Pesticidi e salute, un binomio impossibile

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Il dottor Giovanni Beghini, medico aderente a ISDE (Medici per l'Ambiente), ha aperto giovedì 03 aprile la rassegna "Alimentazione ed Eco-sostenibilità" a Cavaion Veronese, parlando degli effetti che i fitofarmci hanno sulla salute di ognuno di noi.

Beghini è anche membro attivo dell'associazione Terra Viva (associazione che diffonde la conoscenza e la pratica dell'agricoltura sostenibile) ed ha accettato volentieri l'invito dall'associazione culturale LiberaMente, che ha organizzato la serata.

 

Partendo dal principio che l'informazione non deve portare al terrorismo ma alla conoscenza, il medico ha illustrato alcune delle principali sostanze tossiche utilizzate in agricoltura, mettendone in luce l'elevata pericolosità e dannosità sull'uomo, con dati provenienti da ricerche svolte da istituti europei e statunitensi.

 

Le famiglie di pesticidi sono essenzialmente tre: funghicidi, insetticidi e diserbanti. I principi attivi di cui si servono i coltivatori, compresi in queste categorie, sono: il MANCOZEB, il CLORPIRIFOS (CPF), l' ATRAZINA, il GLIFOSATE, il ROUNDUP.

 

Numerose ricerche dimostrano come l'uso di queste sostanze coincida, nelle zone in cui viene utilizzato, con l'aumento di malattie di vario tipo, soprattutto cancerogene, tra chi è esposto sia direttamente che indirettamente.

 

L'Istituto Tumori di Bologna ha dimostrato, nel 2006, che l'utilizzo del Mancozeb provocherebbe un aumento dei tumori mammari, al pancreas, alla tiroide, al fegato, alle ossa, all'apparato linfatico. Anche la neurotossicità del prodotto sembra essere molto forte, malattie come Sla, Alzheimer, Parkinson sono più frequenti tra i lavoratori esposti. La via di assorbimento principale è quella cutanea, sarebbero più esposte le persone che si occupano dell'esfogliatura della vite, piuttosto di chi si occupa del trattamento sulla pianta, che sono più propense a sviluppare melanomi, degenerazioni della retina ed endometriosi. Nella Piana Rotaliana (zona tra Trento e Bolzano), questo principio attivo è stato eliminato, preferendogli il metodo tradizionale del rame. Un grande problema è rappresentato dalla deriva di questa sostanza, che viene facilmente trasportato dal vento. In questi giorni nei nostri campi se ne inizierà l'uso.

 

L'utilizzo del Clorpirifos (CPF) invece, provocherebbero comunemente lesioni oculari, secchezza della pelle ed eruzioni cutanee, portando anche a danni al sistema nervoso e riproduttivo. In alternativa all'uso del CPF, utilizzato principalmente per combattere la tignola (piccolo insetto le cui larve si attaccano alle piante, causando gravi danni) si possono utilizzare i feromoni; per fertilizzare, possono essere utilizzate le foglie in decomposizione.

L'Atrazina è un famoso diserbante ritirato dal commercio in Italia da venti anni, ma ancora presente in percentuale nell'acqua. Il Glofosate invece viene utilizzato in agricoltura (solo nella provincia di Verona, ne vengono utilizzati ogni anno 100.000 litri) ma è una delle sostanze più dannose per l'humus, per i piccoli animali presenti nel terreno e per i batteri. Viene dato anche sui corsi d'acqua, nonostante non sia necessario. Nonostante si ponga come una minaccia mortale alla biodiversità, viene pubblicizzato come del tutto innocuo.

 

Com'è la situazione del nostro paese?
L'Italia è la nazione europea che utilizza più pesticidi e proprio il Veneto possiede il primato della regione italiana con maggior concentrazione di utilizzo di sostanze tossiche in agricoltura, ha sottolineato Beghini.
Verona è prima in classifica tra le città: il 44% dei pesticidi utilizzati in Veneto (tra cui anche i più tossici), sono usati proprio nelle nostre campagne. Studi hanno dimostrato che, nelle aree veronesi in cui si utilizzano maggiormente queste sostanze, c'è un incremento di tumori alla prostata, all'utero e al pancreas.
È necessario far capire agli addetti ai lavori il concetto che usare il diserbante non è una soluzione agronomicamente intelligente: infatti, con il passare degli anni, questo "brucia" i campi e crea un terreno desertificato, che non trattiene acqua e humus, è più esposto a siccità e quindi diventa incoltivabile.

 

Come difendersi?
I danni di queste sostanze possono essere trasmessi fino alle tre generazioni successive a quella colpita, ma un modo per evitare o limitare il rischio c'è. Le persone hanno il potere di informarsi e di sensibilizzarsi tramite riviste specializzate, siti internet, letteratura di settore ed incontri sul tema. Anche fare la spesa con coscienza, incentivando una filiera più vicina al biologico, è una buona pratica. In sostanza è necessario essere protagonisti, non subire passivamente.


"Si dice che l'agricoltura biologica sia il futuro – ha concluso Begjhini - in realtà deve assolutamente essere il presente se si vuole che ci sia un futuro".

 

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Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 14:23

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