Insetti nel biologico, da nemici ad alleati

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La chimica è veramente il futuro dell'agricoltura? Se l'è chiesto Claudio Oliboni, perito agrario che collabora con la Cantina Sociale di Negrar, nella serata dedicata a “Funghi ed insetti utili e dannosi. Modelli di difesa fitosanitaria a confronto” organizzata da Terra Viva a Cavaion V.se. Ecco nel dettaglio le pratiche naturali che ha descritto.

Anticamente l'agricoltura – ha introdotto il perito - si basava su pochi capisaldi: osservazione, conoscenza e rispetto dei ritmi e delle regole della natura. Le parole d'ordine erano sopravvivenza e crescita, oggi invece sono reddito e ottimizzazione dei tempi di lavoro.

 

La semplificazione delle pratiche agricole nell'agricoltura moderna, a causa dei prodotti di sintesi sempre più specializzati, ha come conseguenza la creazione di un ambiente di proliferazione ideale per i parassiti (peronospora e botriti) con pochi organismi utili. L'impiego di fertilizzanti sulla pianta e non per la fertilità del suolo, l'irrigazione con obiettivi produttivi e non solo con scopo di soccorso, le cimature ripetute, il compattamento del suolo, la monocoltura, sono tutte cause della perdita della fertilità del suolo e dell'impoverimento della biodiversità. Senza un'attenta e ripetuta difesa chimica, salvaguardare la produzione di uva, e di conseguenza di vino, col modello appena descritto è molto difficile.

 

Molti sono gli insetti che possono causare patologie della vite in un vigneto così trattato: Tignole, tignolette (lepidotteri), cocciniglie, pulvinaria, planococcus ficus (che entrano nell'acino), acari (ragnetto rosso e giallo), tripidi (tisanotteri), nottue e minatori vari del legno, holocacista (lepidottero minatore, praticamente sconosciuto fino a dieci anni fa, si trova spesso nei vigneti), cicaline, scafoideus, efestia, oidio (introdottosi in Europa a partire dal 1845), peronospera, escoriosi (diffusasi a partire dagli anni '80 nel veronese a causa dell'uso intensivo di ditiocarbammati e ftalimidici, gli stessi prodotti usati oggi per combatterla).

 

Nella lotta contro queste malattie la moderna chimica offre molte soluzioni. A volte però, ha continuato l'esperto, questi non sono sufficienti a proteggere il vigneto dai pericoli, come è successo nel 2014, quando sono state colpite molte coltivazioni nonostante l'utilizzo intensivo di pesticidi.

 

L'agricoltura biologica non guarda alla "lotta", ma ricerca invece degli "alleati", ovvero insetti e batteri utili, funghi antagonisti e corroboranti. Le azioni che compie il biologico, ha descritto il perito, sono rivolte alla formazione, al favorire la biodiversità nell'ambiente di produzione e quindi la vita e la vitalità del suolo, all'utilizzo di microrganismi utili al contenimento delle specie fitofaghe e all'impiego di prodotti naturali.

 

vigneto-agricoltura biologica-veronaLe coccinelle (attivissime predatrici) e i sirfidi (ditteri simili alle api, gli adulti surgono il nettare dai fiori, i piccoli sono carnivori e mangiano molti insetti) non possono nascere e svilupparsi se manca una fioritura da biodiversità. La crisope (neurotteri) è un altro alleato, predatore di tignoletta. È necessario creare un ambiente adatto per il ripopolamento degli insetti, non introdurli dall'esterno. Infatti se le specie introdotte non sono autoctone, possono creare danni: alcune coccinelle asiatiche, ad esempio, sono molto voraci e possono nutrirsi anche degli altri insetti "amici".

 

La colza è una pianta che andrebbe coltivata in abbondanza tra i filari, in quanto attira gli insetti utili e nello stesso tempo le radici trasmettono delle sostanze tossiche efficaci nello sconfiggere le virosi (ad esempio il virus dell'arricciamento, provocato da alcuni nepovirus trasmessi in natura dai nematodi Xiphinema index e Xiphinema diversicaudatum, che vivono nel terreno nutrendosi dalle radici delle viti).

 

Anche i batteri possono dare una mano alla difesa. Questi microrganismi possono resistere in condizioni ambientali estreme, le specie dannose sono poche rispetto a quelle utili, esistono batteri che vivono a spese di parassiti, sono dei decompositori naturali, produttori di sostanza organica e degli azoto fissatori.

 

Tra i batteri utili troviamo il bacillus thurigiensis (utile per sconfiggere la tignoletta, il suo limite è quello che vive esclusivamente nel terreno, se spruzzato sulle foglie e sul grappolo, sopravvive solamente 2 – 3 giorni), il bacillus subtilis (fungicida e battericida, può essere adottato per sconfiggere la botrite e il marciume acido, stimolando le difese naturali della pianta, blocca la germinazione delle spore), il bacillus amyloliquefaciens (anch'esso un battericida e fungicida, vive nel terreno e cresce con le radici delle piante).


Tra i funghi antagonisti si trovano il tricoderma, che si divide in tricoderma asperellum e tricoderma gamsii (colonizzano il terreno e le radici, togliendo spazio e nutrimento ai patogeni, attaccandone le pareti cellulari), l'ampelomyces quisqualis (utile contro l'oidio, ha una funzione preventiva, sviluppandosi già all'interno delle ife dell'oidio).

 

La chimica, ha continuato Oliboni, è venuta in aiuto con il metodo della confusione sessuale, che ha un certo costo rispetto alle altre metodiche naturali, ma ha il grande vantaggio che si è dimostrata efficacissima nella lotta contro la tignoletta. In alcune aree del Valpolicella, la popolazione del lepidottero tortricide è diminuita molto.

 

I prodotti ammessi in agricoltura biologica sono solamente due, le piretrine naturali (insetticidi naturali prodotti da alcune specie di crisantemi) e lo spinosad (un insetticida naturale, miscela di due metaboliti ottenuti durante il processo di fermentazione innescato da un batterio naturalmente presente in alcuni terreni, la Saccharopolyspora spinosa).

 

Oliboni ha parlato infine dei corroboranti, sostanze che non sono classificate come pesticidi, ma che aiutano la difesa. Sono ad esempio, il propoli, il bicarbonato, la calce viva, il sapone di marsiglia, la polvere di roccia, il caolino (un'argilla bianca che crea una barriera protettiva sul frutto), le alghe brune (induttori di resistenza), la silice. I preparati di rame (sali, idrossido, ossicloruro) o zolfo, possono essere utilizzati, ma è opportuno leggere sempre bene le etichette.

 

In conclusione Claudio Oliboni ha dato una ricetta veloce per proteggere sé stessi e il vigneto, a prescindere se un agricoltore vuol riconvertirsi o meno al biologico: favorire la maggior biodiversità possibile, praticare la prevenzione (sovescio, aumento di s.o., preparazione del suolo, etc.), e soprattutto formarsi, osservare e monitorare la piantagione con cura e costanza. Non bisogna mai perdere la consapevolezza del fatto che il futuro della terra è anche nelle nostre mani, ha concluso Oliboni.

 

Lunedì 16 marzo si terrà l'ultimo di questo ciclo di incontri gratuito sulla viticoltura biologica
organizzato dall'associazione Terra Viva,
il tema sarà "Prospettive del mercato enoturistico del vino biologico"
(tutti i dettagli a questo link).

 

 

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Ultima modifica il Venerdì, 13 Marzo 2015 13:18

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