sé stessi, del prossimo. Un luogo nel quale non regna il principio del consumismo (prendo, consumo, getto). Che ha intrinsecamente dentro di sé, proprio perché villaggio e quindi spazio condiviso, il grande valore dell’accoglienza.

Come cambia il tuo modo di vivere potendo produrre con le tue mani del cibo?
Non abbiamo ancora raggiunto l’autosufficienza economica ma ogni nuovo giorno ci regala delle soddisfazioni impagabili. Ricordo ancora la prima volta in cui ho assaggiato il mio primo formaggio.
Le mani sporche di terra, il sudore nell’estate più calda, la schiena che ogni tanto fa male: non possiamo negare tutto questo e molte altre cose che potrebbero spaventare, ma si prova piacere anche per queste se il frutto del nostro lavoro lo possiamo assaporare dopo i raccolti e le lavorazioni. Tutto questo accompagnato da un minor consumo di denaro e ad un minor spreco di plastiche, materiali, imballaggi e di conseguenza, il raggiungimento di un minor inquinamento.

Tanti giovani come te stanno dimostrando negli ultimi tempi il desiderio di un ritorno alla terra: quale credi sia il motivo?
Per me la ragione sta nella nostra essenza di essere umani. Nati dalla terra, cresciamo nella terra e moriamo nella terra. Se guardiamo al secolo scorso, il ‘900, possiamo vedere un uomo che ha tentato di innalzarsi per divenire una sorta di Dio (macchine sempre più veloci, medicine chimiche per allungare la vita, viaggi spaziali, etc.). Ma molti si sono accorti, o si stanno accorgendo, che è venuto a mancare un equilibrio, che ci legava a tutto ciò che ci circonda e che ci faceva sentire parte di questa terra. Abbiamo raggiunto un punto in cui non possiamo più permetterci di giocare, inquinare, profanare, distruggere.

Che consiglio daresti a chi, nel suo piccolo, volesse dare un segnale di cambiamento alla propria vita?
Camminare, ascoltare, sporcarsi la mani. Imparare a vivere con poco. Apprendere ogni giorno qualcosa di nuovo. Studiare, leggere. Mangiare cose che si conoscono e condividere il proprio cibo sempre con qualcuno. Non pensare di potercela fare da soli. Vivere sempre la propria quotidianità facendo immergere nella propria vita anche gli altri, e viceversa.

Articolo scritto in collaborazione con VivereSostenibile Verona & Vicenza

 

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Ultima modifica il Martedì, 27 Febbraio 2018 13:14

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