Xylella, serve ripristinare agricoltura sostenibile

By Luglio 05, 2015 5729 No comment
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Imperversa il dibattito sulla piaga degli olivi secolari in Puglia: nonostante posizioni controverse sulle soluzioni immediate, i tecnici condividono l'idea che eliminare l'abuso di pesticidi e puntare su agricoltura biologica sia l'unica possibilità per evitare in futuro altre epidemie simili nel mondo agricolo.

Sul sito Usirdbricerca.info, il professor Pietro Perrino, già direttore Igv-Cnr (l'Istituto di Genetica Vegetale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), elenca 29 motivi per dire no all'abbattimento delle piante di olivo in Puglia (vedi link: http://bit.ly/1CdDUQN ), spiegando che "il problema della patologia denominata 'Complesso del Disseccamento Rapido dell'Olivo' (CoDiRO) non deve essere risolto con l'abbattimento delle piante, ma con il ripristino di un'agricoltura sostenibile e/o a basso impatto ambientale".


Tra i motivi che vengono elencati, il fatto che, "ad oggi, nessuno ha ancora dimostrato in modo inequivocabile che la causa della patologia sia il batterio Xylella". Esso infatti sarebbe stato rinvenuto solo nella provincia di Lecce, mentre in altre aree geografiche (come Cerignola, Foggia, Canosa di Puglia e Andria)la patologia appare associata a numerose specie di funghi. "Il batterio quindi potrebbe non essere, per lo meno da solo, il patogeno responsabile del CoDiRO".


Il professore inoltre sottolinea come molte ricerche ignorano il fatto che "la virulenza dei patogeni è la conseguenza, e non la causa, della malattia delle piante d'olivo, diventate vulnerabili a causa della perdita di biodiversità provocata causata da un'agricoltura industriale".


"Si possono suggerire maggiori controlli sulle importazioni di germoplasma (materiali di propagazione) – aggiunge il professore - potenzialmente ospiti di Xylella, ma non si può consigliare l'estirpazione delle piante d'olivo, infette e non infette, per bloccare la diffusione della Xylella, la cui patogenicità, come detto, è ancora molto discutibile e richiede una valutazione del rischio reale".


"Pare che sia piuttosto raro trovare esempi di oliveti – fa notare il professore – condotti con modelli di agricoltura biologica, affetti da CoDiRO. Le buone pratiche agronomiche, un'agricoltura a basso impatto ambientale senza l'uso di insetticidi, erbicidi e fitofarmaci, la sostituzione delle arature con la semplice falciatura e trinciatura delle erbe spontanee, al momento opportuno, la consociazione con leguminose da sovescio e con brassicacee, sono sufficienti a restituire ai terreni la fertilità che hanno perso con un'agricoltura insostenibile e/o ad alto impatto ambientale e, quindi, alle piante d'olivo ammalate il giusto vigore per tenere a bada i patogeni, opportunisti, ritenuti responsabili del CoDiRO".


"Tra le principali cause della vulnerabilità delle piante d'olivo al CoDiRO – neanche a dirlo – c'è sicuramente l'abuso decennale di erbicidi, soprattutto glifosato o Roundup Ready. Si tratta di molecole che oltre a distruggere la microflora del terreno, rendono indisponibili i microelementi e impediscono il normale svolgimento del metabolismo delle piante, che pertanto diventano vulnerabili ai patogeni".


Come se non bastasse, l'estirpazione delle piante d'olivo, affette e non, dalle aree focolaio, comporta attività non conservative della biodiversità degli agroecosistemi degli oliveti salentini. Ciò significa che l'attuazione del Piano farebbe aumentare le probabilità di diffusione delle malattie, incluso il CoDiRO. Infatti, gli studi sulla biodiversità degli ecosistemi mostrano che riducendo la biodiversità si aumenta la diffusione dei patogeni e delle relative malattie.


Nonostante i pareri degli esperti dell'EFSA (espressi su richiesta della Commissione Europea), "le autorità locali si ostinano a voler praticare l'estirpazione di numerose piante d'olivo malate e sane nelle aree focolaio e ad imporre l'uso massiccio di fitofarmaci non ammessi in agricoltura biologica".


"L'uso di erbicidi per eliminare piante selvatiche ospiti della Xylella può avere impatti, sulla salute e gli ecosistemi, maggiori del danno prodotto dalla malattia".


"In conclusione, è la struttura sociale, costruita dall'uomo, la prima vera causa della patologia del CoDiRo".

 

In allegato il Megafono Verde di luglio

 

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Ultima modifica il Domenica, 05 Luglio 2015 16:35

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