Verona: poca attenzione al bio, meglio Berlino

By Febbraio 11, 2016 1557 No comment
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Convertire tutta la propria produzione di kiwi veronese a coltivazione biologica. È questo l'obiettivo a breve termine che si è posto l'azienda Tre Castelli di Bussolengo, che ha recentemente partecipato alla fiera Fruit Logistica di Berlino, il principale riferimento internazionale dedicato al settore ortofrutticolo.

Il passaggio graduale ma costante verso il bio è iniziato nei primi anni Duemila. Oggi il 70% dei volumi coltivati è biologico, mentre il restante 30% è in conversione. Entro alcuni anni tutta la frutta prodotta e commercializzata sarà bio.


La ditta, la cui attività è partita negli anni Novanta con la produzione di pesche e mele per poi dedicarsi esclusivamente al kiwi, ha a dimora quasi 30 ettari tra impianti "storici" e nuovi innesti, per una produzione con volumi limitati – circa 5-6 mila quintali – ma che punta sull'alta qualità e salubrità.


Kiwi-biologico-verona-fuit logistica-berlinoLa partecipazione all'ultima edizione di Fruit Logistica, conclusasi la scorsa settimana a Berlino, nello spazio allestito da Veronamercato, rappresenta una vetrina fondamentale per l'azienda agricola. Infatti l'80% della produzione biologica è rivolta all'estero, in particolare alle catene della grande distribuzione nordeuropea: dalla Germania alla Francia, "il Paese più sensibile riguardo alle produzioni biologiche", sottolinea Roberto Righetti, titolare dell'impresa di Bussolengo.


Il motivo? "Fuori dai confini nazionali e in particolar modo nel Nord Europa – fa notare Righetti - l'attenzione al biologico rimane elevata. Da noi invece non c'è ancora grande attenzione, a partire proprio da Verona. Ma serve insistere. Noi crediamo nel bio. È la strada giusta da seguire".


Il titolare della Tre Castelli è convinto che "serve aumentare l'educazione del consumatore verso le produzioni biologiche. Anche le catene distributive iniziano ad essere più attente con angoli dedicati al settore. Ma nel comparto ortofrutticolo c'è ancora molta strada da fare".


Se nel convenzionale ormai è un vero far west (di prezzi, ma anche di trattamenti, tra ormoni di crescita e raccolte anticipate di kiwi), la saggia conclusione di Roberto Righetti è che "serve fare un passo indietro e tornare a pensare al gusto e alla bontà dei frutti e alla salute della terra che coltiviamo".

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 11 Febbraio 2016 13:18

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