Terra e contadini, Italia debole a confronto di Francia e Portogallo

By Febbraio 11, 2015 5054 No comment
|| || ||

Per difendere agricoltura e ambiente la via delineata da Francia e Portogallo non prevede l'intermediazione dei politici professionisti. Facciamo un piccolo resoconto sul convegno, molto interessante e partecipato, "Terra e contadini per una società in transizione" che si è tenbuto sabato 31 gennaio presso l'Università di Verona, in concomitanza con l'assemblea nazionale ARI-Associazione Rurale Italiana.

di Michele Bottari

 

L'idea era quella di confrontare i processi di trasformazione della società e dell'agricoltura, il loro impatto sui territori e sulla biodiversità. Il confronto riguardava Italia, Francia e Portogallo, attraverso le testimonianze degli ospiti internazionali.


La sensazione che ne abbiamo ricavato è che il processo di globalizzazione sta colpendo duramente ovunque, e non solo da noi. Il sistema capitalistico, pur in grande difficoltà, opera dappertutto distruggendo il tessuto sociale rappresentato dall'agricoltura contadina, quella delle piccole aziende, e con esso i presidi che arginano la devastazione del territorio.


Ma in Francia e Portogallo, a differenza che da noi, le organizzazioni sindacali hanno più voce in capitolo, e questo principalmente a causa dell'organizzazione di queste associazioni, formate esclusivamente da contadini, il cui punto di vista è, appunto, quello dei contadini.


Il saluto introduttivo è stato della prof. De Cordova, che ha sottolineato gli aspetti sociali della resistenza contadina, una resistenza nonviolenta contro un sistema sociale chiaramente violento. Il ritorno alla terra, tanto auspicato dalle associazioni e anche dai nostri politici, appare come una riappropriazione di senso nei confronti di un lavoro altrove sempre più alienato.


Le ha fatto eco Fabrizio Garbarino, presidente ARI e allevatore di capre, che ha ripreso la parola-chiave nonviolenza, e vi ha aggiunto cittadinanza, sovranità, e, a sorpresa, anima.


Josè Miguel, in rappresentanza di CNA Portogallo, un'associazione di piccoli agricoltori di notevole peso, ha aperto gli interventi internazionali. Membro tra l'altro del Coordinamento europeo di Via Campesina, Josè è un amante dei numeri e ha presentato una desolante situazione di neo-latifondismo lusitano.


Judith Carmona, in rappresentanza di Confédération Paysanne, altro sindacato di micro-aziende dal numero sterminato di iscritti, ha proseguito sulla stessa falsariga, denunciando, così come Josè Miguel, una politica agricola europea spalmata sugli interessi delle grandi aziende.


Ma la Confé (così chiamano il proprio battagliero sindacato) è assidua e presente in ogni tavolo in cui si discuta di agricoltura, nazionale ed europeo. Per questo hanno ottenuto conquiste (qui) impossibili.


Il carico da undici punti Judith l'ha sganciato quando ha parlato dell'organizzazione del proprio sindacato: non ci sono funzionari, ma solo contadini. Non percepiscono compensi, ma durante l'assenza del delegato, impegnato per conto del sindacato, un collega si impegna a badare alla sua azienda come fosse propria. Niente denaro ma solidarietà nei fatti. In Italia, dove i sindacati di categoria sono essenzialmente una distribuzione di privilegi baronali, una snellezza di struttura e un'efficacia come quelle della Confé sono pura utopia.


Nella seconda parte sono intervenuti Andrea Taioli che ha portato la sua esperienza di giovane agricoltore di ritorno, Claudio Zanelli di A.Ve.Pro.Bi, che ha portato il punto di vista dei produttori biologici, Vittorio Betteloni di Terra Viva, che si è detto al contempo orgoglioso dei primi passi di autogestione delle associazioni contadine in Valpolicella e vergognoso di quanto in realtà siamo indietro nei confronti di Francia, Portogallo e Sud America.


Marco Pettenella, di "Rivolta il Debito", ha spiegato cosa si sta muovendo a Verona in termini di collaborazione underground tra micro agricoltori e consumatori-sostenitori. Ha chiuso il giro Mario Spezia di Veramente.org ricordando il preoccupante fenomeno del land-grabbing vitivinicolo delle nostre terre, prima di dare la parola ad Antonio Onorati per le conclusioni.


Finale thrilling, con discussione fuori tempo massimo tra Onorati e Zanelli (A.Ve.Pro.Bi.): il primo ha sostenuto l'irrilevanza delle limitazioni allo scambio delle sementi tra contadini, il secondo invece ha sottolineato la capitale importanza di queste norme ingiustamente restrittive, soprattutto per l'agricoltura biologica.


Fonte: www.veramente.org

 

A questo link è possibile rivedere il video dell'intero convegno.

Per il programma completo della giornata vedi articolo correlato.

 

 

 

Vota questo articolo
(0 Voti)
Ultima modifica il Mercoledì, 11 Febbraio 2015 12:20

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Segnalazioni

Hai un evento, una buona pratica o una situazione critica da segnalare?

Scrivici a redazione@veronagreen.it

Ti ricontatteremo al più presto per pubblicare un articolo.