Giovedì, 28 Gennaio 2016 10:11

Bilancio del Bene Comune, una risorsa sempre più concreta

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Da percorsi divulgativi e informativi alla nascita di un nuovo gruppo di consulenza anche in Veneto e a Verona in particolare. "L'anno appena trascorso è stato particolarmente importante per il progetto Economia del Bene Comune, grazie a cui la sostenibilità è al tempo stesso necessità e opportunità d'impresa", ci racconta il neo-consulente Francesco Badalini.

Il nuovo anno porta con sé una novità importante per Verona: la possibilità di redigere il Bilancio dell'Economia del Bene Comune anche per le regioni del NordItalia e per parte del centro Italia.


"Il percorso di formazione compiuto nel 2015 ha portato all'ampliamento del gruppo di lavoro, cui si può ancora aderire, per mettere in campo nuovi consulenti in grado di assistere le aziende e le amministrazioni in questo innovativo percorso di miglioramento sociale", ci spiega Francesco Badalini, esperto in agricoltura ed anche responsabile nazionale agricoltura-alimentazione del Movimento per la Decrescita Felice nazionale.


"Ci siamo ritrovati tra le figure più diverse – prosegue Badalini – commercianti bio, contadini, esperti di agricoltura, gruppi di acquisto solidale, economisti e sindacalisti, commercialisti e liberi professionisti, professori ed esperti di comunicazione – ognuno con le sue motivazioni per imparare a compilare e seguire il nuovo Bilancio del Bene Comune".


COS'E'

Visto il periodo di profonda crisi che stiamo vivendo, definita dalla maggior parte degli esperti come strutturale (non solo economico-finanziaria ma anche ecologica, sociale, energetica, di valori) – l'Economia del Bene Comune si prefigge di offrire un cambio di paradigma, che possa non solo mettere in discussione gli attuali modelli di management aziendali, ma che stimoli la nascita di nuovi modelli.


Economia-Verona-Bene ComuneMovimento economico nato in Austria nel 2010 dall'intuizione dell'economista Christian Felber, "si tratta di uno strumento pratico ed efficace – sottolinea Badalini - nato dalla collaborazione con alcune imprese pioniere motivate e sensibili. Esso rappresenta il risultato di un intenso scambio fra cittadini, imprenditori, amministrazioni e popolazione, che ha goduto da subito di grande successo e rapida diffusione (con già oltre 1600 aziende aderenti nel mondo) perché direttamente collegato ad esigenze e problematicità pratiche".


Con l'Economia del Bene Comune la sostenibilità diventa allo stesso tempo necessità e opportunità d'impresa. "L'attuale società concorrenziale deve trasformarsi in una società di cooperazione e di responsabilità, come sottolineava il ricercatore Gerald Hüther - fa notare il neo-consulente veronese - E anche in Italia molti imprenditori hanno capito che è necessario affrontare le difficoltà del momento in modo totalmente nuovo, con un diverso modello di business che metta al centro sostenibilità ed etica. Il bilancio "del bene comune", infatti, misura quanto l'azienda contribuisce al bene della società, dell'ambiente, degli esseri umani in generale".


Il lavoro in Italia è partito dalla regione maggiormente vicina culturalmente ai paesi sassoni e di lingua tedesca: l'Alto Adige, dove sono già oltre 100 le aziende che hanno stilato il bilancio del bene comune. il Consiglio Provinciale dell'Alto Adige ha addirittura approvato, il 18 dicembre 2014, un disegno di legge che promuove l'economia del bene comune, e di conseguenza sostiene le imprese, organizzazioni, cooperative e comuni che attuano il bilancio del bene comune.


COME FUNZIONA

In pratica, spiega Badalini, "il bilancio del bene comune permette di individuare il nuovo raggio d'azione della azienda, aiutando all'identificazione di tutti i gruppi di contatto (fornitori, finanziatori, clienti, membri del team, etc.), in una visione sistemica e non meccanicistica. Tutto ciò nell'ottica della sostenibilità ambientale, la giustizia sociale, la partecipazione e trasparenza, la solidarietà e la dignità umana".


"L'attività viene valutata con l'ausilio di tabelle e un manuale ricco composto non solo dalle idee degli imprenditori pionieri, ma anche e sopratutto dalle numerose buone pratiche già in atto. La scala di valutazione, generata da esigenze di risoluzione di aspetti pratici e quotidiani, si rivela così molto stimolante e utile".


Oltre alle imprese tradizionali, ci sono molti altri gruppi che possono operare nell'economia del bene comune, come le pubbliche amministrazioni e le famiglie. Per questi gruppi e le loro specifiche esigenze sono stati effettuati degli adattamenti ad hoc.


Il progetto è stato presentato al parlamento italiano nell'estate del 2014, con una relazione del presidente italiano Günther Reifer nell'ambito del seminario "Decrescita e lavoro", mentre in settembre 2015 ha ottenuto voto positivo da parte del Comitato economico e sociale europeo (CESE). A dicembre scorso è stato anche oggetto di discussione pubblica in Parlamento europeo, come nuovo modello economico sostenibile per la coesione sociale.


Passaggi che fanno ben sperare sul crescente interesse, anche a livello politico, riguardo a questo innovativo modello economico etico che ambisce a creare un cambiamento concreto nella nostra società.

 

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