Vinitaly 2015, le proposte di revisione al regolamento biologico

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È tempo di revisione del regolamento europeo sulla produzione dei vini biologici (Reg. UE 203/2012), a tre anni dalla sua approvazione. Se n'è parlato nel corso di un convegno che si tenuto a Verona lunedì 23 marzo durante la 49esima fiera internazionale Vinitaly. Ecco il nostro resoconto.

Lo scopo dell'incontro era di avviare un percorso di ampia consultazione tra tutti gli attori del comparto vitivinicolo italiano e di porre le basi per alleanze e sinergie con le organizzazioni di altri Paesi europei. Sono intervenuti Paolo Carnemolla, Presidente FederBio, Cristina Micheloni dell'AIAB, Giacomo Mocciaro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mauro Braidot dell'UPBIO, Marco Serventi dell'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biodinamica e Marcello Lunelli, consigliere UIV. Moderava la discussione Lorenzo Tosi, giornalista di Terra e Vita.

 

Il regolamento, che si inserisce nel quadro della più generale proposta di modifica del regolamento orizzontale sull'agricoltura biologica (Reg. CE 834/2007), è il risultato di un compromesso più politico che tecnico – ha sostenuto la Micheloni in apertura di discussione.

 

In molti, soprattutto produttori, hanno sollevato negli anni obiezioni su alcuni articoli presenti al suo interno. Per questo si è dato mandato all'EGTOP (un gruppo istituito nel 2009 dalla Commissione UE composto da esperti dell'Unione Europea per il biologico) di aprire la consultazione sulle pratiche in scadenza (quelle di osmosi inversa, delle resine a scambio ionico, dei trattamenti termici), di valutare nuove richieste (ad esempio l'utilizzo di resine cromatografiche o di solfito e bisolfito di ammonio, etc.), di rivalutare le sostanze e le prassi ammesse, anche con riguardo ai regolamenti n. 606/09, sulle pratiche enologiche e le sue restrizioni, e n. 1234/07, sulle disposizioni specifiche per alcuni prodotti agricoli, ormai entrambi modificati da normativa più recente. In programma c'è poi anche il riesame dei regolamenti n. 834/07 e 889/08, relativi alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici.

 

In questo momento, ha ribadito il Dott. Mocciaro, siamo in una situazione di stallo con riguardo alle proposte di revisione. L'Italia, finora, non ha avanzato pareri ufficiali, anche se gli esponenti di UPBIO, AIAB e UIV hanno idee chiare al riguardo.

 

Il regolamento, nonostante le criticità, ha fatto conquistare al vino biologico un buon livello di credibilità. Senza una certificazione, infatti, non si potrebbe garantire a chi acquista la qualità del prodotto, hanno evidenziato i relatori del convegno. Quindi il primo obiettivo, quello della creazione del vino bio, è stato raggiunto, a dispetto delle difficoltà dovute dalle diversità normative e geomorfologiche dei diversi paesi europei coinvolti.


Ora, secondo il parere di Braidot di UPBIO, è necessario un confronto costruttivo con tutti i produttori per cercare insieme trovare un giusto equilibrio nell'introduzione in normativa delle sostanze permesse e quelle da evitare.

 

Per Serventi di AIAB, prima di avviare una discussione sul regolamento è necessario partire dalle fondamenta, ricostruendo la categoria degli agricoltori. Oggi la qualità formale domina. Gli standard che disciplinano la produzione sono ottimi, ma la natura sta rispondendo alle continue sollecitazioni umane con cambi climatici, inquinamento, malattie, ecc. È necessario chiedersi dove si vuole arrivare con il biologico prima di intraprendere proposte di modifica, ha sottolineato Serventi.

 

Anche secondo Lunelli di UIV la discussione è aperta. L'auspicio è quello di dare la possibilità a tutti, con velocità diverse, di arrivare ad una viticoltura biologica. Quindi più condivisione di idee e di mezzi e reciprocità di obiettivi.

 

È chiaro a tutti, infatti, che il vino biologico certificato, e di conseguenza chi lo produce, veicola un grande messaggio al consumatore finale, il rispetto per l'ambiente ed un'attenzione in più per la salute di chi lo beve. Questo concetto deve essere la base di ogni possibile discussione di rettifica del testo normativo europeo che voglia essere costruttiva.

 

 

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